In questa classifica ancora da rattoppare con i recuperi post Supercoppa – buone notizie, è questione di giorni -, la Serie A si mostra più incerta che mai. E forse ha proprio ragione Chivu: per lo scudetto – dice il tecnico – ci sono 4 o 5 squadre. Che vuol dire: certo, naturalmente, chiaramente si giocheranno tutto Inter, Napoli e Milan. Però… però come si fa a tenere fuori la Roma e la Juventus? Anche solo per questioni di calcoli. Anche solo perché il calcio che stanno esprimendo non si può certamente ignorare.
Pure sul fondo qualcosa si muove. Dalla quattordicesima alla ventesima, appena tre squadre hanno perso nell’ultimo turno, quattro invece hanno fatto punti. Vuol dire che la classifica si muove ed è tutto molto mobile. Iniziando dalla distanza tra l’ultima e il primo posto tra i salvi: appena 4 punti. Tutto in ballo.
1) Pareggiano tutte, tranne la Juve
A proposito di risultati: ha pareggiato il Como con il Bologna, l’ha fatto il Milan in casa della Fiorentina, l’han fatto soprattutto Inter e Napoli, che comunque meritano la palma di miglior partita, in termini di espressione, dell’ultima giornata. Tanta roba. Ma se per il titolo non abbiamo una chiosa (i nerazzurri l’hanno sfiorata solamente), e nemmeno una riapertura netta (gli azzurri nemmeno l’avrebbero meritata), sulla corsa al titolo abbiamo un percorso piuttosto chiaro.
Dopo la vittoria con il Sassuolo e il 5-0 rifilato in casa alla Cremonese, la Juventus è ufficialmente – come la Roma – nel pieno della lotta scudetto. Fa comodo a tutti pensarlo. A chi deve vendere il prodotto, a chi vuole andare oltre i propri limiti. Tipo Spalletti.
2) Palladino ha raddrizzato la Dea
A proposito di allenatori, di quelli arrivati in corsa, di quelli che stanno cambiando ciò che hanno trovato. Più o meno, le tempistiche di Palladino hanno rispettato e seguito quelle di Spalletti. E più o meno, complice questa pausa (forzata) dalla Champions League, si vede il lavoro degli allenatori proprio adesso che hanno trovato il tempo di lavorare. L‘Atalanta ha battuto in maniera netta, chiara, forte il Torino in casa. E adesso la classifica è già cambiata.
I nerazzurri sono al momento settimi: quarto successo in cinque partite, 31 punti e zona Europa che torna alla portata. Considerato l’ingresso del tecnico napoletano, qualcosa è effettivamente trasformato. E la squadra sembra rispondere in maniera differente.
3) Roma, manca solo la ciliegina
Restiamo lì, in quella zona. E restiamo anche nello stesso tipo di gioco, perché Palladino è fedele soprattutto a una regola: quella gasperiniana. La Roma, dopo gli ultimi inciampi, si sta ritrovando. Altro successo e 39 punti in classifica, come la Juventus e come il Napoli, che però ha una partita in meno. Tanta roba, ma altrettanta ne servirà per mettere il pieno ai sogni, quelli a cui non ha rinunciato Gasp, ancor meno quelli relativi al mercato.
Vuole una punta. E non avrà Raspadori, che ha scelto invece l’Atalanta, da cui ha maggiori garanzie di minutaggio e da cui l’Atletico Madrid riceverà soldi freschi da poter reinvestire nel suo mercato. Mica male. Certo, male è per i giallorossi: con chi si consoleranno? Forse Zirkzee è davvero il nome giusto. Anche se avrebbero bisogno di punte vere. E di gol.
4) La cura De Rossi
Dalla Roma a un romanista: De Rossi è tornato a non perdere più, però serviva la vittoria. Un impatto incredibile al suo arrivo, nelle prime 4 partite, e poi lo stop, che aveva riportato il Genoa in una situazione di classifica piuttosto complicata. Il 3-0 con cui liquida un buon Cagliari (tutto sommato) è una notizia ottima: scaccia i fantasmi. Soprattutto, DDR sta facendo tutto con il materiale che ha a disposizione, e non è tantissimo.
Voleva un portiere e Bento potrebbe sfumare in un attimo, cercava un centravanti e ha dovuto reinventarsi Colombo, adesso persino in odore di Nazionale. E pian piano sta recuperando qualche giocatore dimenticato, qualcun altro che non era ancora emerso. Pensare se Stanciu avesse trasformato quel rigore con il Milan…
5) Tutti amano Fabregas
La chiosa invece la merita Fabregas, che vince all’ultimo su Allegri – si può dire che il trend del Milan sia diventato un filo preoccupante? A prescindere dai punti fatti finora, s’intende – e grazie a una frase di Spalletti. Che in conferenza stampa, post vittoria sulla Cremonese, l’ha incensato così: “Ho letto che Fabregas ha allargato il campo, 50cm di qui e di là. Io se fossi un calciatore vorrei essere allenato da Fabregas. Una roba che non vedo l’ora di giocarci per fargli i complimenti. Da queste qualità così ricercate nei particolari trovi la differenza per andare avanti, voglio sentire cosa mi dice quando glielo chiederà. Lo apprezzavo e ammiravo già prima, ora per me è diventato un idolo”.
Questo è Cesc. Che ha pareggiato all’ultimo con il Bologna. Che ha 34 punti, che non perde da 4 partite. Che, recuperando una partita ed eventualmente vincendola, andrebbe a meno due da Roma e Juventus (almeno). Chapeau.


