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A meno di un anno dal lancio ufficiale, Riftbound è già la sorpresa più positiva dell’industria delle carte collezionabili. Il TCG prodotto da Riot Games ha conquistato in pochissimo tempo un pubblico sorprendentemente trasversale.

Riftbound riesce infatti ad attirare sia gli appassionati di lunga data dei trading card game sia chi si avvicina per la prima volta a questo genere. Ancora più sorprendente è il rapidissimo sviluppo del mercato collezionistico: persone che magari non giocano, ma acquistano comunque carte e “set” particolari del brand.

Qui entrano in campo due fattori. Da un lato l’estetica, la qualità del prodotto. Dall’altro il background del gioco, preso a prestito da League of Legends, il videogame che ha fatto la fortuna del publisher americano. Non è quindi un caso se, da qualche mese a questa parte, appassionati ed esporters del famoso MOBA stiano “saccheggiando” le piattaforme dove si vendono carte e prodotti speciali di Riftbound.

Il vero motore della crescita, però, resta quello dei giocatori che acquistano le carte per costruire il proprio deck e sedersi al tavolo. Ed è a questo punto che Riftbound mostra tutta la sua forza, perché riesce a parlare contemporaneamente a due pubblici differenti.

Demo game di Riftbound. In primo piano a dx: Dave Guskin (credits Riot Games)

Prima di tutto, “Riftbound è un TGC da giocare con gli amici“. Sono parole di Dave Guskin, ex Wizards of the Coast per il TCG Magic: The Gathering e adesso Game Director di Riot Games nell’area delle carte collezionabili sia digitali (Legends of Runeterra) che fisiche (Riftbound).

Guskin ha ragione, perché è da lì che inizia l’innamoramento per un – possibile – hobby. La passione, però, si accende quando si scopre la parte competitiva del gioco.

Riot Games sta puntando forte su quest’ultimo aspetto. Ha già messo in campo una percorso torneistico di alto livello, con eventi locali, nazionali e internazionali. La vetta è rappresentata dal circuito dei Qualifier, tornei che radunano migliaia di persone e permettono di qualificarsi ai Regional Championships, cioè le finali per macroregioni. L’ultimo atto, le World Finals in programma nel 2027, chiuderanno la prima stagione di Riftbound.

Il competitivo è spettacolo, apprendimento e anche spirito di emulazione. E’ lì che si incontrano i campioni ed è grazie a loro che si può crescere all’interno del gioco. In questo momento specifico c’è un nome di riferimento: Pedro “Squirtle” Bañeres, unico finora ad aver vinto due Qualifier (a Lille e Utrecht).

Il giocatore spagnolo è pronto a dare l’assalto al terzo fra due settimane, a Barcellona (20-23/08/2026), ultimo Qualifier europeo.

In attesa di vederlo all’opera in Catalogna, abbiamo contattato Pedro Bañeres per parlare di Riftbound, della sua crescita competitiva e delle prospettive del gioco. L’intervista è stata realizzata con il prezioso supporto di Ana Bermejillo Ibáñez, Country Manager di Ziran Communication per l’Italia.

Qualifier a Utrecht. Immagine credits Riot Games

Ciao, Pedro. Grazie per il tuo tempo. Cominciamo dalle origini: quando e come ti sei avvicinato ai giochi di carte collezionabili (TCG)? Con quale titolo hai esordito a livello competitivo?

Il mio primo contatto con i giochi di carte è stato grazie a mio fratello, che giocava a Magic: The Gathering. Ho sempre amato i giochi da tavolo e mi piaceva tantissimo giocare con lui. Intorno al 2022, ripensando a quanto mi divertissi, ho deciso di andare a giocare in un negozio specializzato. Lì ho conosciuto persone che condividevano la mia stessa passione e, poco a poco, ho iniziato a competere sempre di più.

Che cosa rappresentano oggi i TCG nella tua vita? Un hobby, una professione o qualcosa che va oltre queste due dimensioni?

Sono qualcosa che va oltre. Innanzitutto sono il mio hobby, ma sono anche ciò a cui mi dedico professionalmente in questo momento. Direi quindi che rappresentano un mix di entrambe le cose.

Perché hai deciso di concentrarti sul TCG di Riot Games? Che cosa ti ha colpito maggiormente di Riftbound rispetto agli altri giochi di carte che hai giocato?

Dopo diversi anni passati su Magic, avevo iniziato a perdere entusiasmo per il gioco. Ho provato Lorcana e mi è piaciuto molto, ma sentivo la mancanza di una scena competitiva davvero forte, perché era rivolto soprattutto a un pubblico più casual, pur avendo comunque eventi competitivi che apprezzavo. Quando è arrivato Riftbound, con un forte focus sulla competizione fin dall’inizio, ho deciso di provarlo insieme ad alcuni amici e me ne sono innamorato fin dal primo set, Origins.

Quanto conta, secondo te, il fatto che Riftbound faccia parte dell’universo di League of Legends? Seguivi già League of Legends, Arcane o altri prodotti Riot Games, oppure è stato soprattutto il gioco in sé a conquistarti?

Ho giocato un po’ a League of Legends, ma non tantissimo e mai a livello competitivo. Ho invece visto Arcane ed è una delle mie serie preferite. Credo che, per un gioco di carte, avere un universo narrativo sia molto importante: aspettare con entusiasmo l’uscita di un campione perché ti è piaciuta Jinx in Arcane o perché giocavi Aurelion Sol in League of Legends rende tutto molto più emozionante e ti fa sentire maggiormente coinvolto. Dà al gioco un’identità che va oltre le sue meccaniche.

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a giocare a Riftbound senza avere una solida esperienza nei giochi di carte collezionabili?

Di non avere paura. Tutti abbiamo iniziato senza sapere nulla e ci sono tante persone disposte a condividere questa passione e ad aiutare i nuovi giocatori a imparare. Non bisogna temere di fare brutta figura perché si è alle prime armi: siamo passati tutti da lì.

Parliamo di competizione. Le tue vittorie consecutive a Lille e Utrecht ti hanno ormai consacrato come uno dei migliori giocatori di Riftbound. Come ti sei preparato per quei tornei? Su quali strategie o mazzi ti sei concentrato?

Mi sono preparato insieme alla mia squadra, il Team Micelion che è stato fondamentale durante tutto il percorso. Abbiamo testato tantissimi mazzi e diversi matchup. Inizialmente, per Lille, mi ero concentrato su Rek’Sai, anche se alla fine ho giocato Azir. Per Utrecht, invece, avevo le idee molto più chiare.

Nel comunicato raccontavi che tutto è iniziato a Bologna, dove hai chiuso al 22º posto. Guardando indietro, qual è stato il momento in cui hai capito di poter davvero diventare uno dei migliori giocatori di Riftbound?

A Bologna sono rimasto con un po’ di amaro in bocca. Il mazzo che stavo giocando, Ezreal Lock, creato dal mio compagno di squadra Mateo Ferreira (TheManLand) e con il quale lui aveva ottenuto una Top 8 proprio a Bologna, era il miglior mazzo del formato. Nonostante avessi ottenuto un ottimo risultato, il migliore rispetto ai miei precedenti tornei di Lorcana e Magic, ho avuto la sensazione che avrei potuto fare ancora meglio. È stato lì che è nata davvero la voglia di migliorare e dimostrare quanto valessi.

Adesso giochi praticamente in casa. Senza svelare troppo, puoi anticiparci come ti stai preparando per Barcellona? Che cosa ti aspetti da questo Qualifier? Senti una pressione diversa rispetto a Lille e Utrecht?

Continuo a prepararmi con Micelion. In questo momento stiamo provando tutte le novità introdotte da Vendetta per capire quali strategie funzionano meglio. Spero soprattutto che il team faccia una bella prestazione: i risultati individuali possono arrivare oppure no, ma è nella preparazione collettiva che possiamo davvero fare la differenza.

A Lille ero molto più nervoso che a Utrecht. Ho concluso il torneo da imbattuto e ho affrontato grandi giocatori, quindi in alcuni momenti, soprattutto nella fase finale, la tensione si è fatta sentire. A Utrecht ero molto più tranquillo, perché avevo già vissuto quell’esperienza. Per Barcellona è vero che le aspettative sono più alte e questo comporta un po’ più di pressione, ma sono soddisfatto della preparazione e di ciò che ho già raggiunto, quindi affronto il torneo con maggiore serenità.

Finale Qualifier Utrecht (credits Riot Games)

In vista delle finali mondiali, quale macroregione ritieni oggi la più forte nella scena competitiva di Riftbound? C’è qualche giocatore che consideri un punto di riferimento?

Avendo giocato solo in Europa, non ho ancora un’opinione precisa. Lo scoprirò a Singapore e a Los Angeles!

Per quanto riguarda i giocatori, mi ispira molto il mio compagno di squadra Xtacio, soprattutto per la sua straordinaria capacità di costruire mazzi attorno a Baron Nashor.

Riftbound è ancora agli inizi del suo percorso. Dove immagini che possa arrivare tra tre o cinque anni, sia come gioco sia come scena competitiva?

Ripongo grandi speranze in questo gioco e credo che molti altri la pensino come me. È riuscito a risvegliare quella vena competitiva che tanti di noi hanno, e già qualificarsi a un Regional viene percepito come un traguardo incredibile. Non vedo l’ora di scoprire cosa hanno in programma per il Campionato Mondiale e per gli altri eventi futuri.

E come immagini il tuo futuro personale? Al di là del gioco, quali sono le tue aspirazioni personali e professionali?

Credo di essere una persona piuttosto semplice da questo punto di vista. Il mio obiettivo principale è costruire una famiglia con la mia compagna e vivere serenamente.

Immagine di testa: Pedro “Squirtle” Bañeres (credits Riot Games)

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