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Lo avevamo inserito tra i possibili crack della stagione, tra gli italiani sicuramente più interessanti, e invece Theo Airhienbuwa lascia Trento e la Serie A per volare in NCAA. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto sull’Aquila Basket e che, la società stessa, non ha saputo frenare. L’ala piccola originaria di Isola della Scala, ha scelto di lasciare la squadra in cui è cresciuto per inseguire il sogno americano, accettando la chiamata di un college statunitense e rinunciando al contratto che lo legava alla Dolomiti Energia fino al 30 giugno 2029.

Trento accetta, ma la prende bene

Non è la prima volta che Airhienbuwa si trova a un bivio simile. Già un anno fa aveva ricevuto una proposta dal mondo universitario americano, salvo poi fare marcia indietro e restare in bianconero. In seguito, aveva anche declinato un secondo approccio da oltreoceano. Questa volta, però, la decisione è definitiva. Il club trentino ha scelto di assecondare la volontà del giocatore, rescindendo il contratto sottoscritto il 10 luglio 2025: “Abbiamo accontentato la volontà di Theo”. Con queste parole l’Aquila ha commentato l’addio, accompagnandole con i ringraziamenti al giocatore per l’impegno, la professionalità e il contributo offerto durante la sua stagione in maglia bianconera. Dietro queste dichiarazioni però, riporta la stampa locale, l’Aquila non sembra aver colto di buon cuore la situazione, quasi si fosse sentita costretta a cedere alle pressioni continue da parte del ragazzo.

Un buco nel roster da tappare in fretta

E ora la società bianconera si trova un con problema da risolvere: un buco nel roster da tappare immediatamente. La dirigenza deve ora trovare un’ala-centro in tempi rapidi per completare il roster. Come scritto da l‘Adige, l’assenza di Airhienbuwa rimette in discussione anche l’impostazione del progetto: l’ipotesi di mantenere la formula 5+5 non è più così scontata, a meno che Gaddo non riesca a individuare un profilo italiano credibile, disponibile e all’altezza del livello richiesto. Se invece si dovesse optare per il passaggio al 6+6, scatterebbe il versamento della cosiddetta “luxury tax”, con la conseguente rinuncia ai premi legati all’impiego dei giocatori italiani. Un costo aggiuntivo non trascurabile, ma che potrebbe risultare meno pesante del previsto. Il buy-out incassato dalla rescissione potrebbe in parte compensare il danno a bilancio, così come era già accaduto un anno fa con la partenza di Denis Badalau verso la NCAA – un’operazione che aveva fruttato più della cessione di Cale al Barcellona.