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Dirceu e la sua fermata ad Eboli: il gusto dello “zingaro del calcio” per la provincia campana

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Il 15 settembre 1995 il mondo del calcio si ferma per piangere Dirceu Josè Guimaraes, lo “zingaro del pallone”, talentuoso giocatore brasiliano che si era guadagnato quel soprannome per le innumerevoli maglie indossate nel corso della sua carriera. In ogni piazza in cui Dirceu ha giocato, ha sempre lasciato il segno, ma in quel giorno di fine estate del 1995 fu in Italia, e più precisamente in Campania, dove il vuoto per la sua scomparsa si fece sentire maggiormente. 

D’altra parte, non è comune che un giocatore di fama mondiale, partecipante a ben 3 mondiali e 3 olimpiadi con la maglia verdeoro della Seleçao, si stabilisca ad Eboli per giocare con la squadra locale tra i dilettanti. Nel suo curriculum 38 presenze e 5 gol con il Brasile, ma anche 39 presenze e 14 gol con la maglia dell’Ebolitana, in Serie D. 

Ma Dirceu era questo: aveva girato il mondo mettendosi in luce nei palcoscenici più prestigiosi, proprietario del suo cartellino e a caccia di ingaggi sempre più ricchi, ma poi si stabilì per un paio d’anni in una cittadina di 30.000 abitanti, giocando in Serie D e a calcio a 5, ma soprattutto vivendo nella città e con i suoi tifosi, fermandosi sempre a chiacchierare, a palleggiare, a prendere parte a improvvisate partitelle al parco o a condividere un caffè al bar. Ma come era finito un talento del genere a calcare i polverosi stadi dell’Interregionale campana?  

Il lungo viaggio dello zingaro del calcio

La storia di Dirceu inizia il 15 giugno 1953, quando nasce a Curitiba, in Brasile, da José Ribero Guimaraes, operaio in una conceria e terzino dilettante nei campionati locali, e Diva Delfina, donna la cui bellezza è all’altezza di un nome così evocativo. Il padre nota subito il talento del figlio, rapido e abile nel dribbling, e si spende in tutte le maniere per dargli modo di giocare ed esprimere le sue potenzialità, mentre la madre spinge per fargli continuare gli studi di ragioneria mentre aiuta anche nel bar di famiglia. Famiglia che si allarga e diventa quasi una filastrocca, dato che dopo di lui, Dirceu, arrivano anche il fratello Darci e le sorelle Dirce e Dirci.  

A 13 anni entra nelle giovanili del Curitiba, giocando come ala sinistra, e a 18 anni parte militare, partecipando così ai campionati di categoria guadagnandosi, 2 anni più tardi, la chiamata per le Olimpiadi di Monaco ‘72, dove segna 4 gol. Si trasferisce al Botafogo l’anno successivo, ed entra in pianta stabile nella nazionale brasiliana, segnando il gol vittoria in un’amichevole contro la Germania che apre la tournée europea di quella Seleçao

Dirceu diventa una stella e nel Botafogo divide la stanza con Jairzinho, che diventa per lui una sorta di mentore e maestro. Nel 1974 gioca il Mondiale in Germania, quando il Brasile viene sorpreso in semifinale dal calcio totale dell’Olanda di Cruijff. Nel 1975 vince il titolo statale con il Botafogo, per poi passare al Fluminense insieme a tutto il nucleo centrale della Seleçao: Rivelino, Edinho, Carlos Alberto… La vittoria del campionato è una formalità, e l’anno successivo si trasferisce al Vasco De Gama, conquistando un’altra volta il titolo. Nel 1978 fa parte della spedizione verdeoro ai Mondiali di Argentina, dove mette a segno il gol che vale il terzo posto nella finale di consolazione contro l’Italia e viene nominato tra i tre migliori giocatori della manifestazione

Dopo i mondiali, è protagonista di un ricchissimo trasferimento in Messico, con l’America, società sponsorizzata dalla tv messicana, che versa 600mila dollari al Vasco De Gama per il suo cartellino, con il 15% della cifra che spetta direttamente a Dirceu. Con quei soldi acquista il campo da calcio dove giocava a Curitiba e costruisce 5 palazzine, una per sé e una a testa per il padre, il fratello e le sorelle. Dopo l’esperienza messicana, arriva l’Europa, sotto forma di tre anni all’Atletico Madrid

Nel 1982 in Spagna ci sono anche i Mondiali, vinti dall’Italia che sconfigge anche il Brasile per 3-2. Dirceu si convince che il Belpaese è lo scenario ideale per giocare a calcio, e firma con il neopromosso Verona di Bagnoli. L’anno successivo firma con il Napoli, dove si mette in luce ulteriormente nonostante un’annata tribolata per i partenopei. Con l’arrivo sotto al Vesuvio di Diego Armando Maradona deve trovarsi una nuova squadra: prima va ad Ascoli, poi a Como e, dopo che a causa di un infortunio sfuma la possibilità di giocare il suo quarto mondiale, torna in Campania, stavolta all’Avellino. Infine, dopo un ritorno in Brasile al Vasco De Gama, decide di chiudere la carriera negli Stati Uniti, ai Miami Sharks

La chiamata da Eboli e la nuova dimensione

Mentre Dirceu sta meditando il suo ritiro in Brasile, giunge la chiamata di Luigi Cavaliere, patron dell’Ebolitana e amico dai tempi delle militanze in Napoli ed Avellino. La proposta è un po’ folle ma allo stesso tempo suggestiva: perché non venire a cercare di portare l’Ebolitana in Serie C? 100 milioni per due anni, una splendida villa tutta per lui, e praticamente tutto quello che vuole. 

L’Ebolitana gioca al piccolo stadio Massaioli, con più polvere che erba.

Nel giorno della sua presentazione, 1500 ebolitani increduli ne riempiono gli spalti. Dirceu palleggia e tira un pallone, arrivando addirittura a farlo esplodere al terzo tiro contro il muro. L’entusiasmo è palpabile: Cavaliere mobilita tutti i giardinieri della città per fare in modo che al ritorno in città di Dirceu, per l’inizio del campionato, il Massaioli abbia un manto erboso degno di questo nome. 

Dirceu, dal canto suo, paga la ristrutturazione degli spogliatoi e si fa inviare dal Brasile maglie e pantaloncini gialli e verdi, che saranno la seconda divisa dell’Ebolitana in quegli anni. Anche l’allenatore, Rubens, è un connazionale di Dirceu. 

Dirceu gioca e incanta con l’Ebolitana, nonostante i 38 anni suonati, ma non solo: lo stipendio di 100 milioni è infatti frutto di una compartecipazione, e oltre che per la squadra di Cavaliere, Dirceu è tesserato anche per la Feldi Eboli, squadra che milita nella Serie A di calcio a 5, e deve dividersi tra gli impegni in entrambi i campionati. E inoltre il suo contratto prevede che nel mese di dicembre possa tornare in Brasile per un mese e mezzo, periodo in cui l’Ebolitana, priva del suo talento, sprofonda in classifica. In due stagioni la promozione in Serie C2 non arriva, anche se arrivano tanti successi e tanti gol che fanno entrare Dirceu nel cuore del pubblico ebolitano. 

Finito il biennio ebolitano, Dirceu si sposta a giocare per un anno a Benevento, pur rimanendo sempre a vivere ad Eboli, dove ha aperto anche un’attività di noleggio auto, e continuando nel calcio a 5 con le maglie del Kaos Bologna e della Polisportiva Giampaoli ad Ancora, dove apre anche un pub. Nel 1995, dopo una brevissima parentesi calcistica in Turchia, si accorda con la squadra messicana dei Venados de Yucatan, ma continua a seguire l’Ebolitana, anche se solo da tifoso. 

Nella squadra campana si sta mettendo in luce un libero interessante, Pasquale Sazio, e Dirceu gli propone di fare una sorta di tournée promozionale in Brasile insieme a lui. Conoscere agenti e procuratori, partecipare a tornei di beneficienza, mettersi in mostra e cercare un ingaggio nel calcio brasiliano. Dirceu e Sazio sono in macchina insieme in quel maledetto 15 settembre del 1995, quando, tornando verso l’abitazione di Rio de Janeiro, una macchina proveniente in senso opposto sbanda nella loro direzione, causando l’incidente che spezza le loro vite.  

Oggi ad Eboli la squadra locale, che ha preso il nome di A.S.D. Academy Ebolitana e nella scorsa stagione è stata promossa nel campionato di Promozione, gioca in un modernissimo stadio da 15mila spettatori, inaugurato nel 2001 e utilizzato anche per le sedute d’allenamento della Salernitana.

Il nome del complesso? Stadio José Guimarães Dirceu, in onore del campione che ad Eboli non si è fermato, ma che ha continuato ad amarla fino alla fine. 

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