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Il primo tavolo finale di un Italian Poker Tour si gioca a Sanremo. E’ il 7 giugno 2009, una domenica contraddistinta da un Day3 estenuante. Ci vogliono infatti molte ore prima che si possa arrivare alla composizione del final table: serve l’eliminazione di Nicola Fedeli da parte di Luca Moschitta (KQ vs AQ e board liscio), che manda gli ultimi 9 giocatori a contendersi la picca targata PokerStars.it.

Il primo out del final table è il francese Jean Philippe Rohr che in all-in preflop con 6♠9♠ si schianta sui “ganci” di Stefano Puccilli. A quel punto, l’azione viene ripresa dalle telecamere per essere trasmessa un po’ di tempo dopo su Italia1. E’ la prima volta che in Italia si realizza un’operazione mediatica di questo tipo.

Passa un livello e tocca a Bruno Stefanelli lasciare la compagnia. Ad eliminarlo dal torneo è il veterano francese Roger Hairabedian: l’italiano setta la coppia di K sul flop [Kx][Jx][Tx], ma Hairabedian fa meglio con [Ax][Qx]: scala floppata e si scende a 7 left.

Al settimo posto si ferma Luca Moschitta, futuro giocatore del team online di PokerStars, che ormai short va ai resti con [Qx][9x] ma si trova dominato dalla coppia di K di di Alessandro Speranza. Sorte simile per Giovanni Drago che poco dopo è eliminato da Puccilli con K10 < KJ.

Alessandro Speranza decide di andare all in da cutoff con [Qx][9x] ma trova l’instant call di Enzo Nardotto che parte nettamente in vantaggio con A♥J♥. Il flop ribalta la situazione con un [9x], ma porta anche in dote due carte a cuori. Il turn è la terza che regala colore a Nardotto ed estromette Alessandro Speranza in 5a posizione.

E’ ormai notte quando il tavolo si riduce agli ultimi tre giocatori: Hairabedian elimina Nardotto con [Ax][7x] in all-in preflop vs [Kx][Tx] e board liscio. Si entra così nella fase 3-handed. I bui sono altissimi e un altro all-in preflop decreta l’eliminazione di Roger Hairabedian sul gradino più basso del podio: AQ vs AK di Stefano Puccilli e l’heads-up è servito.

Sono quindi due “azzurri” a contendersi l’evento inaugurale del tour e i 120.000 euro di primo premio: Stefano Puccilli e Vittorio Meraviglia. Una sfida che dura relativamente poco perché, dopo qualche scambio iniziale, i due finiscono ai resti. Ci si avvicina quasi alle cinque del mattino quando Meraviglia va all-in con A♠3♠ e trova il call di Puccilli con 8♦8♣. Il flop porta avanti il primo, grazie a un A♥ in mezzo a J♣ e Q♣. Un 9♦ al turn apre la possibilità di una scala a incastro per Puccilli, 4 carte buone oltre ai due otto per il set. Il river è proprio uno di quei 6 out: un 10♠ che completa la straight di Stefano Puccilli e gli consegna picca e assegno, tra gli applausi degli tanti irriducibili appassionati rimasti in sala, nonostante l’ora.

Così Stefano Puccilli diventa il primo vincitore di un Italian Poker Tour. Ed è da qui che riprendiamo il suo racconto, iniziato qualche giorno fa.

Dopo la vittoria hai pensato di dedicarti in maniera professionale al gioco?

Assolutamente sì! Erano gli anni d’oro e non potevo “passare una mano” così buona. Tra il 2009 e il 2012 ho preso 2 anni di aspettativa non retribuita e per poter frequentare assiduamente il circuito IPT. Cosa che ho fatto e oserei dire con buoni risultati. Al termine di questo periodo però sono tornato alle vecchie abitudini principalmente perché credo che la vita da professional poker player sia poco conciliabile con il poter essere un ottimo padre e marito.

Tra il 2007 e il 2012 hai collezionato 11 piazzamenti a premio, 5 all’Italian Poker Tour e poi quel meraviglioso 7° posto all’European Poker Tour di Campione. Il tutto per più di 350.000 euro di premi. Poi, un po’ all’improvviso, un “silenzio” nel live durato sei anni. Cos’è successo?

E’ vero, dal 2012 al 2018 non ho più giocato live, anche se la passione per il poker è restata sempre accesa. Ho continuato a giocare online, ma ho dato un taglio a viaggi continui che mi costringevano a trascurare una parte di me che reputavo e reputo tuttora prioritaria. Nulla mi è stato imposto né consigliato, si è trattato solo di mettere sul piatto della bilancia cosa potevo avere e cosa rischiavo di perdere: devo confessare che la scelta è stata davvero facile da prendere.

Nel 2018 torni in sala e fai tre ITM all’EPT di Barcellona. Cosa ti ha spinto a riprendere in mano le carte?

Più che cosa mi ha spinto, la domanda è chi mi ha spinto: ovviamente il mio amico fraterno Gianluca Marcucci che in questi sei anni, pur avendo compreso ed in parte condiviso la mia scelta (famiglia più importante del poker live), non ha mai smesso di propormi trasferte insieme a lui e vi assicuro che è stata dura rimandare di anno in anno. Nel 2018, però, i miei figli erano cresciuti abbastanza e con loro la mia voglia di riprendere in mano le due carte. La splendida compagnia, la vicinanza di Barcellona a Roma (80 minuti di aereo) e la fiscalità (eventuali vincite esentasse) hanno fatto il resto è mi sono imbarcato per quella che si è poi rivelata una meravigliosa settimana di gioco. Talmente tanta era la voglia di giocare che l’ho fatto per 6 giorni quasi senza sosta e giocando un poker eccellente malgrado la lunga pausa. Il risultato è stato 3 ITM su 3 tornei giocati (nell’EPT National, nell’EPT Cup e nell’EPT National High Roller da €2.200 di buy-in, ndr).

Come hai trovato il poker al tuo ritorno, molto cambiato? Hai provato una qualche forma di nostalgia per il passato?

Il poker è sicuramente cambiato in entrambi gli elementi principali:

L’offerta è sicuramente più professionale. Le procedure di registrazione sono più veloci, ai tavoli e nelle sale vi è più attenzione al rispetto delle regole. Ma allo stesso tempo è più orientata alla riuscita del business piuttosto che ad alimentare una passione: buffet di qualità minore e a pagamento, servizi ai tavoli quasi inesistenti e lunghe code ai bar del casinò che mal si conciliano con le pause ridotte degli mtt.

Il field invece si è differenziato: nei tornei a basso buy in (1.100 o minore) ho trovato una “fauna” molto simile a quella lasciata 7/8 anni prima. Molti giocatori sembravano mossi dalla passione e si mostravano amichevoli al tavolo, alcuni ridevano e scherzavano, altri provavano a flirtare con le poche ragazze schierate. Passando al 2.200 ho avvertito un clima diverso: era evidente che la stragrande maggioranza dei giocatori era lì per vincere dei soldi e basta, e anche a livello di skill la differenza avvertita è stata grande. Nel 1.100 (il National) e nel 550 (la Cup) ho fatto itm quasi in scioltezza senza mai rischiare l’eliminazione prima della bolla, mentre nel 2.200 (High Roller) ho avuto bisogno anche di una provvida cose di fortuna.

Arrivato a questo punto, di cosa è fatta oggi la tua vita ?

Oggi, nel 2020, la mia vita è fatta di una meravigliosa famiglia che mai smetterò di porre al primo posto. Ma è fatta anche della cura che ho deciso di riservare a me stesso: tutti dovremmo dedicare un po’ tempo alla cura di noi stessi (soprattutto quando i 50 si avvicinano…) e per questo motivo ho iniziato a fare più attenzione alla qualità di ciò che mangio e molto meno alla quantità. Ho iniziato ad ascoltare il mio corpo, a partire dal senso di sazietà. Ho iniziato ad allenarmi: nulla di trascendentale, ma mi concedo un’ora di nuoto e due ore di tennis col mio amico Cristiano “Nerone” Loioli ogni settimana e quando posso, per tragitti di pochissimi km, evito di prendere l’auto e scelgo di andare a piedi. Ho iniziato a non addormentarmi troppo tardi e a svegliarmi prima del suono della sveglia. Infine la mia vitta è fatta anche di un lavoro (bancario) che mi piace sempre meno (perché è stato man mano sempre meno professionale, togliendo a chi si interfaccia con i clienti la possibilità di valutarli ed “aiutarli”  dopo averli ovviamente conosciuti) e che ho intenzione di lasciare a breve per dedicare il mio tempo a ciò che davvero mi piace fare.

Parlaci allora dei tuoi progetti. Nel tuo futuro c’è ancora spazio per il poker?

Ho un progetto fondamentale: essere felice. Ho intenzione di fare nel tempo che mi resta tutto ciò che mi potrà portare ad esserlo. Ho dei progetti “imprenditoriali” (metto la parola imprenditoriale tra virgolette perché l’idea di impresa è vuota e vuota resta se non è mossa dalla passione) da intraprendere col mio amico Gianluca. Al momento è tutto in alto mare ma la passione c’è e tanto basta. Ho intenzione di amarmi e di amare i miei amori. Per concludere, ho intenzione di realizzare i miei 2 desideri principali: uno è indebitarmi per costruire la casa dei sogni dove vivrò il resto della mia vita e l’altro è sicuramente quello di andare a Las Vegas e di giocare il Main Event e il 10.000$ PLO.

Se lo spazio per il poker c’è ancora, sarà un piacere seguirti di nuovo in azione al tavolo. Nel frattempo, grazie Stefano per il tuo tempo e in bocca al lupo per il futuro.

Grazie, crepi il lupo e un saluto a tutti!

Foto di testa: da sx, Gianluca Marcucci e Stefano Puccilli

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