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Inter v Arsenal è in prima istanza memorie di un grande calcio che fu. Il pallone Adidas che, rotolando veloce, rende sfocate le stelle ivi assise, quasi per una poetica inversione dall’etica all’estetica: è infatti grazie alle gesta di chi solca il terreno e sa trattare la sfera, l’Aleph (Borges), che quella prende una forma dai contorni indistinti. Henry contro Zanetti, Gallas contro Materazzi, Bergkamp contro Adriano. Sono nomi che oggi «farebbero i presidenti», se si può qui utilizzare un linguaggio più leggero.

A distanza di 23 anni dall’ultima volta, Inter e Arsenal tornano ad affrontarsi a San Siro. È cambiato moltissimo, da quel giorno. Il calcio, l’Inter, l’Arsenal e la Champions League. Non entriamo nel merito, ci porterebbe troppo lontani. Possiamo però rilevare che i due attuali allenatori delle squadre che guidano le prime posizioni dell’attuale formula campionato con 12, l’Inter, e 18, l’Arsenal, punti in classifica, all’epoca erano calciatori nel pieno delle proprie forze.

Chivu l’aggressore, Arteta lo stratega

Questi due allenatori hanno tanto talento quando ne avevano da giocatori. Hanno due modi per certi versi opposti di intendere il gioco. Chivu è, ci si permetta la definizione forse radicale, un «assolutista», nel senso che punta all’assoluto di un gioco che non vuole scendere a compromessi. La sua squadra, poco importa contro chi giochi, aggredisce l’avversario da subito, senza aspettarlo. Ama tenere il possesso del gioco ma senza girare intorno all’avversario, piuttosto verticalizzando alla prima occasione utile. La sua Inter, primatista in fase offensiva in Serie A, sa difendere molto bene perché asfissia l’avversario con un gioco che non sa attendere il suo respiro. Questo, al contempo, è anche l’aspetto “negativo” della squadra di Chivu, incapace – accadeva già sotto Simone Inzaghi – di «saper soffrire», e spesso malleabile quando la benzina va finendo.

Qui è la forza dell’Arsenal di Arteta, una squadra che al contrario di quella di Chivu scruta l’avversario negli occhi, lo sfida in duello come Dumas ci ha mirabilmente raccontato nei Tre Moschettieri. Lo studio è faccia a faccia, acuto e paziente. Ma anche letale, quando la squadra di Arteta decide poi di attaccare. Il suo Arsenal, fortissimo in fase offensiva, fa però della difesa la sua vera forza.

Un match difficile, ma aperto a qualsiasi risultato

Domani a San Siro arriva una delle squadre più forti d’Europa, se non la più forte. L’attuale stagione, considerando quanto è competitiva la Premier League, lo sta dimostrando. Non sarà più imbattibile, come pareva fino a inizio dicembre (quando è arrivata la sconfitta contro l’Aston Villa di Emery). Avrà pure perso, dunque, andando in bianco a Nottingham col Forest (0-0) nell’ultimo turno e negandosi la possibilità di mandare il Manchester City a -9 chiudendo in anticipo la Premier League. I Gunners però restano una squadra con opzioni illimitate che nel Continente non ha probabilmente nessuno, una squadra ormai abituata a stare in alto – e desiderosa più che mai di vincere, per dare un senso a un lavoro finora mastodontico del suo allenatore.

L’Arsenal rimane l’unica imbattuta in Champions. Non solo, ma è a punteggio pieno. Di più: non perde nella competizione dalla scorsa stagione, indovinate contro chi? Fu proprio l’Inter di Inzaghi, grazie ad un rigore trasformato da Hakan Calhanoglu, a regalare la vittoria ai nerazzurri (1-0) a San Siro. Da allora, i Gunners hanno vinto tutte e dieci le restanti partite della fase a gironi.

Il match è apertissimo, allora. Perché in uno stadio come San Siro, specie in certe notti – di Champions –, l’atmosfera può fare la differenza e la determinazione di Chivu anche. Arteta è certamente bravo e ambizioso, ma le parole rilasciate dall’allenatore romeno al termine di Udinese – Inter (0-1) raccontano di una forza di volontà, quella di Chivu s’intende, che non è da meno, anzi. Per Chivu «l’Inter vuole tornare a vincere, il mio gruppo è ambizioso e ferito dopo una stagione senza trofei. Abbiamo una grinta diversa dagli altri anni».

Così sul Corriere della Sera, l’analisi è andata in questa direzione, per captare e capire cosa sarà Inter v Arsenal per Chivu, l’Inter e tutto il popolo interista. “Al termine di un pomeriggio stranamente tiepido, reso più rigido solo nel finale dalle folate scomposte dell’Udinese, Cristian Chivu si sbottona e lascia capire — per chi non avesse ancora chiaro il concetto — che l’Inter ferita da una stagione senza trofei ha quel qualcosa in più, che non si compra al mercato. Una fame di scudetto che si capisce fin dalla formazione iniziale (solo Bastoni e Thuram rifiatano in vista dell’Arsenal martedì) e poi si percepisce su quasi tutti i palloni, anche perché per oltre il 70% sono tra i piedi nerazzurri”. Ben più, dunque, di un “semplice” incontro nella fase classifica della Champions: più un antipasto della gloria che verrà.