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Quando Ali Dià truffò il Southampton e tutta la premier League

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La storia di Ali Dia è di quelle che sembrano appartenere a un romanzo d’altri tempi. Il problema semmai è identificarne il genere: potrebbe essere un libro di sport, visto che si parla di calcio e di Premier League.

Ma anche una sorta di thriller, visto che c’è un grande inganno e una truffa. E forse anche un pizzico di fantascienza, perché a pensarci bene proprio non ci riesce a credere che un trentenne senegalese senza alcun talento o tecnica per il calcio, sia riuscito a esordire in uno dei campionati più belli e difficili del mondo.

Chi è Ali Dia?

Ok, facciamo un passo indietro. Prima di raccontarvi la storia incredibile di Ali Dia e del suo esordio in Premier League, forse è meglio sapere chi sia questo ragazzo.

Senegalese di nascita, Dia si sposta subito verso l’Europa proprio per provare l’avventura nel mondo del calcio, prima in Francia dove gioca nelle serie minori, poi in Finlandia e in Germania, sempre però giocando solo scampoli di partita e senza troppo successo.

Perché se nessuno mette in dubbio la caparbia e la forza di volontà con cui Dia affronta questo suo sogno del pallone, una cosa sembra ormai certa: Ali è un giocatore meno che mediocre senza alcun talento particolare.

Tranne appunto essere cocciuto e creativo, al punto di inventarsi una delle più grandi truffe mai viste nel calcio.

Il cugino di Weah

Nel 1996 Ali Dia sta giocando in una squadra delle divisioni minori inglesi (gli Spartans), per la verità con una sola presenza ufficiale. Ma la sua voglia di provare l’esperienza del grande calciatore non è calata e anzi, all’età di trent’anni sa che ormai le sue possibilità sono sempre meno.

Però è anche l’anno successivo all’incredibile successo di George Weah, il primo pallone d’oro africano della storia, una sorta di mito vivente che fa venire in mente a Dia un’idea malsana.

Convince un suo amico dell’università a spacciarsi proprio per Weah e chiamare al telefono alcuni allenatori della Premier League facendo passare Dia per un suo cugino senegalese con grandi capacità di gioco e un glorioso passato con la maglia del Senegal e con qualche esperienza anche con il Paris Saint Germain.

Una storia folle e incredibie, e infatti la prima telefonata a Harry Redknapp (manager del West Ham) finisce dopo pochi istanti, senza riuscire minimamente a convincerlo.

Ma Dia non demorde e fa un secondo tentativo, questa volta con Graeme Souness, del Southampton. La storia è la stessa, ma questa volta si apre uno spiraglio e contro ogni previsione, ad Ali Dia viene realmente offerto un contratto mensile con la prima squadra.

L’incredibile esordio in Premier League

A onor del vero in quegli anni non era difficile vedere dei giocatori in prova in queste squadre, e malgrado la storia bizzarra del “cugino di Weah”, ci furono altre coincidenze che portarono realmente Dia a indossare la maglia numero 33 del Soutampton.

Perchè è evidente che Souness non poteva non accorgersi subito dal primo minuto di allenamento che Dia non era esattamente il campione declamato dal finto Weah, ma decise ugualmente di tenerlo per una settimana visto che erano decimati dagli infortuni e senza ricambi.

E così ridendo e scherzando, venne convocato persino per la partita contro i Leeds, quando Souness aveva a disposizione un solo attaccante tra tutti i suoi uomini, Matt Le Tissier.

Qua entra in gioco anche il destino beffardo, perchè al 32 del primo tempo, proprio Le Tissier si infortuna ed è costretto ad uscire dal campo, e indovinate un po’ chi è l’altro unico attaccante in panchina? Proprio lui, Ali Dia.

Entra in campo, dimostrando immediatamente che la Premier non è cosa per lui. Avulso dal gioco, non tocca palla per una buona mezz’ora, correndo come un matto ma senza imbroccarne una nemmeno per sbaglio.

Ironia della sorte, a un certo punto si ritrova incredibilmente davanti alla porta con un pallone in arrivo da un suo compagno. Tiro di prima di piattone, che finisce di poco a lato. Incredibile ma vero, avrebbe avuto persino la possibilità di fare un gol (o un assist se si fosse accorto dei suoi due compagni soli in messo all’area).

In ogni caso il dado è tratto. Che fosse il cugino di Weah o meno, Souness lo toglie e cinque minuti dalla fine (con un 2-0 per gli avversari) inserendo un difensore.

Inutile dire che da lì a poco la truffa venne svelata e il contratto stracciato immediatamente. Ma ormai i giochi erano fatti: Ali Dia era riuscito nell’impresa miracolosa non solo di farsi fare un contratto da una squadra di Premier, ma di esordire in campo giocandosi i suoi 53 minuti di (poca) gloria.

Ed entrando nella storia, se non come marcatore, come “il giocatore più scarso mai visto sui campi di Premier League”.

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