La situazione in casa Lazio è talmente ingarbugliata che è difficile anche solo soffermarsi su uno dei tanti problemi presenti. Al contempo però, concentrarsi davvero su uno solo di questi, e magari farlo bene, può essere una soluzione temporanea. Certo, soprattutto nel calcio contemporaneo non è possibile separare un ambito dall’altro, delegare i problemi – che vengono a legarsi l’un l’altro.
Così come l’allenatore oggi non è più semplicemente colui che allena la rosa ma il plasmatore della stessa, in sinergia col DS e il presidente, parlare di nuovi acquisti, cessioni, in generale delle strategie di calciomercato di una squadra comporta sempre anche rimandare ai problemi ambientali, economici, gestionali, di un club.
La Lazio ce li ha tutti, se vogliamo non necessariamente in quest’ordine. Lotito è rimasto solo: la stessa stampa, da sempre sua alleata, sembra averlo scaricato. I tifosi, coi quali il rapporto non è mai stato idilliaco in questi 22 anni, lo hanno abbandonato del tutto, svuotando lo stadio.
Fuggi fuggi generale
Gli allenatori hanno fatto lo stesso, se è vero che la Lazio – con l’addio di Sarri a distanza di un solo anno dal suo ritorno sulla panchina dei biancocelesti – ne ha cambiati 4 negli ultimi 3 anni, e non per sua volontà, ma per volere degli stessi tecnici, che si sono resi conto di come il progetto sia debole e la struttura sulla quale costruire ancora meno. Anche se l’ufficialità non è ancora arrivata, sappiamo che toccherà a Gennaro Gattuso ricucire i pezzi di un mosaico frammentato e scarno, in un ambiente difficilissimo, dimissionario, e con una squadra che potrebbe perdere tanti pezzi in estate. Hanno già salutato Pedro e Basic.
Potrebbero farlo Gila e Romagnoli. Zaccagni alla fine rimarrà, convinto si dice proprio dal nuovo allenatore. Diverso il destino di Isaksen, che insieme a Rovella, Gila appunto, e forse Noslin, costituisce una delle possibili cessioni remunerative per Lotito, che ha un disperato bisogno di introiti. Il blocco del mercato lo scorso anno lo ha costretto a cedere Guendouzi e Castellanos a gennaio. Mandas, finito al Bournemouth, dovrebbe tornare alla base, ma il club inglese vorrebbe provare a riprenderlo stavolta a titolo definitivo.
Mercato bloccato o a saldo zero?
La Lazio la scorsa estate non aveva rispettato nessuno dei tre parametri utili per avere libertà sul mercato. Nell’estate che l’attende, invece, qualcosa cambierà in meglio, ma non del tutto. Stando agli ultimi dati e in attesa della trimestrale di giugno che chiarirà le possibilità di calciomercato del club, la proprietà rischia una sessione a saldo zero – insieme, in Serie A, a Sassuolo, Monza e Venezia. Ma come, direte voi: non è forse scatenata la squadra lagunare, sul fronte mercato? Come ha fatto a prendere Basic, ad esempio? Facile: perché saldo zero non significa no-mercato, ma spendere ciò che entra.
Il Venezia ad esempio ha venduto il suo miglior centrocampista Doumbia allo Sporting Lisbona per 23 milioni più bonus. La misurazione del costo del lavoro allargato, che lo scorso anno aveva bloccato il mercato alla Lazio, serve per chi non lo ricordasse a misurare il rapporto tra costo sostenuto da un club per il personale sportivo e i ricavi generali. Dal conto sono esclusi gli Under 23 selezionabili dalla Nazionale italiana. La soglia, da questo mercato estivo, è scesa a 0,7: significa in sostanza che per ogni 100 milioni spesi da un club in stipendi e ammortamenti c’è la necessità di generare almeno 142,9 milioni di ricavi.
Una società come la Lazio, abituata per anni all’Europa, non l’ha centrata per due stagioni di fila. Se ci mettiamo che i tifosi potrebbero decidere di non abbonarsi per l’anno prossimo, la situazione potrebbe degenerare e deflagrare ulteriormente. La Lazio dunque quest’anno dovrebbe poter operare sul mercato, ma probabilmente a saldo zero.
I quattro acquisti che Gattuso ha chiesto a Lotito, riportati anche da Fabrizio Romano – praticamente uno per ruolo esclusa la porta, ma occhio a Provedel all’Inter che potrebbe riaprire tutto su questo fronte –, sono dunque tutto meno che una formalità. Formalmente, la Lazio il prossimo anno dovrà puntare all’Europa. Nella pratica, viste le premesse, ad oggi sarebbe ridicolo fare discorsi di questa natura.

