Vai al contenuto

Con il passare degli anni acquisisce sempre più importanza, scavando un solco via via maggiore con le corse concorrenti: il Tour de France anche in questo 2026 rischia di cannibalizzare l’attenzione per quanto riguarda il ciclismo, ma ne ha ben donde.

In nessun’altra competizione, nemmeno al Mondiale, c’è una concentrazione di fuoriclasse così alta. Vale la pena partecipare, anche solo per strappare il podio finale, un arrivo di montagna prestigioso, una delle maglie di contorno e non solo la gialla.

La Grande Boucle si appresta, insomma, a regalarci tre settimane di grande spettacolo, anche se purtroppo non ci sono molti italiani tra i protagonisti attesi.

Da Barcellona a Parigi, attraversando i Pirenei, i Vosgi e infine le Alpi con il doppio arrivo sull’Alpe d’Huez e i suoi 21 tornanti. Non si può sempre avere tutto dal percorso, ma gli spunti d’interesse non mancheranno.

L’eterna lotta Uae-Visma al Tour de France 2026

Tutto si ridurrà per il quinto anno consecutivo al dualismo tra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard: 3 vittorie per lo sloveno, due per il danese. Due secondi posti per Pogi, quattro per il “Re Pescatore”. Aggiungiamoci il trionfo di Pogacar del 2020, davanti a Roglic, naturalmente; perché quest’anno Tadej punta al pokerissimo.

Dal 2021 per il resto i primi due gradini del podio di Parigi (o di Nizza, nel 2024) se lo sono accaparrati questi due corridori, i migliori al mondo nelle corse a tappe.

Le briciole se le sono godute, nel senso del terzo posto nella generale, Richard Carapaz, Geraint Thomas, Adam Yates, Remco Evenepoel e Florian Lipowitz.

Nel dubbio, un dominio delle due corazzate del gruppo, la Uae di Pogacar e la Visma di Vingegaard, che si stanno spartendo in maniera più o meno uguale tutte le grandi corse a tappe.

Rarissime le eccezioni, l’ultimo non Uae o Visma in trionfo in un grande giro è stato Primoz Roglic, già passato alla RedBull, nella Vuelta di Spagna del 2024.

Ognuno di questi due maxi-team ha a disposizione rose formidabili e strapagate, con i gregari che potrebbero essere benissimo dei capitani altrove.

La seconda punta della Uae al Tour de France 2026 sarà il talentuosissimo messicano Del Toro, mentre la Visma avrà come appoggio di Vingegaard lo statunitense Matteo Jorgenson.

Primoz Roglic e la maglia rosa Isaac Del Toro durante il Giro d'Italia 2025
Isaac del Toro (in Maglia Rosa al Giro 2025) sarà la seconda punta della Uae al Tour. Getty

Aggrappati alla novità Seixas

Almeno in questa edizione 2026 del Tour de France si respira aria di novità. La regalerà Paul Seixas, il nome nuovo del ciclismo mondiale, 19enne di Lione esploso a inizio anno, salvo poi incappare in una serie di problemi fisici che lo condizioneranno forse più della pressione di dover correre in casa.

La Francia attende da tempo immemore un portacolori in grado di vincere la corsa di casa. Da 41 anni, dal successo di Bernard Hinault, un transalpino non arriva in Maglia Gialla a Parigi. L’Italia si lamenta per la sua carenza di uomini spendibili nelle corse a tappe, ma nemmeno la Francia scherza.

Ora questo Seixas, promesso sposo della Uae, si dice, ma per ora prima punta della Decathlon, squadra ambiziosa e “costretta” a lavorare duro per il ragazzo all’esordio non solo nella Grande Boucle, ma in una grande corsa a tappe in assoluto.

Vero è che l’anno scorso trionfava al Tour de l’Avenir, il Tour in versione giovanile, ma questa è un’altra cosa. Almeno, lo ribadiamo, porta una ventata di novità: il podio sarebbe qualcosa di stratosferico, oggettivamente parlando. Più ragionevole una top-10.

Serie A contro il resto

Sta di fatto comunque che tutti i migliori, almeno tra quelli in salute, saranno presenti ai nastri di partenza. Questa è la grande differenza con il Giro d’Italia e con la Vuelta, che ormai possono ambire soltanto, e nemmeno ogni anno, a uno o due big.

Nessuno vuole perdersi il Tour de France, anche in questo 2026 anche chi ha dovuto saltarlo lo ha fatto per motivi impossibili da superare. Anche molti di quelli che hanno corso il Giro d’Italia a maggio si getteranno nella mischia, rendendo la Grande Boucle davvero un All Star Game in versione ciclistica.

Tutti i team schierano tutti i migliori. Non solo la Uae e la Visma, ma pure la RedBull con Evenepoel e Lipowitz, o la Lidl-Trek con Ayuso e Skjelmose, la stessa Ineos con Bernal.

Il dato di punti Uci alla partenza del Tour de France 2026 rispetto al Giro poi è impietoso: il rapporto è quasi di 2 a 1, come se fosse una Serie A e una Serie B, quasi C. Brutto a dirsi, o triste, ma ormai è così da tempo.

E non ci sono nemmeno corridori italiani a cui aggrapparsi, se non per motivi estemporanei; qualche fuga, la crono con Ganna, non c’è neppure Jonathan Milan, nel 2025 vincitore della Maglia Verde, quella della regolarità.

Noi nel dubbio saremo sempre attenti, tappa dopo tappa, consapevoli di assistere comunque a un grandissimo spettacolo, il migliore possibile.