Nella settimana in cui l’Italia di Gattuso si gioca la prima, fondamentale, sfida dei playoff verso i Mondiali 2026, proviamo a ripercorrere la storia dei fallimenti azzurri in chiave qualificazioni alla massima competizione iridata per nazionali. Ecco quando siamo rimasti a casa e che cosa avremmo dovuto o abbiamo imparato dai momenti più difficili del calcio tricolore.
L’ Italia e i Mondiali : quando gli Azzurri non si sono qualificati
La triste realtà recente di avere un’Italia in costante apprensione per la qualificazione ai Mondiali di calcio non è una realtà comune nella storia del nostro sport.
Partiamo da una riflessione. L’Italia, nella sua storia, non si è qualificata per due edizioni consecutive dei Mondiali soltanto tra il 2018 e il 2022. Prima non era mai accaduto. Ora, con la sfida all’Irlanda del Nord alle porte, il rischio di aggiornare questo dato può essere concreto.
Ecco quando l’Italia ha mancato l’appuntamento iridato:
- Svezia 1958 – L’Italia non si qualifica. Era la sesta edizione della Coppa Rimet, poi vinta dal Brasile. Fu, tra l’altro, la prima edizione trasmessa in TV fuori dal paese ospitante e oltre quelli confinanti. Insieme a noi restarono a casa Paesi Bassi, Spagna e Uruguay. Un dato interessante? Le 13 reti del francese Fontaine restano il record per il torneo e Pelé, in quell’edizione, divenne il più giovane marcatore nella storia dei mondiali. Attenzione: l’Italia fu estromessa dalla competizione proprio dall’Irlanda del Nord.
- Russia 2018 – Indimenticabile. Fu la disfatta di Ventura: il doppio 0-0 negli spareggi contro la Svezia ci costa la qualificazione ai Mondiali più costosi di sempre. Dopo il secondo posto alle spalle della Spagna nel girone, ci sarebbe bastata una vittoria sui granitici scandinavi. Non arrivò, neanche in un San Siro tutto esaurito.
- Qatar 2022 – Forse la più sanguinosa delle mancate qualificazioni. L’Italia viene eliminata dalla Macedonia del Nord nei playoff, disputati a Palermo. Seconda mancata partecipazione alla massima competizione iridata, segno tangibile delle difficoltà del calcio tricolore. Nel girone gli Azzurri erano arrivati alle spalle della Svizzera.
- Uruguay 1930 , Non partecipazione – Non è una non qualificazione, ma una non partecipazione. Quello del 1930 fu il primo Mondiale della storia e si disputò in Uruguay. La Nazionale Azzurra sceglie di non partecipare alla competizione in polemica con la FIFA,che aveva scelto tra le polemiche di giocare nel Paese sudamericano.
Da quanti anni l’ Italia non gioca un Mondiale
L’ultima volta dell’Italia a un Mondiale risale al 2014. Era la competizione disputata in Brasile e l’Italia disse addio presto ai sogni di gloria: uscì ai gironi, come accaduto nel 2010.
L’ultimo ottavo di finale ai Mondiali risale, quindi, al 2006, anno della gloriosa vittoria in Germania.
Se l’Italia dovesse riuscire a qualificarsi a USA-Messico 2026, interromperebbe un digiuno che dura da 12 anni. In caso di mancata qualificazione, invece, gli Azzurri mancheranno dalla massima competizione internazionale per nazionali per almeno 16 anni.
Cosa deve imparare l’ Italia dal passato
La situazione deve preoccupare, ma deve anche dare uno slancio in avanti. Non qualificarsi ai Mondiali per la terza volta consecutiva aprirebbe scenari impensabili fino ai primi anni del nuovo millennio, quando l’Italia era una delle squadre sempre considerate tra le papabili finaliste o, addirittura, vincitrici.
Quello che può imparare il calcio italiano, in termini di movimento sportivo, è certamente la necessità di valorizzare i giovani di talento. I settori giovanili, salvo qualche eccezione, faticano a portare le nuove leve in prima squadra e, rispetto ad altri campionati europei ed extra-continentali, l’Italia tende a non fidarsi dei giovani che, spesso, vanno all’estero o devono attendere parecchio prima di diventare protagonisti.
Al netto di un calcio che, forse, non è più alla moda come un tempo tra le generazioni più recenti, in Italia è necessario tornare a credere nello sport anche come divertimento, non legato in modo troppo vincolante alla tattica e alla fisicità. In questo modo, coltivando l’estro e la tecnica dei nuovi Totti, Del Piero, Boninsegna, Rossi e di ciascuno del grande e glorioso passato azzurro, potremo tornare a sorridere ai Mondiali e non a doverli temere come uno spauracchio che, ormai da dodici anni, ci sta terrorizzando.


