Il Bodø/Glimt è un po’ come Lucifero. La sua origine è luminosa, la sua provenienza certamente celeste. Ma il suo destino è oscuro. Cambia nome: diventa prima Satana, poi il diavolo – perché scinde (diaballo, dal greco) –, quindi il nemico dell’uomo. Il Bodø/Glimt, nel mondo (europeo) del calcio, da fabula mistica si è presto trasformata in fabula (giallo)nera, squadra temuta per eccellenza, sorta di Cenerentola versione horror. Il Bodø si aggira nelle notti stellate del calcio europeo come un’ombra. Che si può sconfiggere, certo, ma solo affrontandola alla sua maniera, di petto. Senza timori, con l’umiltà di chi sa che giocare a quelle latitudini non è mai facile. Specie per una squadra ormai abituata a certi palcoscenici, pure «in pausa» dal calcio locale.
Il Bodø/Glimt, mentre scriviamo, ha infatti terminato il suo campionato. Lo ha terminato da un po’ a dire il vero: esattamente dal 30 novembre 2025. Sono quindi due mesi e mezzo che non ha impegni ufficiali. La stagione norvegese si è conclusa con il secondo posto per la squadra di Knutsen, l’allenatore in carica da sei anni – un altro dato non indifferente per comprendere quale osso duro siano i norvegesi.
Knutsen ha saputo portare la squadra del nord del Paese dei fiordi ai livelli più alti, vedi il titolo nazionale del 2020 dopo la retrocessione di quattro anni prima. Molto dal 2020 ad oggi è cambiato. I «salmonari», cit. Paolo Di Canio, sono diventati professionisti. E in casa loro, come detto, sembrano muoversi con maggiore sapienza ancora. Cerchiamo di vedere come e perché.
Battere il Bodo a casa sua: uno stimolo di per sé valevole
Il Bodø si sta preparando al caldo di Marbella, nonostante l’andata con l’Inter si disputi nel loro stadio, l’Aspmyra Stadion, impianto da 8.276 posti con terreno in erba sintetica e riscaldamento sotterraneo, pensato per resistere al clima rigidissimo. En passant, ricordiamo che quest’anno il Bodo ha avuto la meglio dell’Atletico Madrid al Wanda Metropolitano. Hai voglia quindi a parlare solo di fattore casa, ma per ora concentriamoci su questo aspetto.
Il freddo e la superficie del campo casalingo sono insidie notevolissime per gli avversari, soprattutto nelle competizioni continentali. Lo stadio si trova in una zona che sul mappamondo è situata a 67 gradi di latitudine, circa 200 chilometri al di sopra del Circolo Polare Artico, quasi all’estremo nord della Norvegia. Viaggio lunghissimo, freddo tanto, mitigato in parte dalla la Corrente del Golfo che rende possibile imbattersi in paesaggi meravigliosi laddove ci si aspetterebbe solo ghiaccio.
La scorsa stagione i norvegesi sono arrivati in semifinale di Europa League e quest’anno hanno conquistato i playoff di Champions. Risultati clamorosi per una squadra di quel livello. Che però alla luce degli stessi risultati merita forse una narrazione differente.
Il Bodø/Glimt ha vinto, in Europa, 32 partite in casa su 43, dal 2020: il 75%. In sole 5 occasioni non ha segnato, in altre 5 ha segnato almeno un gol. Nelle restanti 33 partite ha fatto sempre dai due gol in su. Tra le vittime “illustri”, Roma (due volte), Porto, Lazio, Besiktas, Olympiacos e Manchester City (quest’anno), Stella Rossa e Sturm Graz, mentre il Tottenham ha faticato per portare a casa un punto.
Battere Knutsen “giocando come il Bodo”: l’Inter sa farlo?
Il dato sulle partite giocate in casa dal Bodo è certamente rilevante, ma sarebbe un errore considerarlo unicamente sotto il profilo kabalistico-climatico. C’è dell’altro. C’è un allenatore che come abbiamo detto è con la squadra da sei anni. La conosce bene, conosce soprattutto i nuovi, perché la scelta è sempre condivisa con la dirigenza e riduce i tempi di inserimento nel progetto.
La filosofia di Knutsen è semplice: puntare sui giovani e su un sistema di gioco, il 4-3-3, in cui vengono esaltati i tagli degli esterni e gli inserimenti delle mezzali, il tutto a velocità supersonica e sfruttando il pressing a tutto campo. Un errore di Chivu sarebbe quello di provare a dominare questo sistema: bisogna invece accompagnarlo, attenderlo, per giocare di ripartenza “facendo il Bodo”, in un certo senso. È ciò che ha provato a fare e con successo Luciano Spalletti, vittorioso su questo campo come pochissimi altri sono stati in grado di fare.
Nel 4-3-3 organizzatissimo di Knutsen le “stelle” sono Kasper Hogh, bomber della squadra, che è la punta di diamante del Glimt insieme al capitano Patrick Berg (il regista) e all’ex milanista Jens Petter Hauge – che il Milan prelevò nel 2020 dopo averlo visto giocare da avversario nella partita vinta dai rossoneri 2-3 durante la pandemia. Di buon livello anche il portiere Nikita Haikin, lo sa bene la Lazio a sue spese, il terzino sinistro Fredrik Bjorkan, la mezzala Sondre Brunstad Fet e l’esterno destro alto Mathias Jorgensen, classe 2000.


