Prima di tutto, una direzione.
Lungi da noi deludere le attese dei tanti tifosi del Milan che si ritrovano qui oggi a leggere di eventuali futuri acquisti del club rossonero, ma il nostro mestiere impone serietà e ricerca della verità, sempre. In questo momento, parlare di quale calciatore il Milan potrebbe prendere nella finestra estiva, ma anche solo di quale ruolo potrebbe fare al caso suo, risulterebbe fuorviante e disonesto. Ciò a cui il Milan come società – attuale, in attesa di futuri cambiamenti – e tifoseria mirano, al momento, è ritrovare una direzione. Quella che il club rossonero ha completamente smarrito nel corso dell’ultima stagione – soprattutto negli ultimi due mesi di calcio giocato, ma anche pensato dietro il desk dai suoi dirigenti.
Il problema dirigenziale
Come in tutte le grandi aziende – quale il Milan è, oltre che uno storico club e un fattore di identità collettiva –, anche a Milanello, se non si ricomincia a costruire dall’alto, sarà difficile – per non dire impossibile – tornare a splendere nel basso. Detto fuor di metafora spaziale: se prima di tutto non sarà la dirigenza a ritrovare compattezza e unità di intenti, il campo stenterà a dare i suoi frutti. Abbiamo chiuso l’anno sportivo con la debacle rossonera in casa contro il Cagliari (1-2) che ha di fatto consegnato l’ultimo posto utile – con la Roma terza in classifica – per la Champions League al Como. Lo abbiamo chiuso, almeno in casa Milan, con la delusione e i fischi di San Siro, che ha chiuso i battenti nello stesso modo di come li aveva aperti – perdendo cioè in casa, 2-1, contro una squadra nettamente più debole.
I guai sono arrivati dopo. Perché l’Europa League, nonostante la delusione per aver perso il posto Champions, può comunque essere un’occasione per la prossima stagione: vincendo il titolo, il Milan non solo si garantirebbe un posto in Champions, appunto, nel 2027/28, ma aggiungerebbe al palmares un trofeo molto ambito. Dicevamo, che i guai sono arrivati dopo. Infatti, è in un noto ristorante di Milano che si sarebbe consumato il fattaccio: una lite furibonda tra Allegri e Ibrahimovic, con Tare a fare da paciere separandoli e prendendo pure una botta nella colluttazione. Risultato, di lì a poche ore: esonerati Allegri, Furlani, Tare e Moncada (DS del club). E Ibrahimovic? Ancora lì – da cui lo striscione dei tifosi del Milan: pro Allegri e Tare e anti-Ibrahimovic. Era l’inizio di un delirio che va avanti anche oggi.
I contatti con alcuni allenatori poi sfumati – su tutti Andoni Iraola, che ha gentilmente rifiutato accasandosi al Liverpool: chiamalo scemo –, una dirigenza tutta da rifare, col casting toto-nomi ancora in corso – ogni giorno ce ne è uno nuovo. Attualmente, si parla di Jaissle come nome forte per la panchina: l’ex Salisburgo, ora all’Al-Ahli, sarebbe felice di venire a Milano, ma il suo non è l’unico nome sul taccuino – vabè: tablet – di Jerry Cardinale, la cui popolarità è ai minimi storici. Ragnick, contattato come ruolo di DG/DS, non è mai stato troppo convinto dell’avventura. Così il Milan guarda con forza ad Ozek, ex DS del Fenerbahce, classe 1995. La ricerca continua, in tutti i campi, e non darà pace ai rossoneri prima della seconda metà giugno, ne siamo sicuri.
Si può parlare di calciomercato? Sì, ma in uscita
Ecco allora che parlare di strategie in entrata è impossibile, attualmente. La direzione del club non è chiara perché non è chiaro cosa sia il club rossonero al momento, chi lo componga e come voglia operare. Inoltre, sembra quasi scontato dirlo, finché non c’è l’allenatore, è impossibile ipotizzare le caratteristiche dei giocatori da prendere. Una cosa è certa: sarà un’estate di fuoco per il Milan, che potrebbe operare un’autentica rivoluzione anche nella rosa.
In questo senso, se in entrata è difficile azzardare le strategie – se non partendo da chi esce, eventualmente –, si può però collegare questo discorso ai partenti, di cui sono noti nomi e cognomi. Due pezzi da novanta in primis: Rafael Leao e Christian Pulisic, entrambi impegnati nel Mondiale americano, partiranno. Sicuramente il portoghese, che ha pubblicamente dichiarato di aver ormai concluso la sua esperienza in rossonero. Più difficilmente Pulisic, sul quale però è molto forte la Roma di Gasperini, che ha individuato in lui – e in uno tra Summerville e Greenwood l’innesto capace di fare davvero la differenza il prossimo anno, per puntare allo Scudetto e regalarsi un bel percorso in Champions League.
Il Milan dovrà ricostruire partendo da questi due nomi, in uscita, e quindi dall’attacco, dove pochi nell’ultima stagione hanno davvero convinto. Gimenez potrebbe finire da qualche parte in prestito, perché alle cifre d’acquisto del Milan è difficile ipotizzare una sua cessione in questa finestra estiva, dopo l’ultimo anno. Fullkrug è destinato al Venezia. Di Pulisic e Leao abbiamo detto.
L’attacco andrà dunque ricostruito quasi da zero. E a centrocampo? Modric potrebbe dire addio al calcio, Rabiot potrebbe seguire il suo maestro Allegri a Napoli. E in difesa? Escluso il portiere, c’è da ricostruire quasi da zero. Insomma, come è facile intuire da questa breve presentazione i problemi del Milan sono così tanti che parlare di strategie di mercato in entrata al momento è risibile, per quanto necessario. Chicchessia l’allenatore, chicchessia il direttore sportivo dell’area tecnica dei rossoneri, li aspetta un’estate di lavoro durissimo, e probabilmente decisivo per il futuro stesso del Club rossonero.


