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Dopo decenni di nulla, i tifosi del Crystal Palace hanno creduto – giustamente – di essere finiti dentro una (bella) simulazione. Prima il trionfo in FA Cup, poi un cammino deciso, senza intoppi di alcun tipo, in Conference League – e ricordiamo che, se non fosse per Textor, multiproprietario del Palace insieme al Lione anch’esso qualificato in Europa League, le Eagles avrebbero giocato nella seconda più importante competizione d’Europa.

Forse però non sarebbero arrivati così in fondo, come invece hanno fatto in Conference, dimostrando di avere non solo quello spirito Palace incarnato perfettamente nella sua gente e nei suoi tifosi – l’unica, al momento, tifoseria organizzata di livello in Inghilterra – ma anche uno spirito di chiaroveggenza, quello che può portarti a raggiungere traguardi inattesi o addirittura insperati per un balzo supremo della volontà.

Vi sentiamo, dall’altra parte dello schermo, prendervela con noi per il ritardo di qualsiasi parola, possibilmente d’amore, sull’avversaria del Crystal Palace: il Rayo Vallecano.

Ma il nostro ritardo, senza dubbio ingiustificabile, è dato proprio dalla natura gemellare – o quantomeno, profondamente analoga – del cammino degli spagnoli, anche in senso ampiamente storico, nella competizione europea.

Due club dall’identità fortissima

Mai nessuna di queste due squadre aveva raggiunto un traguardo simile. E se la cosa fa impressione per il piccolo Crystal Palace, una squadra di Londra, una delle tantissime squadre di football della capitale (del football), un club che gioca ancora in uno stadio old british, tutto fish&chips e cori goliardici, come è il Selhurst Park, bene, se tutto questo è valido per il Palace, cosa dire del Rayo Vallecano?

Un club che da secoli lotta per la sopravvivenza, per la fame, per l’acqua nel deserto, e che un decennio si sta facendo largo, sgomitando, tutto compresso tra i due poli maestosi del calcio madrileno: il Real Madrid e l’Atletico Madrid.

Eppure, il Rayo è fiero di essere come è, lontano da quei riflettori che puntano i loro fari sui blancos e i colchoneros, perché in fondo la comunità e il senso di appartenenza che hanno i tifosi Bukaneros, i primi due se li sognano!

Così, per presentare la finale di Conference League 2025/26, che si giocherà nella splendida – e lontanissima, per valori filosofici e morali, dalle due squadre in campo – Lipsia, bisogna ribaltare una tesi d’italiana memoria: la classe operaia andrà in Paradiso. In realtà, già ci è andata, perché a sentire i tifosi di Rayo e Palace, in questi giorni, il risultato della finale è un mero accessorio, un’aggiunta rispetto all’onore e alla gloria che costituiscono essere giunti fino a questo punto – un punto, appunto, già memorabile della loro storia.

Piccoli, grandi, confronti

Se Glasner, allenatore del Palace, ha parlato di sfida difficile, ma non si è nascosto rispetto ai crismi del pronostico – che vede favorita la sua squadra –, Perez, allenatore del Rayo, ha ribadito un concetto importante: «il Palace ha molti milioni. Noi molti meno, ma abbiamo tanto cuore».

E così Palazon, uno dei leader tecnici e morali della squadra, ha parlato di «orgullo» e «identitad» per presentare l’atteggiamento suo e dei suoi compagni alla finalissima. È comunque una partita delle prime volte.

Per il Palace, questa è solo la seconda presenza nelle competizioni UEFA e la prima dal 1998, anno della partecipazione alla Coppa UEFA Intertoto. Per il Rayo, questo discorso è anche più radicale.

In Coppa UEFA 2000/01, unica esperienza europea precedente, il Rayo ha raggiunto i quarti di finale e ha perso contro i connazionali dell’Alavés con un 4-2 complessivo (0-3 t, 2-1 c). La squadra è dunque in finale alla seconda stagione nelle competizioni europee. Questo dato, lungi dal togliere aura all’incontro, ne aggiunge ulteriormente. Sarà una finale imperdibile.

  • CRYSTAL PALACE 3-4-3: Henderson; Richards, Canvot, Lacroix; Muñoz, Kamada, Wharton, Mitchell; Sarr, Mateta, Pino. All. Oliver Glasner.
  • RAYO VALLECANO 4-3-3: Batalla; Ratiu, Lejeune, Ciss, Chavarría; Palazón, Valentín, López; Espino, Alemão, De Frutos. All. Inigo Pérez.