Ventidue giornate se ne sono andate, il mercato di gennaio entra nel suo momento clou – è stata inaugurata l’ultima settimana – e adesso le distanze si fanno sentire, come non avessimo quasi nient’altro da capire. E invece no. Da capire ce n’è. Da comprendersi pure. Cioè: molte squadre, soprattutto con l’Europa che è tornata a toccare i tasti della stanchezza e delle assenze, adesso possono prendere il largo o perdere punti. Comunque, destabilizzarsi. E può cambiare il campionato.
Mancano 16 partite alla fine e non c’è fortunatamente nulla di deciso. L’unico distacco più netto è quello in testa al campionato, perché le tre vittorie consecutive dell’Inter hanno davvero riscritto il duello in vetta, complici pure le difficoltà del Milan. Tre pareggi nelle ultime cinque partite. I nerazzurri viaggiano a quattro successi nelle stesse gare.
1) La vittoria più bella di Spalletti
La vittoria più bella però se l’è presa Luciano Spalletti con la sua Juventus. Il tecnico di Certaldo ha schiantato la sua ex squadra, quel Napoli che aveva portato allo scudetto e che oggi – a proposito di scudetto – si scuce un bel pezzo dalla maglia, perché nemmeno Antonio Conte e le sue intuizioni hanno portato gli azzurri a resistere alle fortissime e gravissime assenze di rosa. Da Neres a Milinkovic-Savic, da Anguissa al ritorno (per poco) di Lukaku: il Napoli, l’altra sera, non c’era. Non quello vero.
E infatti si è visto nell’unico tentativo azzurro, cioè Vergara dal limite dell’area, facile preda di Di Gregorio. Stupenda, invece, la Juve: che ha giocato in maniera attenta per 75 minuti (trovando prima il vantaggio con David) e poi ha sfogato con raddoppio e tris, prima di Yildiz e poi di Kostic. La lotta al quarto posto è serratissima.
2) Ma il Como è inarrestabile
Ecco, e guai a dare per “Cenerentola” il Como di Fabregas. Altra vittoria – e che vittoria – contro il Torino, annientato per 6-0. I lombardi hanno raggiunto 40 punti in 22 partite. Subiscono pochissimo (16 reti) e sono la seconda miglior difesa del campionato, un gol in meno del Milan di Allegri, della Juve di Spalletti, appena 3 in più dell’impermeabilità di Gasperini e della sua Roma. Sì, questo Como è completo. E senza grossi campioni, ma con un mercato estremamente funzionale, sta spiccando il volo e trovando una stagione da incorniciare.
Dove lo porterà? Difficile dirlo. Più bello ed esaltante lasciarsi cullare dalle onde del gioco del catalano, che si candida a tutti gli effetti a diventare uno dei tecnici più interessanti dell’intero panorama europeo. Serve tempo, però s’impone. E quando lo fa, è solo da ammirarlo.
3) E intanto l’Inter se ne va
Chissà cosa penserà Cristian Chivu, adesso, proprio guardando quell’allenatore che stava per prendergli il posto in estate, quando la chiamata di Marotta a Fabregas aveva effettivamente cambiato i destini di molti, salvo poi trovare un dietrofront clamoroso da parte dello stesso allenatore spagnolo: no, grazie, resto a Como. Scelta per continuare a crescere, certo. Ma anche per non interrompere lo sviluppo di un progetto che si preannunciava estremamente intrigante. Alla fine, forse, hanno avuto ragione entrambi. E Cristian ha potuto esaudire un sogno vero.
Il romeno ha dato una nuova linfa all’interismo e si sta godendo quel primo posto che lo consacra a tutti gli effetti come un tecnico a presa rapida, mentre tutto intorno pullulava di dubbi. Invece il gruppo non solo l’ha accettato, ma soprattutto lo sta aiutando, ancor di più nei momenti difficili.
4) Chi ha paura della B
Volgendo lo sguardo in basso, non si può non applaudire Pisacane e il suo Cagliari. 25 punti in 22 partite non sembreranno tanti, ma le ultime due partite rischiavano di tagliare le gambe alla squadra sarda, che invece esce con tre punti dalla partita interna con la Juventus (pur subendo) e con altri tre punti dallo scontro diretto con la Fiorentina, al Franchi. Devastante. Com’è devastante la situazione del Torino, ma in negativo: quattro ko di fila in campionato, 11 partite perse e nessuno peggio di Baroni nella storia del Toro. Eppure, Cairo l’ha confermato. Almeno fino alla prossima.
La Fiorentina, dopo 4 partite senza sconfitta, la ritrova nella partita che avrebbe potuto dare un orizzonte un po’ più sereno. E adesso? Adesso deve mettersi lì e lottare, pallone su pallone, gol dopo gol. Il Lecce, invece, è uscito con un punto dalla sfida alla Lazio: si tiene al diciassettesimo posto, appeso a un filo.
5) L’Atalanta non torna indietro
Tra chi ha vinto e pure convinto nell’ultimo weekend c’è soprattutto l’Atalanta di Palladino: il 4-0 al Parma, in casa, vale un messaggio anche per le prossime partite, in particolare per la lotta all’Europa, che la Dea non ha certamente mollato. Dopo un periodo in cui sembravano spuntati, i nerazzurri hanno trovato la rete con tutti gli attaccanti a disposizione. Ha iniziato Scamacca, il poker. L’ha proseguito Raspadori, l’ultimo arrivato, dopo il raddoppio di De Roon. E l’ha chiuso Krstovic, forse il giocatore più rigenerato dalla cura Palladino.
L’orizzonte è molto interessante per l’Atalanta, che potrebbe anche accontentarsi di una stagione di transizione e poi di tornare all’assalto di campioni da svezzare sul mercato, magari con qualche introito importante, come quello che arriverà dalla cessione di Lookman. Di sicuro, stavolta, la scelta del tecnico è stata felice. E c’è da godersela.


