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Si sono affrontate le più forti di tutte. E le emozioni sono state immediate, belle, vibranti, clamorose per certi versi. Del resto, non capita poi così spesso che in tre dei quattro quarti di finale ci siano vittorie esterne. E che vittorie, poi. Perché? Eh, intanto sono stati violati il Bernabeu (dal Bayern Monaco), quindi l’Estádio José Alvalade (dall’Arsenal), infine il Camp Nou (dall’Atletico Madrid).

Premessa doverosa per una promessa netta e chiara: al ritorno bisogna aspettarsi di tutto, e l’errore sarebbe pensare che sia finita qui, che non ci sia più bisogno di andare oltre. No, macché: ci sarà il ritorno, e sarà un ritorno assolutamente d’autore, per il quale nessun risultato può dirsi veramente scontato. Tutt’altro. Dunque, prepariamoci a vivere emozioni difficilmente prevedibili.

Il Real Madrid non muore nemmeno se ha perso

Anche perché, su: come si può dare per finito il Real Madrid? Ha perso 2-1 in casa, sì. L’ha fatto contro il Bayern Monaco, chiaro. Eppure all’Allianz Arena temono gli uomini di Arbeloa come poche cose al mondo. I blancos sono pronti a schierare l’intero arsenale: tornerà Bellingham dal primo, Mbappé starà sempre meglio, Vinicius avrà gli occhi della garra.

Certo, qualcosa nel Bayern pare essere cambiato. E i ringraziamenti di Kompany sono andati in direzione Inter, con cui è arrivata la sconfitta più cocente un anno fa. I tedeschi hanno infatti sofferto quel doppio confronto con i nerazzurri e soprattutto da lì hanno imparato. Non si faranno trovare di nuovo così leggeri. Anzi.

Può essere l’anno dell’Arsenal?

Leggero non lo è per nulla l’Arsenal di Arteta, intanto. La vittoria in casa dello Sporting è stata tanto importante quanto chiave: il tecnico spagnolo temeva il colpo gobbo dei lusitani, che hanno dimostrato di essere di livello assoluto. E invece si trova con un piede già in semifinale, oltre al passo che c’è da compiere per andare a vincere una Premier League che sarebbe storica.

Momento d’oro, per i Gunners. Non c’è tanto altro da dire, se non che tutto questo premia un metodo e un concetto che in Italia non esiste: andare avanti con un’idea, pure quando questa non sembra esistere. Ebbene, viva Arteta. Più a lungo possibile.

Non è solo Cubarsì: Barcellona-Atletico Madrid

Il blitz più sorprendente, a dir la verità, è quello dell’Atletico Madrid in casa del Barcellona. Mamma mia. Julian Alvarez, poi Sorloth. Prima di loro il rosso a Cubarsì che un pochino (oppure un bel po’) ha indirizzato la partita. Eppure non è solo Cubarsì. Anzi: è stato veramente tanto Atletico, tantissimo Atletico, che continua a mettere talento al servizio di una squadra di organizzazione assoluta.

Il ritorno però non è scontato, nemmeno se l’Atletico ha vinto 2-0 al Camp Nou. Nemmeno con una prestazione sontuosa. Da Raphinha a (soprattutto) Yamal, quanto c’è da fare, quanto ancora deve scalare il Cholo Simeone. Garanzia, comunque. Soprattutto certe notti.

Psg, cercasi doppietta

Intanto, chi fa meno rumore – forse perché in fondo lo si attendeva – è stato il Psg: uno e due, Liverpool spazzato via al Parco dei Principi. E il ritorno ad Anfield Road fa nettamente meno paura. Il Paris sta mettendo in campo gli stessi principi visti un anno fa: qualità nel possesso, super aggressività, poi campioni fenomenali.

Doué è tornato benissimo. Kvara non smette di fare magie. E sarà pur vero che un centravanti farebbe (eccome) la differenza sempre e comunque, ma Luis Enrique ha imparato da tempo a farne a meno. Dunque, occhio ai campioni. Sarà scontato, ma loro partono davanti a tutti.