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Napoli e Copenaghen occupano, al momento, rispettivamente la 23esima e la 24esima posizione nella classifica della Champions League (fase embrionale, o «campionato»). Ciò significa, in concreto, che le due squadre sono ancora dentro la qualificazione non però direttamente agli ottavi ma alla fase preliminare – sorta di sedicesimi, per intenderci.

Entrambe hanno 7 punti, ma si giocherà a Copenaghen, non solo luogo molto freddo e lontano dai lidi partenopei, ma fortino dei padroni di casa che potranno contare sull’apporto del proprio pubblico – il cui calore è inversamente proporzionale alla temperatura ambiente della città danese. Per queste due ragioni (ambientali, dunque, in un duplice senso) e per il modo di giocare della squadra allenata dal giovanissimo Jacob Neestrup (classe 1988), ci aspettiamo una partita ad alto rischio per la squadra di Conte, che ultimamente ha mostrato alcune crepe.

Conte: straniero in terra straniera

Prima di analizzare, anche tatticamente, il momento degli azzurri, è bene citare un virgolettato di Messina, giornalista italo-americano e voce della Serie A per CBS Sport Golazo, principale network negli USA dedicato al nostro calcio. Secondo Messina, Conte sta facendo un piccolo miracolo coi giocatori che ha (attualmente) rispetto alla situazione debilitante degli infortuni: «Francamente non so quante squadre al mondo riuscirebbero a essere così vicine alla vetta della classifica con questi infortuni. Si tratta inoltre di infortuni estremamente seri. È davvero una situazione difficile: oggi, per esempio, hanno dovuto schierare Vergara che non aveva mai giocato prima in Serie A; aveva fatto solo una presenza in Coppa Italia. Oggi Vergara ha giocato bene.»

Al contrario, secondo Deeney, ex leggenda del Watford, l’allenatore pugliese si sta lamentando un po’ troppo degli infortuni, che invece dipenderebbero anche dal carico di lavoro che l’allenatore azzurro ha esercitato sui suoi ragazzi in estate, durante la preparazione estiva: «Guardando agli infortuni, ce ne sono solo due che non riguardano i tessuti molli: tre alla coscia e due ai muscoli posteriori della coscia. Questo significa sovraccarico e affaticamento eccessivo. Conte deve rivedere i suoi metodi di allenamento e il modo in cui gestisce il recupero dei giocatori. Siamo a metà stagione.»

Insomma, se qui da noi Conte è ancora portato sul palmo di una mano, non si può dire lo stesso all’estero, dove l’allenatore rimane straniero fuori patria. Questo però ci consente anche di collegarci al grande tema che vorremmo qui esporre nel presentare la sfida col Copenaghen: la forma fisica (di chi giocherà) e la situazione tattica del Napoli.

La “crisi” del Napoli va ridimensionata

Il punto è questo, e lo esponiamo immediatamente: il Napoli di Conte sta faticando moltissimo a livello fisico, ma è normale che sia così. Gli azzurri infatti sono reduci da un periodo (che va avanti da dicembre) molto intenso, che ha visto il Napoli risalire la china in campionato con importanti vittorie, frutto di un lavoro mentale e tattico straordinario di Conte. Gli infortuni, qualunque sia la loro causa, stanno naturalmente pesando sul modo di giocare del Napoli, che ama – come accaduto col Sassuolo, ma anche con la Roma, l’Atalanta e la Lazio – sbloccare subito la partita andando forte nell’intensità iniziale per poi coprirsi in un secondo momento.

Conte sa che i cambi in questa fase sono pochi e di relativa qualità. Perché se è vero che Lang è un lusso, con l’infortunio di Neres diventa una necessità, così come Lucca – che però continua a faticare moltissimo, ed è con le valigie in mano.

Come ha scritto Fasano sul Napolista, «l’andamento ondulatorio delle prestazioni degli azzurri, in questo senso, è un indicatore credibile: nelle ultime gare Conte e i suoi giocatori stanno pagando lo sforzo profuso tra dicembre e gennaio, vale a dire le partite giocate bene e vinte contro Milan, Bologna, Cremonese e Lazio tra campionato e Supercoppa. Più ovviamente il big match di San Siro contro l’Inter. Ecco, tutte queste gare sono state affrontate con 16 o al massimo 17 giocatori di movimento a disposizione, e tutte con gli stessi titolari – più o meno. È vero, anche le altre squadre – la stessa Inter in testa – hanno avuto un calendario ingolfato come quello del Napoli, ma è vero pure che gli infortuni che hanno falcidiato l’organico di Conte sono un unicum. Sia per incidenza che per frequenza».

Ecco allora che «fare l’analisi tattica delle partite del Napoli, almeno in questo momento della stagione, è una pratica inestricabilmente legata a un altro tipo di analisi: quella energetica. Nel senso che la squadra di Conte può ragionare, muoversi e reagire alle contingenze intorno a sé solo fino a un certo punto, cioè fino a quando ha una certa autonomia. Nel momento in cui si accende la spia della riserva, la situazione cambia completamente».

E infatti nella ripresa il Sassuolo, solo per citare l’ultima sfida, è cresciuto molto, e anche con l’Inter è abbastanza inspiegabile come il Napoli sia riuscito a portare a casa un punto. Anzi, lo si può e deve spiegare con la grinta di Conte dopo l’espulsione, una scarica di energia che, nella sua rudezza e maleducazione, ha fatto da transfert alla squadra, mai doma nonostante una grandissima Inter e un San Siro da notte di gala.

Ecco perché, in conclusione, e come già detto dal citato Messina, Antonio Vergara, ragazzo della primavera del Napoli, può risultare decisivo in questa fase: la sua voglia e la sua brillantezza, anche la sua giovane follia, possono infatti fare la differenza in un contesto di stanchezza generale e diffusa.

Vergara, al di là della buona qualità tecnica dimostrata finora negli scampoli di partite in cui l’abbiamo visto in campo, può essere considerato una buona risorsa. Perché al momento è l’unico esterno offensivo di destra (a parte il jolly Elmas) in grado di interpretare il ruolo anche come “mezzala avanzata”. Una questione tattica dunque, ma prima di tutto energetica. Questo serve al Napoli adesso per resistere ai colpi della sorte, in attesa di venti migliori.