napoli di maradona

Il Napoli di Maradona

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Nella storia del calcio, e più in particolare della nostra Serie A, esistono dei cosiddetti “cicli” storici, che contraddistinguono in bene un periodo della storia.

Pensiamo al Grande Torino degli anni ’40, la Juve di Lippi degli anni ’90, il Milan di Sacchi, la Grande Inter di Herrera anni ’60.

I tifosi del Napoli, invece, identificano il loro periodo nel lasso di tempo dal 1984 al 1991: per loro, quello era l’indimenticabile Napoli di Maradona.

El Pibe de Oro, infatti, arrivò alla corte di Ferlaino nell’estate del 1984, giunto da Barcellona al termine di una lunga e complessa operazione finanziaria: fu pagato la cifra –per quell’anno record- di 13 miliardi e mezzo di lire.

Nonostante l’arrivo in Campania del Pibe, gli azzurri dovettero attendere due stagioni prima di ottenere dei trionfi significativi: nell’1984/1985 il Napoli giunse ottavo, nell’1985/1986 terzo. Ma dalla stagione successiva, le cose iniziarono a cambiare…

Il primo scudetto

Nell’estate del 1986 Ferlaino completò il processo di potenziamento della sua squadra iniziato due anni prima. Ceduti Pecci e Bertoni e con il ritiro di Buriani, alla corte di Ottavio Bianchi arrivarono tra gli Andrea Carnevale e Fernando De Napoli, attaccante e centrocampista destinati a diventare una colonna del Napoli e della Nazionale. La spina dorsale della squadra era già piuttosto competitiva, dal momento che poteva contare su Garella, Ferrara, Bagni e Giordano, oltre ovviamente a Diego Maradona.

Il campionato iniziò a prendere la via del San Paolo a inizio novembre, dopo la clamorosa vittoria al Comunale di Torino contro la Juve per 1-3, grazie a Ferrario, Giordano e Volpecina.

Napoli che divenne campione d’inverno con 2 punti di vantaggio sull’Inter. Da quel momento, grazie ai gol di Maradona e Carnevale, le rivali non riuscirono più a riprendere gli azzurri, che con 42 punti in 30 giornate (le vittorie all’epoca valevano due punti) portarono per la prima volta nella storia lo scudetto al Sud, vincendo il campionato davanti a Juve ed Inter. Maradona si rese autore di 10 gol in campionato (miglior marcatore dei partenopei) e ben 7 in Coppa Italia, trofeo che il Napoli vinse grazie al doppio successo in finale sull’Atalanta.

Era l’inizio di un’epoca d’oro.

Formazione titolare: Garella, Bruscolotti, Ferrara, Bagni, Ferrario, Renica, Carnevale, De Napoli, Giordano, Maradona, Romano.

formazione napoli scudetto 1987

La Coppa Uefa 1988/1989

Dopo la conquista dello scudetto, il Napoli era diventato una solida realtà del calcio italiano. Secondo posto alle spalle del Milan nel 1987/1988, con la presenza dell’invincibile Inter di Trapattoni nel 1988/1989 il Napoli decise di puntare sull’Europa.

Era un Napoli che nel frattempo aveva acquisito il forte attaccante brasiliano Careca, i difensori Renica e Francini, i centrocampisti Crippa, Fusi e Alemao.

Il secondo posto della stagione precedente garantiva ai partenopei la partecipazione alla Coppa Uefa, competizione nella quale si presentavano tra i favoriti (peraltro agevolati dalla mancanza di squadre inglesi, come risultato dei fatti dell’Heysel).

Napoli che fece valere nei primi due turni il fattore-campo, conquistando delle vittorie decisive col PAOK Salonicco e con il Lokomotive Lipsia.

Il primo turno realmente complicato fu quello degli ottavi, col Bordeaux: in quel caso fu decisivo il gol-vittoria di Carnevale in Francia, dato che al ritorno i francesi bloccarono i partenopei sullo 0-0.

Ma il vero capolavoro europeo si concretizzò nei quarti di finale: il sorteggio mise di fronte la Juve, e nella durissima gara di andata a Torino i bianconeri vinsero 2-0 grazie a Bruno e all’autogol di Corradini. Furono inarrestabili gli azzurri al San Paolo, che col 3-0 firmato Maradona, Carnevale e Renica si proiettarono in semifinale, dove ad attenderli c’era il temibile Bayern Monaco. 

Anche in questo caso, il San Paolo risultò un fattore, dal momento che l’andata terminò 2-0 con gol di Careca e Carnevale; al ritorno una doppietta sempre di Careca valse il 2-2 col quale Bianchi accedette alla finale, dove ad attendere gli azzurri vi era lo Stoccarda.

Finale d’andata a Napoli, il 3 maggio 1989: come sempre il San Paolo trascinò gli azzurri alla vittoria, finì infatti 2-1 col gol di Maradona e Careca. Il ritorno in Germania vide una gara tiratissima, ma il 3-3 finale permise a Maradona di sollevare il primo trofeo continentale per gli azzurri.

Formazione della finale di ritorno: Giuliani, Ferrara, Francini, Corradini, Alemao, Renica, Fusi, De Napoli, Careca, Maradona, Carnevale.

formazione coppa uefa 88/89

Il secondo scudetto

Arrivato il trionfo europeo, il Napoli nel 1989-1990 si prefissò di rispondere all’Inter di Trapattoni, risultata inavvicinabile nella stagione precedente. Dal mercato arrivarono Baroni, Mauro e il giovane Zola, a completare una rosa già ampiamente competitiva.

In panchina, Bianchi lasciò a favore di Alberto Bigon.

Maradona era probabilmente nel punto più luminoso della sua carriera, e grazie ai suoi gol, unitamente a quelli di Careca e Carnevale il Napoli vinse il titolo d’inverno davanti all’Inter, effettuando il giro di boa a quota 25 punti.

Nella seconda parte di stagione fu il Milan a divenire l’antagonista numero uno per Maradona e compagni: nello scontro diretto dell’11 febbraio, peraltro, i rossoneri ebbero la meglio a San Siro (grazie a Massaro, Maldini e Van Basten), riuscendo nell’impresa di agganciare in testa i partenopei.

Il testa a testa durò fino alla penultima giornata, quando i ragazzi di Bigon passarono a Bologna per 2-4 (reti di Careca, Maradona, Francini e Alemao) e contemporaneamente il Milan cadde al Bentegodi nella riedizione più drammatica della “Fatal Verona”. La vittoria con la Lazio nell’ultima giornata consegnò matematicamente il secondo tricolore della storia al Napoli.

Formazione titolare: Giuliani, Ferrara, Francini, Crippa, Fusi (Alemao), Baroni,  Corradini, De Napoli, Careca, Maradona, Carnevale.

formazione napoli scudetto 1990

La fuga, l’epilogo e la fine del sogno

Nessuno più di Diego Maradona, nella storia dello sport, ha meglio incarnato la definizione di “genio e sregolatezza”. Tanto imbattibile, immarcabile e spettacolare in campo, quanto fragile, debole e incauto fuori.

La stagione 1990-1991, per Diego, è contraddistinta infatti da un grave episodio extra-calcistico.

Nel contesto di una partenza straordinaria, con la vittoria in Supercoppa Italiana ai danni della Juventus, e di un rallentamento nei primi mesi di campionato rispetto alla stagione precedente, la svolta arrivò il 17 marzo, quando Maradona venne sorteggiato per l’antidoping dopo la partita casalinga col Bari.

Le analisi furono impietose: vi fu infatti responso positivo per la cocaina.

Oltre a venire immediatamente squalificato dalla giustizia sportiva (per la quale dovette pagare con un anno e mezzo di squalifica), Diego fu in seguito arrestato anche per aver contestualmente infranto la legge italiana, dopo l’emersione di un drammatico quadro in cui vi era un coinvolgimento diretto della camorra.

In quei giorni finiva ufficialmente l’epoca del “Napoli di Maradona”: molto spettacolo e tante vittorie, prima di una caduta fragorosa.

Il Pibe, da quel momento, ha cominciato un crollo senza freni, culminato definitivamente al Mondiale di USA’94, quando una seconda squalifica per doping ne stroncò di fatto la carriera.

Ma quanto fatto a Napoli, certamente, rimane indelebile nella memoria degli sportivi italiani e dei tifosi partenopei.

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