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In una stagione così lunga, alcuni momenti rimangono scolpiti nella memoria collettiva, pure di chi non sente battere il cuore tanto forte per certi colori. Bologna e Roma, per ragioni diverse, ne hanno vissuti tanti, di quei momenti. E non siamo neanche a metà marzo. Ce ne sono di partite da giocare, tanto in Serie A quanto potenzialmente in Europa League. Una delle due, però, dovrà dire addio al sogno europeo. E il dramma è che la stagione di chi uscirà potrebbe terminare con due mesi buoni d’anticipo.

Stiamo naturalmente radicalizzando, ma è questa la natura di questo dannato sport, quello che faceva esclamare a Sir Alex Ferguson: «Football, bloody hell!», dopo una rimonta insensata contro il Bayern Monaco nella finale di Champions League nel 1999. E che a Gasperini, qualche ora fa, ha fatto esclamare in mondovisione una blasfemia degna dei Soviero che furono.

Il gol di Malen, per il momentaneo 1-2 dei giallorossi al Marassi contro il Genoa, sembrava effettivamente poter ridare fiato ad un allenatore che è tanto misurato nelle dichiarazioni all’esterno quanto ribollente di rabbia all’interno. La rimonta subita dalla Juventus poco più di una settimana fa, ha lasciato strascichi importanti sulla sua squadra.

Questo nonostante al termine di quella sfida, una sorta di spareggio-Champions – e la Roma ne giocherà un altro contro il Como nel weekend che viene –, Gasperini avesse esclamato alle telecamere che «non sarebbe giusto rimanerci male» perché i suoi erano reduci da una grande prestazione. Mancò la fortuna, insomma, non l’onore. Vero, ma allora perché questa sconfitta col Genoa? Perché questo gol di Malen maledettamente in fuorigioco, annullato, per poi vedere sotto i propri occhi stanchi la rete del 2-1 genoano con Vitinha? Perché la Roma ora è quinta, e dopo la sfida col Como potrebbe potenzialmente ritrovarsi addirittura al sesto posto?

Sono i momenti, appunto, a cambiare tutto. Quando la Roma ad agosto, nella prima-in-prime-time di Gasperini all’Olimpico, sfidava e batteva quasi a tempo scaduto il Bologna grazie ad una rete di Wesley su grave disattenzione di Lucumi – forse, disse all’epoca Italiano, distratto dalle sirene del calciomercato –, il sorriso fulgido del Gasp sembrava un’anticipazione di una stagione da ricordare.

Sia chiaro: può ancora esserlo, e lo spareggio europeo contro il Bologna, per accedere nelle prime otto della classe e giocarsi potenzialmente il torneo con la vincente tra Lille e Aston Villa, lo dice chiaramente. La Roma può ancora finire la stagione con gli onori della palma. Ma qualcosa è cambiato. Saranno gli infortuni, la stanchezza, la fragile mentalità di una squadra che non arriva in Champions ormai da troppi anni, quello che volete: la Roma di Gasperini è in difficoltà, e il Bologna deve giocare su questa difficoltà.

Se per i giallorossi il derby italiano in Europa è l’occasione di rifarsi e lanciarsi alla grande verso il finale di stagione, per i felsinei questa (doppia) partita vale un’intera annata. Il Bologna lo scorso anno è arrivato sotto le prime otto, ma ha poi vinto la Coppa Italia. Considerando l’annata superlativa dell’anno precedente con Motta, i rossoblù stanno vivendo da tre anni sulle montagne russe, raggiungendo risultati impensabili fino a soli dieci anni fa. Eppure, anche qui, qualcosa è cambiato.

Ci aspettavamo tutti una stagione diversa dal Bologna, che in campionato ha invece faticato tantissimo e vede l’Europa allontanarsi giornata dopo giornata. È uscita anzitempo dalla Coppa Italia perdendo in casa contro una Lazio acciaccata e molto debole. Ora contro la Roma, nettamente favorita non fosse altro che per curriculum europeo, non è solo la squadra ma l’allenatore che l’ha plasmata a sua immagine e somiglianza a giocarsi tutto.

Potrà farlo reduce da una sconfitta contro la penultima in Serie A, l’Hellas Verona: una partita (1-2) persa in rimonta, perché il Bologna era avanti, e che ha certificato i vuoti mentali cui spesso quest’anno i rossoblù ci hanno abituati. Servirà un Dall’Ara d’antan, servirà uno stadio capace di intonare Cremonini e Dalla con le note giuste, servirà soprattutto una squadra aggressiva e coraggiosa, per dimostrare prima di tutto a sé stessa che il futuro è adesso.