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No, non c’è grandissima scelta. O comunque, ecco, non è che ci siano state grosse sorprese, anche perché si è confermato che no, non è che ci siano tante squadre disposte a rischiare. Tutt’altro. Giusto il Como, che ha mantenuto una media età parecchio bassa. E poi a tentoni, soprattutto tra le medio-piccole, le stesse alla ricerca di gemme da sfruttare (anche) sul mercato.

Se ci fosse da consigliare una nuova pagina alle squadre italiane, bene, potrebbe essere proprio questa qui: ripartire dagli under 21, correre qualche pericolo, non nascondersi dietro la necessità della gestione. Ma scovare perle e non affidarsi ai soloni. Prima o poi, accadrà. Intanto, ecco la top 11 degli under 21, considerando solo i giocatori nati dopo il 2004.

Pessina

Per scovare un portiere, c’è stato bisogno di una buona scoperta. E’ vero che vale il detto di Pantaleo Corvino, cioè che si possono sbagliare tutti i colpi tranne due: il portiere e il centravanti. Però non è usanza italiana la ricerca di un estremo difensore giovane. In fondo, questione di pressioni. Le stesse che Pessina ha saputo cavalcare nelle 4 partite che ha giocato con la maglia del suo Bologna. Alla grande.

Idrissi

Da marzo in poi, non l’abbiamo più visto: si è rotto il crociato nell’accesa partita interna con il Como. Però Idrissi, classe 2005 è stato davvero un valore aggiunto del Cagliari di Pisacane. Sempre in campo finché c’è stato, non sempre titolare però comunque vivo. E forte.

Ziolkowski

32 presenze per il centrale polacco della Roma: Jan Ziolkowski è stata una delle sorprese più lucenti di questa S. Il difensore si è ritagliato il suo spazio in Europa League e tanto anche nella prima parte di campionato. Non ha tradito. Ed è nato a giugno del 2005: 21 anni, ecco, ancora da compiere.

Ahanor

Nato ad Aversa, provincia di Caserta, ha origini nigeriane e ha il futuro in mano. Anno? 2008. Eh, c’è un motivo per cui crescono tutti alla Dea. E c’è un motivo per cui l’Atalanta li lancia. Ahanor ha messo insieme già 9 presenze in Champions League, dov’è risultato tra i più giovani della competizione. Tra gli under 21, forse, la palma di mvp va a lui.

Bartesaghi

Vent’anni e la fascia del Milan. No, non bisogna fare paragoni scomodi, però la qualità è quella lì, ed è sempre più evidente. Davide Bartesaghi stava per prendersi pure la Nazionale prima che Gattuso cambiasse idea all’improvviso. Comunque, 33 presenze, tecnica evidente, un paio di gol in campionato e un assist in Coppa Italia. Mica male.

Miller

L’abbiamo visto, chissà, forse troppo tardi. Però gli sprazzi non sono stati affatto male. Miller, scozzese dell’Udinese – e un po’, già così, fa sorridere – ha dimostrato che in Serie A può starci. E che può fare la differenza in entrambe le fasi. Un solo gol, quest’anno, in Coppa Italia e al Palermo. Buone promesse, oltre che premesse.

Vural

Vent’anni, nato in Svezia ma di nazionalità turca, e che peccato quel problema al ginocchio: avrebbe meritato un’altra stagione, Vural. Per chi l’ha visto poco, il consiglio è: recuperatelo. Il giocatore non è solo forte, ma può prendersi presto i grandi palcoscenici, tant’è che è già nei pensieri del ct Montella.

Addai

14 milioni di euro, nella calda estate del Como di un anno fa. Lo aspettavamo, Addai, e – per quello che ha potuto – non ha tradito le attese. Una doppietta con il Toro ha mostrato la sua qualità, però poi quanti problemi. Tutti fisici. Un infortunio al bicipite femorale a inizio anno, un ko muscolare a cavallo di dicembre e gennaio, la chiosa con la lacerazione del tendine d’Achille. Senza sfortuna, è un gran bel giocatore.

Kilicsoy

Avrebbe potuto e forse dovuto fare molto meglio. Però il ragazzo, che rientrerà al Besiktas per capire il suo destino, ha alzato sicuramente il livello della sua arguzia calcistica. Del resto, al Cagliari non ha potuto fare ben altro: 4 gol in 22 presenze, la sensazione di essere davanti a un bel prospetto ma… niente di più. Almeno per ora.

Diao

Il giovane più forte di tutti, giusto Kenan Yildiz – che è Kenan Yildiz – ha dimostrato di più. Assane Diao è stato martoriato dai problemi fisici, ma anche dalla questione Coppa d’Africa. Il vado o non vado. Che ha pure fatto infuriare Fabregas. Insomma: una stagione in cui è successo di tutto e di più. E che non l’ha consacrato, in realtà.

Ekhator

Quattro gol in tutte le competizioni, 32 presenze e qualità da vendere. Sotto l’ala protettiva di De Rossi siamo tutti curiosi sulla traiettoria di carriera che avrà Ekhator: seconda punta o centravanti? Da nove oppure da dieci? Prima di tutto, dovrà risolvere il caos interiore. E definire il suo ruolo. E fare più gol, poi.