Vai al contenuto

Nell'”oceano” delle mani giocate finora alle World Series Of Poker 2026, ogni tanto si riesce ad intercettare qualche situazione particolare. In precedenza abbiamo raccontato le action clamorose di Allen “Chainsaw” Kessler, Youness Barakat, Joni Jouhkimainen. Adesso è la volta di Alex Kim e Michael Mizrachi.

Kim è stato protagonista di una fantastica deep run nell’evento #50: $1.500 Millionaire Maker, torneo da 11.769 entries e otto giornate di gara, terminato con la vittoria di Joseph Liberta. Lo statunitense ha catturato il primo titolo WSOP dopo numerosi tentativi in quindici anni di carriera, con l’aggiunta di un payout mostruoso: $1.250.000! Anche Alex Kim non se la passa male grazie ai 315.000 dollari del suo sesto posto, che però non ci sarebbero stati senza un colpo molto fortunato.

L’azione si è svolta durante il livello 39 del Day 4, con 13 giocatori ancora attivi. I bui sono 600.000/1.200.000/ bb ante 1.200.000 quando Kim apre a 8.800.000 chip da early position. L’inglese Antonhy Rubin shova con lo stack superiore e riceve i call dell’americano Ryan Eriquezzo (shortstack) e dello stesso Kim, il quale aggiunge le ultime 400k chip. Si va allo showdown:

Alex Kim: K♠J♣
Ryan Eriquezzo: K♦K♣
Antony Rubin: A♥K♥

Eriquezzo parte avanti con il 56,5% di chance, contro 34,5% di Rubin il modesto 8% di Kim. Il flop 5♠Q♣8♠ incrementa il suo vantaggio (79%, 13%, 8% ca.). Al turn scende un 9♠ che apre per Kim il draw di colore e di scala a incastro: 66,5% vs 28,5% di Kim, mentre Rubin crolla al 5%. Il river porta la carta che serve ad Alex Kim: J♠, colore chiuso runner-runner con K♠ in mano! Eriquezzo è out 13°, mentre Rubin uscirà poco dopo in 12a posizione.

Jesse Lonis (credits WSOP via PokerNews)

La seconda azione viene da uno dei tornei finora più belli, il #70 $10.000 Pot-Limit Omaha Championship: un evento davvero spettacolare e reso ancora più prestigioso dal nono braccialetto di Michael Mizrachi!

Il vincitore del Main Event WSOP 2025 ha dominato quasi sempre nel corso delle quattro giornate. Soltanto nel Final Day la sua leadership è stata messa in discussione da un altro grande campione statunitense, Jesse Lonis. Mizrachi è però riuscito a bloccare l’iniziativa, grazie alla mano che segue.

I bui sono 100k/150k bb ante 150k. Lonis apre rilanciando 550.000 chip da under the gun e riceve il call soltanto da Mizrachi che occupa l’hijack. Flop: 2♥3♣7♥. Lonis betta 1.500.000, The Grinder chiama. Il turn è un 9♦ che accende l’azione. Jesse Lonis punta altri 4,5 milioni di chip, mandando nel think-tank il suo avversario. Dopo una lunga pensata, Michael Mizrachi annuncia “pot”, di fatto equivalente a un raise all-in, e Lonis chiama con lo stack superiore. Allo showdown Michael Mizrachi mostra A♠A♣8♠3♥ vs A♦J♥10♦7♦: il Grinder ha un vantaggio di 3:1 e il river K♠ gli consegna un monster pot decisivo per il titolo!

La giocata di Mizrachi merita una breve analisi. ll nove volte vincitore del braccialetto decide di non tribettare preflop, nonostante il vantaggio della posizione. Nel PLO, però, è abbastanza frequente fare pot control quando in mano non c’è una super starting hand e quindi la sua scelta è comprensibile. Al flop, invece, Mizrachi avrebbe di nuovo l’occasione per rilanciare: ha una coppia di Assi in mano e un tre accoppiato sul board il quale, tra l’altro, è molto poco connesso. E invece il top player USA sceglie di nuovo il call. Quando arriva il turn, Mizrachi sceglie invece di rilanciare pot/all-in pur non avendo migliorato la propria mano con quattro carte sul board!

Eppure, a carte scoperte, la mossa è corretta perché Lonis è in svantaggio e ha “solo” 11 out per ribaltare la situazione: tre 8, due 7, tre 10 e tre Jack!

Azzardo o lettura magistrale di Michael Mizrachi? A voi l’ardua sentenza!

Immagine di testa: Michael Mizrachi (credits WSOP via PokerNews)

Related Posts

None found