Vai al contenuto

In questi giorni ne abbiamo letti parecchi di articoli dedicati alla sfida tra Como e Roma. A dirla tutta, sono almeno due settimane che se ne parla. Certo, con toni sensibilmente diversi di volta in volta. Chi può dimenticare – e Gasperini, dichiarazioni a caldo a parte, di certo non lo ha fatto – che la Roma, appena quattro giornate fa, era in vantaggio 2-1 al Maradona di Napoli, ad un passo da una vittoria che l’avrebbe proiettata nell’albo delle favorite per il quarto posto (minimo, con l’occhio gettato sulla terza posizione)?

Chi può dimenticare che gli stessi giallorossi, non troppe ore dopo, in casa contro la Juventus, grazie ad uno scavetto di Malen a 20’ dalla fine, sancivano – con la rete del 3-1 in un Olimpico festante e pure leggermente incredulo, senz’altro sognante – il distacco dalla Juventus che portavano – in quel momento – a sette lunghezze di distanza?

Poi, di nuovo: si è spenta la luce. La Juventus ha messo la testa nella sabbia e ne è uscita cattiva. Gatti, nella casa dei lupi, segnava con un destro da dentro l’area piccola, la rete che portava il punteggio sul clamoroso 3-3, nell’ultima azione del match, nonché il distacco dal quarto posto ai nastri di partenza: 4 punti. La settimana successiva, l’ultima in ordine di tempo, avrebbe certificato che a livello mentale quel gol di Gatti, nonostante tutte le belle parole di Gasperini, aveva pesato eccome.

Contro il Genoa a Genova la Roma prendeva due sonorissimi schiaffi, perdendo la sfida e facendosi recuperare altri tre punti dai bianconeri, ora a meno uno in virtù del successo sul Pisa. Ma nel quadro, manca un personaggio secondario, apparentemente insospettabile perché buono, comunque non abituato a certi palcoscenici e discorsi. Eppure, incredibilmente vicino a soddisfare i requisiti del miglior attore non protagonista: il Como di Cesc Fabregas.

Di questa squadra si è parlato quest’anno come una possibile papabile europea. Magari per l’Europa League, si è detto. Magari per la Conference, o anche solo per rimanere nelle prime otto, migliorando il piazzamento dello scorso anno e sancendo una crescita che con calma, lavoro e pazienza, avrebbe poi dato i suoi veri frutti.

Niente di più sbagliato, perché il Como si trova al quarto posto con merito, e desidera rimanerci. Ha subito gli stessi gol della Roma (21), di cui si parla come di una difesa quasi impenetrabile. Bene, allora Butez vale Svilar. Ha segnato invece 8 gol in più dei giallorossi (46 contro 38), che non è una sciocchezza.

Gioca un calcio migliore della Roma, magari meno solido in alcune fasi e in certe partite, ma questo fa parte anche di quel processo di crescita di cui sopra. Fabregas, che non ha mai nascosto di studiare da vicino Gasperini, sogna di diventare un allenatore migliore del torinese e qualcosa ci dice che potrebbe farcela. Il suo nome è destinato a grandezze per ora solo ipotizzabili, come quelle del suo talento con la 10 che si è un po’ spento: quel Nico Paz fermo a 9 gol da qualche giornata, magari in attesa di segnare a quella squadra che nella 10 ha scritto un pezzo della sua storia.

Mancherà il confronto coi talentissimi Soule (decisivo all’andata) e Dybala, ormai ai titoli di coda coi giallorossi. Ci sarà però Malen, Pellegrini (entrambi protagonisti in Europa League), ci sarà soprattutto la sfida tra due delle nostre migliori difese del campionato. I sogni son desideri. 51 punti Roma, 51 punti Como. Bisogna sognare. Solo così si può vincere.