Sembrava appena iniziata. E invece siamo già ben oltre la primissima fase. Rieccolo, il Mondiale. Sta illuminando le nostre giornate, anche se è difficile sentire il trasporto senza la presenza della nostra Nazionale. Ce ne stiamo facendo una ragione, ahinoi. Ma non vuol dire che sia giusto così.
A ogni modo, la fase a gironi è alle spalle e il Mondiale è già entrato nella sua fase a eliminazione diretta. I sedicesimi sono in corso e il Canada è stata la prima nazionale a conquistare il pass per gli ottavi, avendo battuto il Sudafrica per 1-0 all’ultimo istante. E in attesa di conoscere il resto del tabellone, qui la Top 11 dei giocatori che hanno lasciato il segno finora.
Vozinha
Il veterano di Capo Verde è stato uno dei simboli della sorpresa africana. Decisivo tra i pali, ha trasmesso sicurezza alla squadra e ha firmato interventi che hanno pesato quanto un gol. Poi personaggio vero, puro, duro. Da Mondiale: ha fatto la differenza.
Guehi
Ha guidato la retroguardia inglese con autorevolezza e dimostrato di essere un giocatore di livello superiore. Sempre attento nelle letture, ha limitato gli spazi agli attaccanti avversari senza rinunciare all’anticipo. E l’Inghilterra sogna con le sue chiusure.
Pau Cubarsí
Il più giovane del reparto ha confermato una personalità fuori dal comune. Pulito nelle uscite palla, preciso negli interventi e mai in difficoltà anche sotto pressione. De La Fuente gli ha dato le chiavi in mano, e un’eredità pesante. Per ora la sostiene con leggerezza.
Borges
Tra le rivelazioni del torneo. Ha dato solidità a Capo Verde con prestazioni continue, distinguendosi per concentrazione e capacità di adattarsi alle diverse situazioni. Cosa chiedergli di più? Un po’ di numeri: terzo per contrasti totalizzati nel torneo e secondo per respinte tra i giocatori di movimento, più del 68% di duelli vinti.
Vinicius
Concedeteci una licenza tra il poetico e il tecnico: lo mettiamo in una posizione più arretrata rispetto al solito. Comunque, l’asso del Real ha inciso con accelerazioni e qualità nell’uno contro uno. Ogni volta che il Brasile ha aumentato il ritmo è passato dai suoi piedi. Ogni volta davvero.
McKennie
Ha dominato il centrocampo per intensità e presenza fisica. Recuperi, inserimenti e leadership: il Mondiale dell’americano è stato fin qui di altissimo livello. E nello stesso ruolo che gli ha cucito Luciano Spalletti. Visionario.
Vite
Ha rappresentato il punto di equilibrio del suo Ecuador. Occhio a lui in futuro. Il motivo? Sempre nel vivo della manovra, ha garantito ordine e tempi di gioco con grande continuità. Solamente nella prima fase è stato quinto per occasioni create su azione (8) e terzo per possessi recuperati (29).
Olise
Classe e fantasia. Ha creato superiorità numerica con naturalezza e ha prodotto occasioni in ogni partita, confermando il salto definitivo tra i grandi. Sì, perché Olise è lì, tra i più forti. Fa a gara con i prossimi tre, che stanno dominando il mondo. E se vince il Mondiale, c’è un Pallone d’Oro che potrebbe attenderlo…
Messi
A quasi quarant’anni continua a essere decisivo. Ha gestito i ritmi, inventato giocate e trascinato l’Argentina con il talento che lo accompagna da una carriera intera. Diciannove reti in un Mondiale, sette partite di fila della competizione in cui va in rete. What else? Il migliore di sempre.
Haaland
Fisicità e concretezza. Ha sfruttato ogni occasione utile, dimostrando ancora una volta di aver bisogno di pochi palloni per fare la differenza. Certo, difficilmente arriverà in fondo. Ma chi avrebbe dato tutto questo peso alla Norvegia se non ci fosse stato lui a guidarla?
Mbappé
È stato il riferimento offensivo della Francia. Velocità, gol e continui pericoli creati alla difesa avversaria: quando accelera resta praticamente impossibile da contenere. E non c’è niente da fare, poi: se gli chiede, lui ti dà. Su questo non ha mai deluso.


