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Cosa ci ha detto la sesta giornata del nostro campionato.

Prendetevi cinque minuti del vostro tempo per sorridere, piangere, arrabbiarvi di brutto dinnanzi allo schermo: sono tornate le sentenze della Serie A.

  1. L’Inter è ancora la squadra più forte. Lasciamo stare il 3-0 al Parma, maturato peraltro in un sol tempo. Vogliamo qui riferirci al fatto che mentre le altre “grandi” balbettano, faticano, sudano, l’Inter sembra vincere le partite come su una piuma. Questa volta anche l’approccio è stato quello giusto, e non era scontato al rientro dalla sosta. Se Chivu, come sembra, saprà coinvolgere tutti gli effettivi in campionato, non vediamo onestamente un’altra squadra al livello dei nerazzurri.
  2. Perché Gattuso fa bene a ridimensionare la sua Lazio in testa alla classifica. Che nessuno parli di una Lazio immeritatamente in testa, non significa avere qualche perplessità sulla durata effettiva di questo sogno – di fine estate. La Lazio di Gennaro Gattuso sta stupendo tutti, ma ha dalla sua a) un entusiasmo contagioso, che la porta a overperformare, almeno in questo momento; b) la mancanza di reali pressioni, quelle di una squadra di cui si parlava in lotta per non retrocedere a inizio anno, altro che per vincere lo Scudetto. L’allenatore fa bene a gettare acqua sul fuoco, sbollentando gli animi non tanto della piazza – che intanto prosegue la sua protesta senza abbassare la testa – ma della stampa: il Monza poteva pareggiare in 10 uomini (santo Mandas, per la Lazio). È finita 3-1, che significa 16 punti in 6 partite, migliore partenza di sempre della Lazio nella sua storia, e un percorso quasi idealtipico per una squadra che, a proposito di storia e ricorsi storici, quando parte a fari spenti o controvento, tira sempre fuori qualcosa di grande.
  3. Allegri sta risollevando “il morto”. Conte, poco prima di andare via, aveva espresso a De Laurentiis i suoi dubbi taffiani: «non voglio accompagnare il morto». La sua squadra aveva reagito, ma il suo ciclo a Napoli era terminato con quella dichiarazione, di fatto. Allegri questo morto sembrava quasi averlo condannato a definitiva maledizione, e invece: contro il Frosinone, una delle squadre più in forma del campionato per gli ideologici un po’ smemorini, il Napoli ha sfoderato una signora prestazione, dominando dal 1’ al 90’. Ha vinto 3-0, ha lanciato a nostro avviso un segnale al campionato. Ha recuperato mentalmente De Bruyne, ha rivisto in campo McTominay. Contro la Roma, settimana prossima, può essere la partita della resurrezione, altro che morto.
  4. Amorim ha perso una grande occasione. Il pareggio del Milan col Sassuolo, che ha fatto un’altra buona partita contro una grande, puzza di occasione sprecata. Amorim poteva agganciare Gasperini a 14 punti, rimane così invece a 12. È vero che siamo alla sesta giornata, ma i limiti dei rossoneri sono ormai visibilissimi. L’attacco stenta – hai voglia a dire che Ramos può pure non segnare: se la squadra vincesse, d’accordo, ma così? –, la difesa non offre garanzie (il Milan poteva anche perdere), la squadra sembra non avvertire il pericolo e non sa leggere i momenti. La strada per l’Europa è ancora molto tortuosa.
  5. Siete sicuri che Nico Paz sia così forte? Concedetemi una polemica, in the end. Non scandalizzatevi, non insultatemi, vorrei solo, sommessamente, chiedere: perché Nico Paz vale 60 (di più?) milioni di euro? Come fa un giocatore così evanescente, soprattutto così poco incisivo quando serve – e contro le grandi in modo particolare –, ricevere tali adornamenti dialettici? Il ragazzo si farà, ma appunto: deve crescere ancora tantissimo. Ieri contro la Roma, tre settimane fa contro il Frosinone, in generale da inizio stagione, è parso in sofferenza rispetto alla pressione che la scorsa stagione ha generato su di lui. Diao, per dirne uno, è già più decisivo e incisivo – come età siamo lì. Ai posteri l’ardua sentenza: ma intanto, siamo sicuri che Nico Paz sia così forte?