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La Conference League è diventata, negli ultimi anni, molto più di una semplice competizione europea per la Fiorentina. È una dimensione familiare, quasi naturale. Un territorio emotivo in cui la squadra viola ha imparato a riconoscersi, a soffrire e soprattutto a crescere. Anche nella stagione 2025/26 il cammino europeo della formazione guidata da Paolo Vanoli si sta trasformando in un viaggio fatto di ostacoli, resistenza mentale e ambizioni sempre più concrete. Per la quarta stagione consecutiva, infatti, la Fiorentina è riuscita a raggiungere la fase a eliminazione diretta della competizione. Un dato che racconta continuità internazionale, maturità e la volontà del club di restare stabilmente tra le protagoniste del calcio europeo. Ma nulla è stato semplice in questo percorso.

Una qualificazione conquistata con fatica

Il percorso viola non è iniziato sotto il segno della tranquillità. Dopo la League Phase, la Fiorentina si è trovata costretta a passare attraverso il delicato ostacolo dei playoff. L’avversario era lo Jagiellonia, squadra polacca, capace di mettere in difficoltà molte formazioni europee. La gara d’andata sembrava aver indirizzato definitivamente la qualificazione: un convincente 3 a 0 ottenuto in Polonia aveva dato alla Fiorentina un vantaggio importante, quasi rassicurante. Eppure il ritorno al “Franchi” si è trasformato in una serata complicata, di quelle che mettono alla prova nervi ed esperienza.

I viola hanno sofferto più del previsto, mostrando qualche fragilità difensiva e pagando la pressione di una partita che sembrava già chiusa. Il rischio di una clamorosa rimonta è diventato reale, fino a quando, nei tempi supplementari, la squadra ha ritrovato lucidità e carattere. Il gol decisivo di Fagioli e l’autorete di Romanczuk hanno definitivamente spento le speranze polacche, consegnando alla Fiorentina il pass per gli ottavi di finale. Una qualificazione meno brillante del previsto, ma forse proprio per questo ancora più significativa: perché maturata nella difficoltà.

Il sorteggio di Nyon: ancora Polonia sulla strada viola

A Nyon, nella sede UEFA, il destino europeo della Fiorentina prende forma. Dopo i sorteggi di Champions League ed Europa League, è la Conference a completare il quadro continentale. A estrarre le palline è Rui Patricio, ex portiere conosciuto anche dal pubblico italiano. Il verdetto è curioso quanto simbolico: la Fiorentina affronterà il Rakow. Ancora una squadra polacca, ancora un viaggio verso un calcio combattivo. Dopo lo Jagiellonia, dunque, la strada viola continua a passare dall’Europa orientale. Il Rakow rappresenta una realtà solida del campionato polacco, formazione compatta, disciplinata tatticamente e abituata a competere nelle coppe europee. Attualmente nelle zone alte della Ekstraklasa, il club ha costruito negli ultimi anni una reputazione basata su organizzazione difensiva e transizioni rapide. Un avversario sulla carta abbordabile, ma tutt’altro che semplice.

Andata al Franchi, ritorno in trasferta: un equilibrio sottile

Il calendario stabilisce un dettaglio tutt’altro che secondario: l’andata si giocherà allo stadio Artemio Franchi il 12 marzo, mentre il ritorno è previsto il 19 marzo in Polonia, a Częstochowa. Questo significa che la Fiorentina dovrà costruire il proprio vantaggio davanti al pubblico di casa. Il Franchi, nelle ultime stagioni europee, è diventato un autentico fattore emotivo: coreografie, intensità e partecipazione hanno spesso spinto la squadra oltre i propri limiti tecnici. La gestione della gara d’andata sarà fondamentale. Un risultato ampio permetterebbe ai viola di affrontare con maggiore serenità la trasferta, storicamente complicata per clima, ambiente e ritmo di gioco. Vanoli lo sa bene: nelle competizioni europee, l’equilibrio tra entusiasmo e controllo rappresenta la vera chiave del successo.

Un tabellone che apre scenari ambiziosi

Il sorteggio non ha definito soltanto gli ottavi, ma l’intero percorso fino alla finale. Ed è qui che emergono elementi particolarmente interessanti per la Fiorentina. In caso di qualificazione contro il Rakow, i viola affronterebbero ai quarti la vincente tra Crystal Palace e AEK Larnaca. Due avversarie molto diverse: gli inglesi portano fisicità e ritmo da Premier League, mentre i ciprioti rappresentano una squadra tecnica e imprevedibile. Un aspetto positivo riguarda invece l’evitato incrocio immediato con lo Strasburgo, considerato da molti una delle principali favorite alla vittoria finale. La formazione francese si trova infatti nell’altra parte del tabellone, lasciando alla Fiorentina un percorso teoricamente più equilibrato. Naturalmente, in Europa le gerarchie contano fino a un certo punto. La Conference League ha dimostrato più volte come organizzazione, mentalità e continuità possano ribaltare qualsiasi pronostico.

Vanoli e la nuova identità viola

Paolo Vanoli ha progressivamente dato alla squadra una fisionomia chiara. Intensità, verticalità e capacità di adattamento rappresentano i tratti distintivi del suo progetto tecnico. La Conference League diventa così il laboratorio ideale per consolidare questa identità. Le partite europee obbligano a leggere contesti differenti: campi complicati, arbitraggi diversi, avversari meno conosciuti. Ogni turno superato rafforza il gruppo non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto mentale. Ed è proprio la mentalità che spesso separa le squadre competitive da quelle vincenti.