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Nel 2015 il mondo dei wargame tridimensionali è stato sconvolto da una decisione inaspettata: la cancellazione di Warhammer Fantasy Battle.

Come abbiamo già spiegato in un precedente articolo, Games Workshop – sotto la guida di una nuova dirigenza – ha scelto di dare un taglio a uno dei due prodotti (l’altro è Warhammer 40k) che avevano fatto la sua fortuna. Attraverso l’operazione The End Times, la serie di libri che ha concluso a livello narrativo il background di WHFB, GW si è concentrata su una nuova linea di prodotti. Più in generale, l’attenzione del colosso britannico si è spostata verso un modello di business differente: forte focus sulle miniature (di qualità sempre più elevata), maggiore valorizzazione delle proprie Intellectual Properties (soprattutto in ambito videoludico) e ridimensionamento del supporto al gioco competitivo strutturato.

Sappiamo come sono andate le cose. L’operazione ha avuto un discreto successo iniziale, migliorando i bilanci e aumentando le quotazioni borsistiche di GW. Tuttavia, dopo il biennio pandemico, l’azienda di Nottingham ha fatto un mezzo passo indietro, consapevole di aver lasciato spazio ad altri produttori di wargame 3d. E’ tornato WHFB sotto un nuovo nome (The Old World). Parallelamente, Games Workshop ha ripreso ad investire con maggiore decisione nel supporto al gioco competitivo.

Qualcuno, però, aveva già previsto tutto questo.

Screenshot YouTube

Sempre nel 2015, in un’intervista rilasciata a Larry Vella su www.belloflostsouls.net, Rick Priestley si era espresso con grande lucidità sulla svolta intrapresa da Games Workshop. Passaggi di quell’intervento colgono con sorprendente precisione gli obiettivi aziendali, in un momento in cui la comunità dei wargamer era ancora disorientata. Ecco tre estratti particolarmente significativi.

The big recent change is that GW has actually stated…it considers its market to be collectors of models and not gamers.

It’s perfectly fine for GW to turn its backs upon wargaming in favour of modelling and collecting if that is the vision of the current management. But the result is that many customers who are or have been passionate about GW’s games do feel marginalized.

If GW is sincere about changing its market stance (and does not lose its bottle and start to back track – which is still possible) it opens up the market to any number of new companies that are interested in games, gaming and gamers.”

Priestley aveva colto tre elementi centrali: lo spostamento del focus dal giocatore al collezionista, il rischio di alienare una parte della community storica e l’opportunità, per eventuali competitor, di inserirsi in quel vuoto. Da notare anche l’ipotesi – che sembra più una convinzione – sul “passo indietro”. In retrospettiva, più che semplici opinioni, sembrano quasi previsioni di ciò che sarebbe realmente accaduto negli anni successivi.

Ma chi è, davvero, Rick Priestley?

Rick Priestley (immagine pagina Facebook via heroquester.com)

Con alle spalle 28 anni in Games Workshop, 15 da freelance e oltre una ventina tra regolamenti, espansioni e libri realizzati per giochi di miniature tridimensionali, Rick Priestley è uno dei game designer più famosi al mondo. La “triade” formata da lui, Jervis Johnson e Alessio Cavatore ha fatto la fortuna di GW per più di un decennio, dalla fine degli anni ’90 fino al 2009, anno in cui Priestley ha lasciato l’azienda di Nottingham.

Classe 1959, di Lincoln (Regno Unito), Rick Priestley esordisce nel mondo del game design nel 1979 sviluppando il wargame fantasy Reaper, insieme all’amico Richard Halliwell. Attraverso Brian Ansell – allora collaboratore di Asgard Miniatures e futuro fondatore di Citadel Miniatures, poi sussidiaria di Games Workshop – il titolo viene pubblicato. Il buon riscontro ottenuto induce i due autori a scrivere un nuovo regolamento: Combat 3000. Ambientato in un contesto sci-fi, il gioco utilizza miniature prodotte da Asgard in scala 15mm e 25mm, con figure che ricordano da vicino quelli che diventeranno, anni dopo, gli iconici “Space Marine” di WH40k.

Nel 1982 Priestley entra in Games Workshop dalla porta di Citadel, fondata nel frattempo con il sostegno della stessa GW. È ancora Ansell, ora CEO di Citadel, che chiede a Halliwell, Priestley e Tony Ackland di realizzare il primo gioco esclusivo di Games Workshop. Il risultato è Warhammer Fantasy Battle, che debutta nel 1983 ottenendo un buon risultato di vendite. In questa prima fase le miniature sono “open”, ovvero i giocatori possono utilizzare modelli di qualsiasi produttore. È però naturale che venga suggerito il marchio Citadel, le cui sculture iniziano già a distinguersi per uno stile riconoscibile e fortemente caratterizzato.

Nel frattempo Priestley decide autonomamente di rimettere mano a un suo progetto precedente, Rogue Trader. Si tratta di un wargame che mescola fantasy e sci-fi, incentrato su battaglie tra navi spaziali (Battlefleet Gothic suona familiare?). Priestley elimina le flotte per adattarlo a scontri di unità a terra: nel 1987 Games Workshop pubblica così Warhammer 40.000: Rogue Trader, destinato a diventare uno dei pilastri dell’intero settore.

Immagine credits woehammer

Tra l’inizio degli anni ’90 e i primi anni Duemila, Priestley si scatena. Crea Necromunda (skirmish sci-fi in 28mm) insieme a Jervis Johnson e Andy Chambers. Contribuisce poi a Mordheim (concept simile a Necromunda ma con ambientazione fantasy) su sviluppo di Alessio Cavatore e Tuomas Pirinen. Mette la sua impronta anche su Warmaster (mass-battle in 10mm) e The Lord of the Rings Strategy Battle Game, di nuovo in binomio con Cavatore. E ancora Gorkamorka (skirmish sci-fi legato a WH40k) con Andy Chambers e Gavin ThorpeMighty Empires e Warhammer Ancient Battles. Tutto questo senza dimenticare i suoi contributi alle varie edizioni di WHFB e Warhammer 40k.

Si arriva così al 2009. E’ l’anno della “rottura” con Games Workshop. Anche se la separazione rimane pacifica, Rick Priestley critica la direzione intrapresa dall’azienda, accusata di aver progressivamente sacrificato il game design in favore della vendita di miniature. Nel luglio del 2010 uscirà infatti l’ottava edizione di WHFB, affidata a Andy Hoare, Jervis Johnson e Alessio Cavatore. Sarà l’ultima di WHFB, caratterizzata da pesanti modifiche al regolamento precedente che rispecchiano l’obiettivo della reddività prima di tutto.

In quello stesso anno, Priestley è cofondatore di Warlord Games. La piccola azienda inglese, anch’essa con sede a Nottingham, è da subito molto attiva grazie all’enorme creatività del suo game designer. Nascono così Bolt Action (di nuovo insieme ad Alessio Cavatore, uscito anche lui da GW), Black PowderGates of Antares, Hail Caesar e Pike and Shotte, tutti giochi ad ambientazione storica tranne Gates of Antares (sci-fi). Nel 2011, la Society of Ancients ha accolto il creativo di Lincoln tra i propri membri.

Rick Priestley è stato – e resta – uno dei game designer più influenti al mondo. I suoi lavori non solo hanno segnato un’epoca, ma hanno gettato le basi dell’identità stessa di Games Workshop, definendone immaginario, sistemi di gioco e visione. Gran parte di ciò che oggi associamo al marchio GW nasce dalla sua mente creativa.

Fonte di riferimento https://woehammer.com/

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