Senza voce, barcollante per l’emozione, ma ancora fermo nei suoi propositi di salvezza – ormai quasi ottenuta, anche se non ancora matematicamente –, Davide Vanoli ha accolto la vittoria per 1-0 della sua Fiorentina contro la Lazio di Maurizio Sarri – che secondo parte della stampa generalista sarebbe in lizza per sostituirlo a fine anno come nuovo allenatore della Fiorentina, nonostante le parole insieme sì d’amore ma anche di allontanamento del ruolo dello stesso tecnico laziale a fine gara, nel post-partita.
Vanoli però una seconda chance la merita eccome – e Paratici ci sta pensando parecchio, in questi giorni. La sua Fiorentina, nelle ultime 8 partite, ha un ruolino di marcia che solo due squadre hanno superato – parliamo di Inter, naturalmente, e di Como, battuto tra l’altro proprio dalla Fiorentina ormai un mese fa: nella vittoria che ha cambiato la stagione dei viola, senza dubbio.
I viola devono dare tutto, senza troppi calcoli.
Da Gosens a Gosens, allora. E chissà, pure oltre. Robin non segnava infatti dal match d’andata con la Lazio di gennaio – terminato 2-2 in modo rocambolesco. Il suo colpo di testa a sovrastare Lazzari ha dato alla Fiorentina quel respiro necessario a immergersi nelle torbide acque della Conference League. Torbide, s’intende, non per la competizione in sé, che anzi i Viola bramano da ormai quattro anni, ma perché l’andata dei quarti col Crystal Palace ha mostrato un divario piuttosto netto tra le due formazioni, di fatto togliendo al ritorno quelle speranze che solitamente la sfida nei 180’ (almeno) si porta dietro.
Occorre qui chiedersi, in poche righe, dove e come la Fiorentina possa far male agli inglesi. Probabilmente la risposta sta in quel man with the hat che citavamo ad inizio articolo. Vanoli: è lui l’uomo della svolta, quello che ha saputo garantire alla Fiorentina solidità dietro e creatività davanti, ma soprattutto una cattiveria e un agonismo che prima invece avevano la maschera della paura e del terrore, financo. La sua squadra non solo è capace di lottare su ogni pallone, ma appare pure scaltra nel farlo, quasi abituata al ruolo che il destino quest’anno le ha riservato. Salvarsi così, per una squadra che non è abituata a farlo, dimostra uno spirito indomito, una capacità di sapersi reinventare mica da ridere.
Così la Fiorentina giovedì sera dovrà cercare di reinventarsi squadra da remuntada. Purtroppo, dovrà farlo in un Franchi ancora monco e tutt’altro che adibito a festa, con la Fiesole ancora chiusa e parte della tribuna ancora sotto i lavori delle gru. Questa è indubbiamente un’enorme differenza rispetto al tifo Palace il quale, come avevamo scritto presentando la partita d’andata, ha fatto eccome la differenza, spingendo i suoi ragazzi ad un 3-0 che per ora non lascia che le briciole alla Fiorentina. Eppure, il calcio è fatto per essere smentito nei suoi pronostici.
La Fiorentina dovrà giocare una gara perfetta, ma ha nelle corde almeno una partita epica. Poi, come andrà andrà. It will be, will be. Ma intanto: difesa solida, possibilmente; centrocampo ordinato, e creativo se serve – servirà su tutti un grande Gudmundsson, un grande Fagioli. Esterni indomiti, pronti a fare su e giù come aratro – Gosens e Dodo. Davanti, pure se a mezzo servizio, un Moise Kean versione 2024/25: cannibalesco in zona gol. Per il resto: que serà, serà. Ma intanto: gli inglesi dovranno uscire con il Giglio stampato nella propria memoria.

