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Clericus Cup: Anche gli angeli giocano a pallone

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La pandemia di Covid-19 ha causato la sospensione, l’annullamento e il rinvio di tutte le maggiori manifestazioni sportive del mondo. Nessun Paese è rimasto completamente immune alle conseguenze del diffondersi del Coronavirus, neppure il Vaticano. Infatti, tra le competizioni che sono state rinviate a data da destinarsi, c’è anche la 14ª edizione della Clericus Cup, il torneo di calcio organizzato dal CSI con il patrocinio della CEI e del Vaticano, riservato a seminaristi e sacerdoti iscritti a tutti gli Istituti Pontifici. 

Al motto di Pray and Play!, la Clericus Cup doveva partire il 7 marzo, ma le ordinanze sanitarie hanno costretto a rinviare il gioco, lasciando alle squadre solo la preghiera per una rapida soluzione alla pandemia che affligge il mondo. 

God & Gol: perché una competizione calcistica pontificia 

Il CSI, Centro Sportivo Italiano, è un ente di promozione sportiva di matrice cattolica, riconosciuto dal CONI. Da 14 anni organizza ogni anno la Clericus Cup con lo scopo di utilizzare lo sport come strumento di promozione sociale e umana. L’obiettivo è di ricreare l’atmosfera del calcio degli oratori, ma strutturandolo in una vera e propria competizione sportiva. In questa maniera sacerdoti e seminaristi si immergono nella dimensione ludica del calcio, elemento fondamentale per entrare in sintonia con i ragazzi che frequentano parrocchie ed oratori. 

Il torneo prevede la partecipazione di 16 squadre, composte al massimo da 24 atleti, tesserati con il CSI, e 4 dirigenti, divise in 4 gironi all’italiana, dove le prime 2 passano ai quarti di finale ad eliminazione diretta. 

Si tratta di una vera e propria competizione internazionale: tra le 16 squadre che fanno capo agli Istituti Pontifici troviamo atleti da tutti i continenti, rappresentanti di 70 diverse nazioni. La parte del leone la fa il Messico, che contava ben 31 partecipanti iscritti a quest’edizione, seguito da Nigeria, Camerun e Argenti, rispettivamente con 20, 19 e 18 rappresentanti. Ma c’è spazio anche per atleti provenienti da Cina, Papua Nuova Guinea, Myanmar o Burundi. 

Il cartellino blu, il Purgatorio del calciatore 

Nella competizione ci sono regole leggermente diverse da quelle adottate nelle competizioni FIGC. Le partite sono strutturate in 2 tempi da 30 minuti, e si possono sostituire fino a 5 giocatori, in qualsiasi momento della gara. Ogni squadra può presentare in distinta 20 giocatori e 4 dirigenti, e può richiedere un time-out di 2 minuti per tempo. 

In caso di parità, sia nella fase a gironi che in quella a eliminazione diretta, si procede con i supplementari ed eventualmente ai rigori. Il punteggio assegnato è di 3 punti per la vittoria, 2 punti per la vittoria ai calci di rigore, 1 punto in caso di sconfitta ai rigori e 0 punti per la sconfitta nei tempi regolamentari. 

La squalifica di una giornata per somma di ammonizioni scatta al 3° cartellino giallo collezionato, e ad ogni cartellino rosso corrisponde almeno una giornata di squalifica, che può essere integrata da altre sanzioni decise dal Giudice Unico. 

La particolarità più curiosa è l’utilizzo del cartellino blu, che l’arbitro utilizza per comminare un’espulsione temporanea, durante la quale il giocatore è tenuto ad allontanarsi dal terreno di gioco per 5 minuti. Questa punizione viene utilizzata nel caso in cui un giocatore intervenga su una chiara occasione da gol, sia nel caso di falli da ultimo uomo oppure nel caso di falli di mano volontari (compreso quello del portiere fuori dall’area di rigore). 

In caso di pari piazzamento in classifica, si prende in considerazione la classifica avulsa, e nel caso sia pari anche quella, è la classifica Fair Play a decidere il passaggio del turno. In caso di ulteriore parità, si prende in esame la differenza reti e infine, come ultima opzione, ci si affida alla Divina Provvidenza, tramite sorteggio. 

“Non sono venuto a portare pace, ma una spada” (Matteo 10,34) 

Nonostante lo spirito di fratellanza che unisce le squadre nella competizione, e l’importanza data alla classifica Fair Play nel piazzamento, come in qualsiasi manifestazione calcistica capita che gli animi si scaldino e volino parole grosse e ci si lasci andare a qualche comportamento non proprio edificante. 

Tra gli spalti il tifo è caldo, e anche le suore più timorate di Dio si lasciano andare a cori, incitamenti e festeggiamenti. Tutte le squadre sono tenute a partecipare, dopo la partita, ad un terzo tempo di preghiera tutti assieme, ma è capitato che sull’onda della tensione agonistica cresciuta durante la gara questo appuntamento sia stato disertato in qualche occasione. 

Nel 2010 ha suscitato clamore la rissa scatenatasi sugli spalti e in campo durante il match tra Redemptoris Mater e Università Gregoriana, quarto di finale funestato da polemiche arbitrali, gol fantasma, rigori non fischiati, l’espulsione dell’allenatore della gregoriana e il fallo antisportivo del terzino tedesco Matias Kugler, che dopo tutte queste polemiche ha colpito con un calcione da dietro Piermarini, giocatore del Redemptoris Mater che si era guadagnato una contestatissima punizione dal limite che il compagno Tisato realizzò, battendola a sorpresa con il portiere ancora impegnato a discutere con l’arbitro. 

Ma contrasti duri, espulsioni e piccole risse sono all’ordine del giorno durante le gare, nonostante la lettura dei Vangeli prima delle gare ricordi sempre agli atleti l’importanza del rispetto per gli avversari ed il valore nel porgere l’altra guancia. Per chi esagera, oltre alla squalifica, è prevista anche la confessione durante il terzo tempo di preghiera. 

Osanna nell’alto dei cieli: l’Albo d’Oro 

Come tutti i tornei che si rispettino, ci sono le squadre che dominano e che aprono i cicli vincenti, e quelle che lottano per arrivare alla vetta. Negli ultimi anni i dominatori del campionato sono i giocatori del Pontificio Collegio Urbano, squadra di Propaganda Fide, che è sempre approdata in finale nelle ultime 6 edizioni, portando a casa 4 coppe con il saturno, diventando così l’anno scorso la squadra più titolata del Vaticano. 

A seguire troviamo i North American Martyrs, campioni nel 2012, 2013 e 2018, e la Redemptoris Mater, vincitori della prima edizione, nel 2007, e di quelle 2009 e 2010 (l’edizione funestata dalle polemiche su risse e arbitraggi). Da allora non si sono più riusciti a ripetere, lasciando il palcoscenico alle due formazioni che hanno dominato il panorama negli anni successivi, con la sola eccezione del trionfo del Mater Ecclesiae del 2016 (un bis dopo il titolo del 2008) e dell’Università Gregoriana del 2011. 

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