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Luciano Spalletti vuole che i suoi la giochino in maniera spensierata, perché sa benissimo che è l’unico modo poi per “organizzare la rimonta”, così come ha raccontato l’allenatore subito dopo il capitombolo di Istanbul. Ecco, da lì si dovrà ripartire, oltre che dal 5-2 del Rams Park. Senza se, senza ma. Con la forza, a ogni modo, di non deludere i tifosi, già reduci da tre sconfitte consecutive, per di più brucianti come poche altre. Del resto, è partito tutto nel calderone di Inter-Juve: ha fatto crollare troppe certezze. Il Gala ha costruito la torta. Ciliegina del Como.

Ma la Juve non ha alternative al quarto posto. O meglio: le avrebbe pure, ma è un piano che al momento alla Continassa non stanno contemplando, anche per evitare di andare a impelagarsi negli scenari peggiori. La Roma continua a vincere e ormai è terza, a quattro punti. E dopo il ritorno contro i turchi, si va proprio all’Olimpico.

Chi gioca e chi no

Per questo, anche le scelte di formazione possono essere decisamente differenti rispetto a quanto previsto. Spalletti ne ha un paio acciaccati, ma sono i più forti della squadra: Yildiz è uscito dalla gara col Como con una borsa del ghiaccio sul polpaccio, mentre Bremer deve recuperare da un affaticamento muscolare, complice una gestione non esattamente lineare delle sue forze. Dunque, chi può andare in campo? Occhio pure al cambio della porta: Perin può prendere il posto di Di Gregorio, al momento in un vortice di sconforto. In difesa Gatti con Kelly, Kalulu e Kostic sugli esterni (Cabal e Cambiaso non ci saranno), mentre oltre a Locatelli e Thuram in mezzo, Conceiçao con Boga a supporto delle punte, McKennie alle spalle di David.

Per il Gala, invece, il massimo del rispetto per la sfida. Osimhen si trascina un problemino al ginocchio e infatti ha saltato l’ultima di campionato. Però probabilmente è stato uno stop precauzionale. Davanti a Cakir, nel 4-2-3-1 turco, Sallai e Jakobs sugli esterni, Sanchez e Bardacki in mezzo; Sara e Torreira in mezzo con Yilmaz e Lang sugli esterni offensivi, Akgun alle spalle di Osi.

La rimonta si può fare?

La Juve ha una storia di rimonte in Europa: anche solo gettare lo sguardo al passato, può essere sicuramente d’aiuto. Però… Però è dura. Durissima. I bianconeri al momento sono in una spirale negativa che si aggiunge alla pressione di dover dimostrare. Spalletti ha utilizzato tutta la carota a disposizione, molto meno bastone di quel che potesse servire. E da qui ha deciso di ricominciare.

Di sciuro, il Galatasaray non è il Real Madrid di Ronaldo: è la risposta che serve a chi ripete che certo, questa Juve non è quella del primo Allegri, nemmeno quella di Cristiano contro l’Atletico Madrid, non ha lo stesso spessore e nemmeno gli stessi talenti. Ma la qualità per tentare, quantomeno, c’è. Eccome.

Tutto sulle spalle di McKennie

Certo, rispetto a quanto visto pure nelle ultime partite, tra avere e non avere Yildiz c’è una differenza abissale. E Yildiz è mancato pure quando è stato in campo, complice un calo di condizione decisamente preoccupante. Come se la pressione sulla firma per il rinnovo si fosse sciolta, senza dargli un boost. Naturalmente, fandonie. Kenan è in un momento difficile come tutta la squadra, e nemmeno le sue super giocate stanno aiutando a uscire dalle sabbie mobili.

Se non dovesse averlo a disposizione – tra Gala e Roma, suvvia, la partita fondamentale è quella della Capitale -, lo sostituirà Boga. Un giocatore che ha dimostrato di poter stare in questa Juventus. E che meriterebbe effettivamente più spazio, se non avesse davanti un talento generazionale. Per tutto il resto? Tocca a McKennie.

Dove si giocherà la partita

La partita si giocherà esattamente lì, nei guizzi sulla trequarti, nelle capacità di inserirsi e di trovare spazi per i bianconeri. McKennie, perciò, fondamentale. Ma David, appena venti minuti con il Como, sarà altrettanto decisivo. Il canadese è pronto a caricarsi l’attacco sulle spalle, però pure i gol iniziano a farsi sempre meno presenti. E Vlahovic non è così lontano dal rientro in campo.

Comunque, se la Juve dovesse metterla subito in discesa, anche il fattore entusiasmo – come quello della paura – può diventare assolutamente determinante. Tutto si giocherà sul filo delle emozioni e dei minuti: più che una partita di calcio, sembrerà una sfida a scacchi.