Poiché la Lazio è una squadra pazza, in grado tanto di battere squadre assai più blasonate di lei come Juventus (1-0, nel girone di andata) o Milan (1-0, agli ottavi di finale di Coppa Italia) quanto di perdere in maniera misera contro squadre persino al di sotto del suo livello (2-0 in casa del Torino, due giornate fa), Lazio v Milan di domenica sera è un posticipo da seguire con estrema attenzione.
L’abbiamo voluta paragonare alla sfida nel crogiolo, che per chi cascasse dalle nubi è l’incavo – di vari materiali composto – nel quale, raggiunte certe caldissime temperature, l’oro viene “testato” o “sciolto”, a seconda della sua qualità. Si chiama «prova del crogiolo», quella dell’oro la cui veridicità viene appunto filtrata dal ribollente calore del fuoco nel quale viene lanciato, per capirne il valore. Persino il profeta Isaia (48:10), nell’Antico Testamento, aveva usato la metafora del crogiuolo per spiegare la prova del giusto (per fede) dinnanzi all’afflizione. Perché tutto questo misticismo per una partita di calcio, chiederete voi?
Innanzitutto per quella legge di sacchiana memoria – a proposito di Milan – secondo cui «il calcio è la cosa più importante tra le meno importanti», poi però soprattutto per l’ambiente che accoglierà le due squadre in campo sul terreno dell’Olimpico. Una partita, diciamocelo francamente, quasi inutile per la Lazio e i laziali – abituati al limbo della metà classifica ormai dal girone d’andata –, fino a martedì, quando il Tifo Organizzato biancoceleste ha chiamato a raccolta i tifosi chiedendo un «ultimo atto d’amore» alla squadra, prima di salutarla – per le partite casalinghe – fino alla fine del campionato, ad eccezione delle partite in trasferta (tradotto, vista l’impossibilità per i laziali di andare in trasferta su divieto del governo: nel derby di ritorno, Roma v Lazio, e nell’eventualissima finale di Coppa Italia, che tra l’altro non è detto si giocherà all’Olimpico).
I tifosi milanisti, molti dei quali residenti a Roma – dove sono presenti due gruppi del tifo organizzato molto importanti delle due squadre di Milano: del Milan come dell’Inter –, hanno già acquistato diversi biglietti in Tribuna Tevere e in altri settori “laziali”, dunque la situazione a livello d’ordine pubblico andrà seguita da vicino. Questo, a prescindere da eventuali e ci auguriamo inesistenti disordini sugli spalti, fa però capire che tipo di clima ci sarà domenica sera. Certo, il Milan ha diversi giocatori abituati a certi palcoscenici, su tutti quel Luka Modric che ha pure vissuto, magari indirettamente, la guerra da bambino.
Uno come lui, come già era per Boksic – croato nella leggenda della storia laziale –, non può sentire la pressione. Ma cosa dire degli altri, molti dei quali giovani calciatori (vedi Bartesaghi), in uno Stadio così pieno di rabbia e d’amore? Ricordiamo che i tifosi della Lazio – no: i 2,000 di Lazio v Sassuolo non possono rientrare nel computo – non entrano all’Olimpico da Lazio v Como (0-3) di gennaio. Sono tre mesi che i laziali hanno scelto la via del dolore e della privazione pur di riguadagnare la Lazialità. Non sappiamo se servirà alla liberazione dalla presidenza Lotito, ma senz’altro questo sarà il fattore decisivo della sfida tra Lazio e Milan. Più di qualsiasi discorso tecnico o tattico: sono gli uomini a fare i calciatori, domenica senza dubbio.


