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Due giorni fa, il mondo del poker ha perso una figura fondamentale della sua storia, una vera leggenda: David Sklansky. Aveva 78 anni.

Nato il 22 dicembre 1947 a Teaneck, New Jersey (USA), Sklansky è stato un ottimo giocatore, attivo soprattutto dagli anni Ottanta del secolo scorso fino al primo decennio del Duemila. Ha totalizzato 91 in the money, con il primo datato 1976 e l’ultimo dicembre 2024, ma con in mezzo un vuoto a partire dal 2017.

Negli ultimi 10 anni si è visto molto poco nei tornei, ma ciò non toglie che il suo palmares vanti titoli importanti. Ci sono infatti tre ‘braccialetti’ WSOP anche se due sono di fatto orologi d’oro, poiché nel 1982 l’organizzazione aveva deciso di cambiare il trofeo. Sklansky ha conquistato il primo orologio d’oro in coppia con la giocatrice Dani Kelly, nel torneo #7: $800 Mixed Doubles Limit Seven Card Stud. Il secondo è arrivato qualche giorno più tardi, quando si è imposto nel #12: $1.000 Limit 5-Card Draw High.

Il braccialetto vero e proprio è invece datato 1983, messo al polso dopo aver vinto l’evento #11: $1.000 Limit Omaha. Il successo più ricco riguarda invece il World Poker Tour. Nel settembre 2006 David Sklansky è arrivato 3° nel WPT Championship di Atlantic City per $419.040, alle spalle dei connazionali Chris McCormack (2°) e Mark Newhouse (1°). Complessivamente ha incassato $1.410.664 nei tornei dal vivo.

A questi andrebbero aggiunti quelli vinti con il cash game, la sua specialità, ma ovviamente non ci sono dati in merito: soltanto presenze televisive in alcuni show, come il Poker Superstars andato in onda dopo la vittoria di Chris Moneymaker al ME WSOP 2003. In ogni caso, sappiamo che amava giocare soprattutto al Rainbow Club di Gardena (Los Angeles) dove spesso incontrava Mike Caro, altra “mente matematica” del poker.

Ma per Sklansky le carte non sono state solo quelle da gioco. Parliamo di migliaia di pagine scritte sul poker e trasformate in libri che hanno formato tecnicamente una grossa fetta dei giocatori “old generation”. A cominciare dal suo famosissimo The Theory of Poker (1978), considerato per molto tempo la guida al gioco in tutte le sue declinazioni.

Immagine credits Amazon

Nel 1979 ha collaborato a un’altra “bibbia” del poker: Super/System di Doyle Brunson, per il quale ha scritto il capitolo dedicato al Seven-card Stud Hi-Lo Split. Da lì in avanti sono arrivati altri titoli, per un totale di 18. I più noti sono: Hold’em PokerDUCY? Exploits, Advice, and Ideas of the Renowned StrategistLimit Hold’em for Advanced PlayersSklansky Talks Blackjack e l’ultimo, pubblicato insieme a Mason Malmuth, Small Stakes No-Limit Hold’em: Help Them Give You Their Money: Exploiting Weaknesses in Small Stakes No-Limit Hold’em Games.

Insomma, un numero di pubblicazioni molto alto, alcune delle quali sono ancora disponibili attraverso case editrici o via e-commerce.

A un certo punto ho realizzato qualcosa che, per quanto ne so, solo J.K. Rowling (l’autrice dei romanzi di Harry Potter, ndr) è riuscita a fare: avevo tre libri contemporaneamente nella Top 100 di Amazon“, ha raccontato Sklansky in un’intervista rilasciata a PokerNews. “Li classificano più o meno da 1 a 5 milioni di copie. Io ne avevo tre nella top, non nelle posizione altissime — diciamo tra 40 e 80 — ma erano tre nello stesso momento. Tutti durante il Poker Boom.

Eppure, nonostante tutti questi contributi al gioco e le vittorie al tavolo, David Sklansky non è mai stato inserito nella Poker Hall of Fame.

David Sklansky (credits PokerNews)

DISINTERESSE E CONTROVERSIE

Ci sono molti giocatori di poker che ancora oggi sono favorevoli all’ingresso di Sklansky nella Poker Hall of Fame. La sua carriera e le sue pubblicazioni lo richiederebbero, in effetti. Lui, però, non ha mai considerato questo riconoscimento come un obiettivo. In passato qualcuno gli anche suggerito che, candidandosi, avrebbe avuto buone possibilità di essere eletto, ma ha sempre guardato all’istituzione con una certa diffidenza, ritenendola in parte poco meritocratica.

Mi hanno offerto la Hall of Fame del poker due volte, ma ho sempre rifiutato” ha detto ancora a PokerNews. “All’interno ci sono persone di valore che lo meritano, mentre altre sono negative e hanno alle spalle vicende piuttosto brutte. Mi piace pensare che negli anni più recenti sia diventata un po’ più credibile rispetto al passato, quando inserivano praticamente chiunque, ma ci sono ancora molti problemi. Ci sono persone che meriterebbero di esserci e non ci sono. Al momento, alcuni dei migliori giocatori al mondo non sono nemmeno conosciuti.

Forse Sklansky aveva ragione a dubitare della trasparenza all’interno della Hall of Fame. Tuttavia, anche lui è incappato in alcune controversie.

All’inizio del 2026 è stato (presunto) protagonista di violenza domestica, ma il Procuratore Distrettuale del Nevada ha respinto le accuse a suo carico. Nel 2008, invece, era stato coinvolto nel “caso BrandiRose Hawbaker”, terminato in tragedia con la morte della giovane giocatrice. Il fatto rimane tuttora oscuro, così come il ruolo Sklansky, suo probabile coach di poker. Per chi fosse interessato ad approfondire il caso, c’è un interessante articolo pubblicato su Rounder.com.

Al di là dei queste ombre, resta indiscutibile il suo impatto sul mondo del poker, soprattutto tra gli anni ’70 e ’80.

Immagine di testa: David Sklansky (credits PokerNews)

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