Ventisette giornate ormai alle spalle. Cosa vuol dire? Che marzo è arrivato, e che non avrà grossi rimpianti nel dare sentenze. Un po’ come accade qui, un po’ quello che sentiamo dentro, che però troverà spazio e modo di sfogarsi. La Serie A sta prendendo una piega piuttosto evidente: l’Inter è lanciatissima verso lo scudetto, il Milan può solo perdere la qualificazione alla prossima Champions League (il Como è a 9 punti, oggi) e la lotta più interessante è per il 17esimo posto. Oppure per il quarto. Alle solite.
Che bello, comunque. Dieci partite in cui può accadere di tutto. Vero che non avremo la lotta al titolo, però tra entrare o non entrare in Champions League balla un pezzo di futuro enorme. Chiedere a Gasp per credere: gli è sfuggita la vittoria più importante al 93′.
1) Fiorentina, perché non voli?
E chiedere pure alla Fiorentina, perché tra la Serie A e la Serie B cambiano un milione di cose. Anzi: milioni di euro. La Viola ha trovato la sconfitta – pesante, 3-0 in casa dell’Udinese – dopo tre partite senza sconfitte che l’avevano tolta dalle sabbie mobili della zona retrocessione. Adesso è tornata lì: quota 24, come Cremonese e Lecce, a 3 punti dal Genoa, 6 addirittura dal Toro, che invece ha ripreso la marcia verso i punti salvezza.
Il punto è un altro: anche Vanoli, così come Pioli, sta faticando a trovare davvero una quadra a questa squadra. Che forse si è sentita salva dopo due successi, che ha approcciato la partita di Udine con estreme difficoltà. Cambiare adesso, di nuovo, può salvare la stagione? Chi può dirlo.
2) Milan e Napoli, vittorie cruciali
Intanto, le vittorie di Milan e Napoli, arrivate un po’ in maniera rocambolesca, fanno tirare un sospiri di sollievo alle rispettive tifoserie. Partiamo dai rossoneri: per tutto il match, la Cremonese si è difesa e ha provato a portare a casa il punto (sarebbe stato importante, chissà se determinante); i rossoneri invece hanno spinto, dominando per lunghi tratti. Fofana ha fatto il Modric, poi però Modric si è messo in proprio. Come? Con la palla per Pavlovic. Quindi Leao. Ffffiuuu: lo direbbe proprio Max.
Per il Napoli invece ci ha pensato Lukaku, al ritorno al gol e al sorriso: è stato il grande assente di questa stagione, per quanto Hojlund stia dimostrando di poter essere presente e futuro. Adesso Conte è a quota 53, ha allungato di 5 sul quinto posto. Può rasserenarsi, ma non ha superato ancora l’esame.
3) Quanto conta quel gol di Gatti
La Juve è poi scivolata al sesto posto: quarta partita di campionato senza vittoria, prima era tutto in discesa e adesso è tornato tutto in salita. La rete di Gatti però può essere fondamentale: è arrivata al 93′, ma è arrivata soprattutto nello scontro diretto che avrebbe praticamente consegnato alla Roma la qualificazione alla prossima Champions League. E adesso l’ambiente può preoccuparsi. E la Juve può approfittarne, poco dopo essersi sentita schiacciata.
Quanto conta, allora, quel gol di Gatti. E quanto può contare in questo momento della stagione: quello in cui la Juve può trovare quattro partite decisive, perché facili e abbordabili, perché tutto sommato diventano il momento in cui accelerare. Non c’è altra strada: 12 punti.
4) Il Bologna è rinato
Vittorie fondamentali sono pure quelle del Bologna, che ha 39 punti e forse ne avrebbe meritato qualcuno in più. Quantomeno, Italiano sta dando una prova di futuro, un po’ per sé e un po’ di più per la sua squadra. I rossoblù sono forti e stanno trovando ancor di più quei punti di riferimento che erano mancati nel momento più difficile. Su tutti gli altri, Santiago Castro, il vero talento dell’attacco. Ma anche Orsolini. Bernardeschi. Alti e bassi. Però fondamentali, quando ci sono.
Quale può essere l’ambizione, a questo punto della stagione? L’Europa è lì, non è distante. La Juve è a otto punti, ma per le assegnazioni delle coppe bisognerà capire pure la Coppa Italia: dovesse vincere una squadra già qualificata alle competizioni europee, può liberarsi spazio.
5) D’Aversa parte bene
Infine, il Toro. Nel momento più difficile, con il cambio di allenatore, con la grande possibilità di sterzare. In maniera definitiva. I granata hanno battuto nettamente la Lazio di Sarri, una squadra che sta vivendo dei momenti di flessione piuttosto preoccupanti, e che forse si è già arresa alla non richiesta di grosse soddisfazioni da quest’annata, ormai considerata pienamente di transizione. A ogni modo, D’Aversa è partito bene. 2-0 ai biancocelesti. Ha rispolverato Zapata. Ha ridato fiducia.
Non si sa se questo conterrà la contestazione dei tifosi, che forse va oltre il mero risultato e s’aggrappa tanto al passato quanto al futuro. A ogni modo, il Toro può incornare la lotta salvezza: ha squadra e possibilità. Ora, forse, più fiducia.

