Tutta quella retorica grigia e stantia, che si porta dietro un campionato intero, ha compiuto un curioso giro di boa. Diciamo «curioso» perché a quest’altra frase retorica, «giro di boa» appunto, si dedica solitamente l’apertura di un pezzo in prima pagina, quando la città ancora dorme e il campionato già dichiara i Campioni d’inverno. Che nel caso specifico rispondono al nome di Internazionale Milano.
Da Parma a Parma, ci torniamo tra un attimo, ma con tutto un altro spirito, e un rinnovato entusiasmo – bravo Chivu. Prima, però, ancora due parole sulla retorica di cui sopra. Perché se è vero che si sprecano le parole nel presentare una sfida come Inter v Napoli, è altrettanto vero che sono proprio le parole lo strumento più adatto alla (co)conduzione di un match la cui attesa supera sempre la realizzazione, la poiesis e il mito, che sempre seguono una storia, qui la plasmano a priori.
Come una pagina bianca sulla quale lo scritto è tutto in potenza, pure nel sangue (Nietzche), così ci accostiamo alle riflessioni che seguono su quella che non temiamo di invocare come la partita dell’anno.
Chivu: plasmatore di sogni (nuovi)
Di questo, poi, venendo all’essenza, si tratta. L’Inter la sua essenza l’ha trovata grazie ad un allenatore che l’ha plasmata nell’arena. Letteralmente. Una rosa da qualcuno definita vecchia, ormai troppo vecchia e tra l’altro non svecchiata in estate da Marotta, che si è limitato a fare il compitino con gli acquisti di Luis Enrique, Sucic, Bonny, Akanji. E che pure, però, ha dimostrato finora tutta la bontà di un progetto tecnico che, nella rifondazione necessaria dopo Inzaghi e la brutta finale contro il PSG, non ha smentito le sue solide basi. L’Inter, ça va sans dire, non poteva mica vendere tutti e comprare undici giocatori – almeno.
Certo, avrebbe potuto fare di più. Ma ha preso un allenatore capace di prendere le pagine ingiallite di una storia già scritta per inventarne una nuova – possibilmente ancora più emozionante e sorprendente. Forse è in questa luce, da Parma a Parma, dalla rimonta subita (sullo 0-2) dai nerazzurri che ha di fatto spento la luce sui sogni di titolo – proprio nella lotta testa a testa col Napoli di Conte –, che va letta e pensata la straordinaria partita che ci attende questa domenica. E forse così vanno pure pensate le dichiarazioni di Chivu nei confronti di Conte di qualche giorno fa, polemiche nella serenità.
L’educazione di Chivu, la maestria di Conte
Perché Chivu è vero che è un signore, ma a rispondere risponde sempre. Conte, interpellato proprio ieri sulla risposta dell’allenatore romeno, ha accusato la stampa di travisare le interviste, di manipolare i virgolettati. Proprio lui, che negli ultimi due anni sembra essere cresciuto soprattutto sotto questo aspetto: comunicativo – sa tenersi la stampa tra le mani, come un abile burattinaio.
È vero che a Conte mancano dei giocatori, è vero che le tante partite – 7 in più dell’Hellas Verona, ha sottolineato dopo il deludente 2-2 della 19esima giornata – pesano sulla testa e le gambe del suo gruppo, però la sua squadra è davvero troppo lunatica per essere giustificata. Contro la Lazio, come con altre squadre medio-forti del nostro campionato, ha aggredito la partita dal 1’, mostrando una grinta e una voglia che ci hanno fatto dire l’indicibile: Napoli bicampione, per il secondo anno di fila.
Poi però, poche ore dopo, ha smarrito la bussola ed è stata lei aggredita dal 1’, contro una squadra decisamente più debole – sì, anche con le assenze e la stanchezza diffusa tra i partenopei –, rischiando di fare la figuraccia e prendendo lei quei due gol che aveva rifilato alla Lazio nello stesso lasso di tempo all’Olimpico qualche giorno prima.
Una sfida emotiva, soprattutto
Il nervosismo, a Conte, ora non gioca. La distanza dall’Inter è di 4 punti, ma ad attenderlo ci sarà uno stadio ribollente di rabbia dopo le brutte scene dell’andata. Ad attenderlo ci sarà un Lautaro in forma smagliante, che non ha messo affatto da parte i guantoni da ring, nonostante vulgata così voglia dai tempi del confronto proprio con Conte quando questi era l’allenatore dell’Inter. Molto è cambiato, in fondo non tanto però.
L’Inter è sempre una squadra molto forte, Conte è un grandissimo allenatore. Cosa è cambiato? Il tempo, certo. Il Napoli e la sua dimensione, pure. Ma anche la freschezza di Christian Chivu. Che nella stanchezza generale, può soffiare dove vuole.


