Nella serata di domenica 12 luglio, sull’erba ormai rara e spelacchiata del campo centrale ( la famosa erba battuta, come dicevano un tempo Clerici e Tommasi ), è arrivato un nuovo trionfo del nostro tennista di punta, Jannik Sinner, che ha ancora una volta battuto Alex Zverev al termine di una finale che non è stata un monologo e che ha confermato che la scimmia tolta dalle spalle al Roland Garros, ha definitivamente sbloccato Sascha.
Ma questo è un pezzo che deve raccontare il percorso e le gesta dei nostri connazionali che, a prescindere dalla vittoria di Jannik, hanno palesato condizioni di forma diverse.
Il bilancio di Wimbledon
Il bilancio italiano di Wimbledon 2026 non può che partire da un’immagine: Jannik Sinner con il trofeo dei Championships nuovamente tra le mani.
Il numero uno del mondo ha difeso il titolo conquistato dodici mesi fa, battendo Alexander Zverev in finale e trasformando un torneo già molto positivo per il nostro tennis in un’ulteriore edizione da ricordare. Anche al netto del successo di Jannik, infatti, i numeri raccontano una presenza azzurra ormai strutturale ai vertici: tre italiani nei quarti di finale dei due tabelloni di singolare, Sinner e Cobolli tra gli uomini e Jasmine Paolini tra le donne, per la seconda volta nella storia del torneo.
Nel complesso, considerando i nove giocatori italiani effettivamente scesi in campo nei tabelloni principali, il bilancio è stato di 20 vittorie e 8 sconfitte.
A queste va aggiunto il forfait di Mattia Bellucci, inserito nel tabellone ma costretto a rinunciare prima dell’esordio. Sei azzurri hanno superato almeno un turno, quattro hanno raggiunto almeno il terzo e tre sono arrivati fino alla seconda settimana inoltrata.
Sono numeri che non dipendono più soltanto da una punta eccezionale, ma certificano ancora una volta la profondità raggiunta dal movimento.
Sinner padrone: voto 10
Scontato, ripetitivo, italianamente bellissimo.
Il torneo di Sinner non è stato una passeggiata, anche se dal secondo turno in avanti ha trasmesso quasi sempre la sensazione di avere il controllo della situazione. La partita più complicata, prima della finale, è stata paradossalmente quella d’esordio contro Miomir Kecmanovic: Jannik si è ritrovato sotto per due set a uno, prima di cambiare completamente marcia e imporsi 4-6 / 6-3 / 6-7 / 6-2 / 6-3.
L’impressione è che questo titolo abbia un peso persino superiore a quello del 2025. Dodici mesi fa Sinner doveva ancora dimostrare di poter vincere sull’erba; stavolta aveva la pressione del campione in carica, veniva da uno Slam deludente a Parigi e ha dovuto superare un primo turno diventato improvvisamente pericoloso.
Il modo in cui ha rimesso ordine nel proprio torneo e la lucidità mostrata contro Zverev, raccontano un campione che non dipende dalla giornata perfetta: può attraversare le difficoltà, adattarsi e vincere comunque. Il 10 non è soltanto per il titolo, ma per la gestione complessiva delle due settimane.
Flavio Cobolli: nuove conferme. Voto 8
Secondo quarto consecutivo a Wimbledon, un traguardo che conferma definitivamente Cobolli tra i giocatori capaci di competere ad alto livello anche sull’erba.
Il suo percorso, però, è stato tutt’altro che lineare. Al primo turno ha ceduto nettamente il parziale iniziale a Mariano Navone, prima di ribaltare la partita e vincere 1-6 / 7-6 / 6-3 / 7-6. Contro James Duckworth ha superato un altro incontro molto delicato per 7-6 / 3-6 / 7-6 / 6-1.
Il voto resta alto perché raggiungere nuovamente i quarti a Wimbledon non può essere considerato normale, soprattutto dopo aver battuto Khachanov e de Minaur. Gli si toglie qualcosa per il modo in cui è arrivata l’eliminazione: non per aver perso contro Fery, ma perché in una partita che poteva aprirgli la strada verso la semifinale è sembrato mancare proprio sul piano della libertà mentale.
Il passo successivo sarà imparare a giocare da favorito anche in uno Slam, senza trasformare l’occasione in un peso.
Jasmine Paolini come l’araba fenice. Voto 7.5
Il Wimbledon di Jasmine rischiava di durare pochissimo. Al primo turno Robin Montgomery le ha inflitto un 6-0 pesantissimo, facendo emergere tutte le difficoltà di una preparazione condizionata dal problema al piede. Jasmine, però, è rimasta dentro la partita, ha vinto il secondo set 6-4 e ha completato la rimonta con il 7-5 del terzo.
Più in generale si è rivista la Paolini che ha fatto sognare i suoi tifosi nei momenti più esaltanti della sua carriera e se è vero come è vero che la giocatrice toscana quando vede l’erba di Wimbledon si trasforma in Wonder Woman, lo è altrettanto il fatto che imporsi contro Golubic, Sakkari e una Eala in formissima, non è esattamente banale.
Adesso occorre capire se il percorso è ripreso da dove fu interrotto circa un annetto fa, oppure se i quarti a Wimbledon sono stati una felice ma sparuta condizione di rinascita.
Matteo Berrettini: indecifrabile campione. Voto 7,5
Alle volte, quando si guardano le partite di Matteo Berrettini, ci si chiede dove sarebbe potuto arrivare il tennista romano se la sua carriera non fosse stata continuamente falcidiata da qualsiasi tipologia di infortunio.
Il 7,5 nasce dal fatto che sono molti di più gli aspetti positivi rispetto a quanto suggerisca un semplice terzo turno.
Berrettini ha battuto Wawrinka e Fils, ha giocato tredici set in tre partite e ha dimostrato di poter ancora mettere in difficoltà avversari di alto livello sulla sua superficie preferita. Non è ancora tornato il giocatore che arrivò in finale nel 2021, soprattutto nella continuità della risposta e nella gestione degli scambi dal lato del rovescio, ma questo Wimbledon ha restituito un Matteo competitivo che può battere quasi tutti i top ten. Quasi…
Tyra Grant: esordio col botto. Voto 7
Chiudendo con le ragazze va messa in evidenza la bella prestazione di Tyra Grant all’esordio. Approdare al tabellone principale passando dalle qualificazioni dove ha vinto tre partite, non è esattamente semplice quando si parla di Wimbledon, soprattutto per una ragazza di 18 anni.
Al primo turno si è imposta sulla reginetta di casa Katie Boulter, travolta 6-4 / 6-2 nonostante tutti il tifo contro.
Infine la prestazione coraggiosa contro Marie Bouzkova, soprattutto al primo set perso 7-5. Ne risentiremo parlare presto, ne risentiremo parlare bene.
Lorenzo Sonego: la vera sorpresa azzurra. Voto 7
Se da Berrettini ti aspetti un exploit ogni tanto, da Sonego era difficile attendersi un torneo così gagliardo.
Il voto è 7 perché Sonego ha fatto esattamente ciò che gli si poteva chiedere. Ha superato due avversari insidiosi come Etcheverry e Diallo, ha vinto due partite lunghe senza perdere lucidità e ha costretto Fritz a lavorare per quasi quattro set.
Non c’è stata l’impresa, ma nemmeno una vera occasione sprecata. Il suo tennis continua ad adattarsi bene all’erba grazie al servizio, alla capacità di giocare in avanzamento e a un’attitudine agonistica che nelle partite combattute rimane una delle sue qualità migliori.
Arnaldi, Darderi, Cocciaretto: Voto 5
Accomuniamo i tre giocatori che non tornano felicissimi dall’esperienza londinese.
Non può essere una bocciatura per via del fatto che tutti e tre questi tennisti hanno semplicemente aggiunto un mattoncino di maturazione ad un percorso che non si ferma certo per tre sconfitte che possono considerarsi semplicemente episodiche.
Da domani si torna in campo per lavorare duro, caratteristica che a nessuno dei tre manca.
- Arnaldi. Aveva cominciato bene contro Halys, vincendo il primo set, ma poi si è spenta la luce contro un avversario totalmente alla portata per Matteo. Era una sconfitta evitabile, che è però arrivata per l’incapacità dell’azzurro, si spera episodica, di adattarsi ad un match improvvisamente sporcatosi.
- Darderi. Il problema non è tanto la sconfitta al primo turno in sé, perché Quinn possiede servizio e accelerazioni molto efficaci su questa superficie. Da una testa di serie, però, era lecito aspettarsi una maggiore capacità di resistere dopo aver perso due set equilibrati.
- Cocciaretto. Peccato! Qui il discorso va esaminato in maniera un po’ diversa rispetto ai maschietti. L’avversaria del primo turno, Xinyu Wang, non era la più tenera e il tennis della giocatrice anconetana può essere competitivo anche sull’erba. Eli ci ha provato, con la grinta e la concentrazione che la contraddistinguono e il secondo set dominato sta lì a dimostrarlo.

