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Partiamo da una semplice quanto rilevante constatazione: l’Atalanta ha totalizzato finora 13 punti in Champions League (4V; 1N; 1P), ciò che le ha consentito di posizionarsi tra le prime otto della classifica nella fase campionato della massima competizione europea. L’Athletic Bilbao, 28esimo e al momento fuori anche dalla fase dei (secondi) preliminari precedenti l’eliminazione diretta dagli ottavi, di punti ne ha appena 5 (1V; 2N; 3P).

Di più, dato che può sorridere alla Dea, ha sempre perso – tranne in una occasione – fuori casa con due o più gol di scarto. È vero che ha incontrato Dortmund e Newcastle, ma i baschi non hanno di certo mostrato grande solidità difensiva. Di fronte ad uno stadio gremito, l’Atalanta di Raffaele Palladino può sognare davvero. Una vittoria non solo le darebbe il pass per gli ottavi – al 90% tra le prime otto – ma permetterebbe alla Dea di consolidare quelle certezze che la gestione di Ivan Juric sembrava aver disintegrato, e che invece sotto Palladino non solo sono state ricostruite con pazienza e grande lavoro, ma tendono ad un ulteriore miglioramento.

Il pareggio col Pisa – come, tre settimane fa, la sconfitta (3-1) contro l’Hellas Verona – dimostra che i nerazzurri, certamente in crescita, devono ancora farne parecchia, di strada, prima di potersi considerare davvero ad un punto stabile della stagione. Le prestazioni altalenanti della squadra, comunque in netto miglioramento dopo l’arrivo di Palladino, certificano un bipolarismo che ben si rispecchia nella doppia faccia – anche a livello impressivo, di classifica – della Dea in campionato e in Europa. Palladino si augura che proprio attraverso le notti stellate, come quella che lo attende mercoledì sera contro l’Athletic Bilbao, la sua squadra possa consolidare le proprie certezze. Che a ben vedere sono parecchie.

Certezze ritrovate, soprattutto grazie al leader Carnesecchi

Come si legge su Atalanta News, il principale portale di notizie sulla Dea in Italia, da Scamacca a Ederson, da De Ketelaere al rinnovato entusiasmo di Krstovic, pagato parecchio in estate, l’Atalanta si sta ricompattando intorno a quei giocatori caposaldo che nella prima parte della stagione avevano, per ragioni magari diverse, deluso le attese. Su tutti però c’è un giocatore che Palladino ha messo al centro, riconoscendone la leadership che Juric, al contrario, aveva provato a screditare: parliamo dell’ancora giovane (2000) ma già esperto Marco Carnesecchi.

«È la costanza la sua vera virtù: essere decisivo quando la squadra vince, ma esserlo ancora di più quando la squadra soffre. Un baluardo tecnico ed emotivo che va oltre la semplice parata».

Ricordate l’episodio dello scorso 25 ottobre? Dopo il grigio pareggio di Cremona, Juric lo aveva liquidato con una frase che oggi suona stonata: «Deve parlare di meno e fare il suo lavoro». Eppure, proprio in quella circostanza, Carnesecchi aveva dimostrato di avere le spalle larghe, mettendoci la faccia davanti ai microfoni.

Da vero leader, quasi da capitano si direbbe. Il portiere, che è resistito all’incedere del tempo, al contrario del suo ex allenatore, ha trasformato la frustrazione in energia positiva, dimostrando un attaccamento alla maglia che trascende le polemiche del momento. A certificare lo status di top player non sono solo le sensazioni – ha analizzato pianetatalanta.it – ma le statistiche fredde e inappellabili. Con 10 clean sheet in 27 presenze complessive, l’estremo difensore nerazzurro si conferma uno dei migliori interpreti del ruolo, come sottolineato anche da una leggenda come Sebastien Frey. Fondamentale nella corsa Champions dello scorso anno, decisivo in quella attuale: Carnesecchi non è più una promessa, è una splendida realtà consolidata. Che ora bussa anche alla porta di Donnarumma.

Se l’Atalanta è arrivata fino a questo punto gran parte del merito è suo. Perché avere un portiere con questa leadership è tutto nel calcio. Lo sapeva Gasperini, lo sa Palladino. Che si affiderà ancora una volta ai suoi guantoni per un match che vedrà l’Atalanta attaccare, quindi Carnesecchi dover difendere.