Vai al contenuto

La Serie A è ripartita e la prima grande notizia è che il VAR è sparito dal gioco. Nessuna chiamata al monitor finora, un numero clamoroso se pensiamo che a questo punto dello scorso campionato eravamo già a quota 4.

Le indicazioni di Orsato sembrano essere state recepite, e il gioco ne sta oggettivamente guadagnando in termini di spettacolo. La media gol è aumentata, così come il tempo effettivo – un incremento questo dovuto anche alla regola sui 5 secondi di attesa prima di battere un calcio da fermo o un fallo laterale, ma anche dalla regola sui giocatori che, ricevute le debite cure in campo, devono sostare 1’ fuori dal terreno di gioco.

In questo clima parzialmente rinnovato, per ora in meglio, abbiamo anche tanti temi calcistici di cui trattare. Noi ne abbiamo selezionati cinque.

  1. L’Inter sa vincere anche in modo sporco, le altre no. Il tema a nostro avviso fondamentale di queste prime due giornate, in riferimento alla lotta al titolo, è che l’Inter ha dimostrato di saper vincere senza incantare. Lo ha fatto a Cagliari dove una rete di Calhanoglu nel primo tempo ha spianato la strada ai tre punti – che però sono arrivati con un po’ di sana sofferenza nel finale. In attesa di Lecce v Roma, al momento non vediamo una squadra forte come quella di Chivu. Se i nerazzurri imparano a vincere anche in modo sporco, sono dolori per tutti. E la Serie A potremmo già dichiararla chiusa ad agosto.
  2. Spalletti il nuovo acquisto ce l’aveva in casa. Uno sguardo fisso negli occhi, parole al fulmicotone pronunciate a 20 cm di distanza una bocca dall’altra. È l’immagine di Luciano Spalletti a dialogo con Douglas Luiz durante il secondo cooling break di Juventus v Parma (2-0). È l’immagine, soprattutto, di un allenatore che ha trovato il suo metronomo in modo inatteso e forse impronosticabile, ma che ora non potrà farne a meno – soprattutto contando l’assenza di Thuram, che ne avrà per almeno un altro mese.
  3. Frattesi alla Lazio può essere un fattore. È un segreto di Pulcinella che Frattesi alla Lazio è un giocatore fuori contesto. In una rosa che giudicare debole è un eufemismo, uno come lui sposta le montagne. Ma a sentirne le parole in conferenza stampa, dopo aver deciso anche la sfida contro il Genoa dopo la rete all’esordio col Bologna, scopriamo un ragazzo che trascina e migliora gli altri. Gli elogi a Dia, a un passo dall’addio, come quelli a Gattuso e al gruppo squadra, fanno capire che Frattesi is a man with a mission, direbbero gli inglesi. Non sappiamo quale, lui pure pare misterioso sul riferimento (volutamente ambiguo). Una cosa è certa: la Lazio con lui può ambire a qualcosa in più di una tranquilla salvezza.
  4. Il Como di Fabregas non è una meteora. Vale per il Como di Fabregas il discorso che fanno i grandi generali dopo aver vinto una battaglia: le motivazioni vengono trovate a ritroso, l’eccesso diviene causa del successo. Ma così è facile. In realtà molti di noi non credono che il Como possa ripetere il quarto posto dello scorso anno. Bisognerebbe però chiedersi se non possa fare persino meglio. La vittoria a Napoli contro Allegri – plasticamente e con sineddoche accentuata «la vittoria del nuovo calcio contro quello vecchio», ha mostrato una squadra solida, forte in tutti i reparti, sicura di sé ma giovanissima d’età media: appena 22 anni in campo. Capite bene che alla lunga questo discorso potrà incidere parecchio, in Italia e in Europa. Tutto sta nel capire dove questo processo di crescita arriverà, e se la concomitanza con le sfide europee sarà effettivamente un fattore. In attesa di capirlo, ci godiamo una delle squadre più belle da vedere in Serie A da molti anni a questa parte.
  5. Ramos può spezzare la maledizione dei numeri nove al Milan? È una domanda che dalle parti di Milanello si sono fatti con insistenza e che dopo due partite trova una parziale risposta. Perché è vero che Gonçalo Ramos ha segnato un bellissimo gol venerdì contro il Venezia, ma è altrettanto vero che se ne è divorati almeno un paio. La maledizione per ora è spezzata, ma è presto per dirlo con certezza. Di sicuro Amorim sta lavorando bene sulla squadra e sul ragazzo. San Siro non è il Parco dei Principi, Milano e l’Italia non sono Parigi né la Francia: qui al primo errore rumoreggia la storia. Ma qui, anche, alla prima rete ruggisce il Diavolo in terra. Da che parte sta, Gonçalo Ramos?