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Qualità più che la quantità: ormai questa è la tendenza delle cronometro nelle grandi corse a tappe, e la Vuelta 2026 non fa eccezioni. Due appuntamenti, uno sicuramente decisivo perché assegnerà la prima Maglia Rossa.

Montecarlo e Andalusia come scenari delle due frazioni in programma, ma andiamo ad analizzarle entrambe, pensando anche a un’ipotetica evoluzione della corsa spagnola.

Pogacar, subito leader “in casa”?

Il 22 agosto inizia la Vuelta 2026 e per la terza edizione consecutiva comincia fuori dalla Spagna: dopo Lisbona e Torino tocca infatti a Montecarlo, un posto che con le biciclette ha un rapporto non così stretto, ma che sta bene anche esplorare.

Il Principato è “casa Pogacar”, nel senso che il fenomeno sloveno è residente qui, come tanti altri sportivi, del resto. In quanto a sport non andiamo più in là di Formula Uno e calcio: non poco per un territorio così minuscolo.

Due discipline che accompagneranno i partecipanti alla cronometro iniziale, che assegnerà la prima Maglia Rossa e su cui Pogi ha sicuramente già messo gli occhi. Appena 9,6 i chilometri previsti, molto tecnici, come del resto il percorso del gran premio di Formula Uno.

Curve strette, rettilinei vista mare, ma attenzione ai tombini, arrivo sulla griglia di partenza appunto del gran premio: una distanza da non sottovalutare, comunque, e dove l’errore rischia di essere pagato caro.

Come riscaldamento niente male, aperitivo di una prima settimana di Vuelta 2026 molto movimentata (un solo arrivo allo sprint).

Cronometro Vuelta 2026, benvenuti al sud

Di tutt’altro genere, anche climatico, la seconda crono in programma: appuntamento al 10 settembre, quart’ultima tappa, la numero 18. Si parte da El Puerto de Santa Maria, in provincia di Cadice (città di nascita di Joaquin, ex calciatore della Fiorentina), per arrivare a Jerez de la Frontera.

Curiosa la connessione motoristica comunque tra queste due cronometro, da Montecarlo a Jerez, templi della velocità, anche se di stili diametralmente opposti.

Comunque questa sarà una frazione più consona ai canoni delle prove contro il tempo: 32 chilometri tutti pianeggianti, con la costa atlantica sulla sinistra, in risalita da Cadice, appunto, verso Jerez.

Attenzione quindi a due fenomeni atmosferici che potrebbero condizionare la frazione. Il primo è il vento, che se dovesse picchiare con forza renderebbe la prova molto più difficile; l’altro è il caldo, che a inizio settembre in Andalusia è ancora compagno di viaggio di tanti turisti e non solo.

Certo, a questo punto della Vuelta 2026 molte cose potrebbero già essere decise e i corridori realmente interessati alla vittoria una manciata. Poco prima dell’ultimo sforzo in montagna, poi, qualche outsider è pronto a mettere la firma sulla tappa.