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Il poker piange la perdita di un altro dei suoi storici protagonisti. Dopo un 2020 che ha visto la dipartita di Sam Grizzles, Darvin Moon, Mike Sexton e Rod Pardney Senior, ieri è arrivata la notizia che all’età di 86 è venuto a mancare Howard “Tahoe” Andrew (1934-2020).

Sposato, padre di 4 figlie, nonno di numerosi nipoti, Howard Andrew è stato un vero e proprio appassionato di poker, oltre che un ottimo ed estremamente longevo giocatore. Tahoe, che deve il proprio nickname al lago che si estende tra California e Nevada dove ha vissuto per 10 anni e imparato a giocare a poker, detiene il record di partecipazioni alle World Series Of Poker: una striscia ininterrotta di 45 edizioni, dal 1974 al 2018. In questo senso, nessun è stato così costante come lui: nemmeno Doyle “Texas Dolly” Brunson che tra il 1999 e il 2002 ha disertato la manifestazione a causa di un contrasto con la famiglia Binion, proprietaria del brand. Nell’arco di una carriera incredibilmente lunga, i piazzamenti a premio di Howard Andrew sono davvero tanti: 298 quelli registrati su TheHendonMob.com, quasi tutti realizzati negli Stati Uniti, qualche crociera, pochi in Costarica e uno a Malta.

Dopo aver conseguito la laurea in matematica, a 21 anni Howard Andrew scopre il poker. Nel 1976 arrivano i primi risultati nei tornei di poker e sono nientemeno che due braccialetti WSOP: un $2.500 e un $1.000 NL Hold’em. Complessivamente, sempre secondo il database dei tornei live, Tahoe ha accumulato 1,5 milioni di dollari in carriera. Potrebbero sembrare pochi per un professionista che ha giocato così tanto, ma bisogna tenere presente che il picco della sua carriera si è attestato tra gli anni ’70 e gli anni ’90, quando il field dei tornei era di molto inferiore rispetto a quello attuale e i buy-in più bassi. Con questo, però, non bisogna immaginare un giocatore distante nel tempo e privato del confronto con le nuove generazioni, perché dal 1976 al 2019 ogni anno Tahoe si è tolto la soddisfazione di andare a premio più volte. Solo nel 2020 si è fermato ad uno: il 15 gennaio dello scorso anno, poco prima che la pandemia di COVID-19 paralizzasse il gioco live, ha chiuso al 7° posto un torneo del circuito WSOP.

Il suo miglior risultato dal punto di vista economico rimangono i 250mila dollari vinti nel 1987 nel Main Event del Grand Prix of Poker a Las Vegas, seguiti nello stesso anno da altri $86.400 per il secondo posto nel $200 no-limit hold’em all’Amarillo Slim’s Superbowl of Poker.

Con una vita dedicata al poker era inevitabile che fossero in tanti gli amici-giocatori pronti a rendergli l’estremo saluto. Come ad esempio la Poker Hall of Famer Linda Johnson, tra l’altro vincitrice nel 2001 dell’Howard “Tahoe” Andrew Celebrity Challenge al California’s Casino Europa, che così ha espresso il suo sentimento: “Sei una leggenda nel mondo del poker e hai portato onore e positività al nostro settore. Ho così tanti bei ricordi dei nostri tempi insieme in crociera e al tavolo da gioco. Eri un vero giocatore e un meraviglioso essere umano. Mi mancherai”.

Anche il giornalista specializzato nel poker Dan Ross ha voluto ricordare Tahoe: “Una delle mie persone preferite in assoluto nel mondo del poker… abbiamo trascorso molto tempo insieme ai tornei negli ultimi 5-6 anni, e non ho mai voluto essere al suo tavolo di Omaha per non essere eliminato troppo presto. Un anno fa, proprio in questi giorni, era in heads-up per un anello in un torneo di Omaha del circuito WSOP a Thunder Valley, un evento da un giorno ma piuttosto impegnativo Abbiamo scherzato su questo, e alla fine io sono andato di corsa al bar perché Tahoe aveva deciso che tutti quelli che erano ancora al tavolo finale avevano bisogno di un milkshake per poter proseguire. In ricordo di tutte le vecchie foto autografate dei tavoli finali delle WSOP degli anni ’70, delle storie del vecchio poker, della battuta casuale che tirava fuori… Mi mancherai moltissimo, amico mio”.

Così invece Todd Brunson, figlio di Doyle: “Tahoe era un veterano quando ero minorenne, mi intrufolavo di qua e di là per giocare a poker. Sempre un vero gentiluomo. Sono davvero triste. Riposa in pace, amico mio”.

A dimostrazione che Andrew si cimentava anche con le nuove generazione del poker, è arrivato il ricordo di Tyler Patterson, giocatore professionista americano: “Ho incontrato Tahoe nel 2002 a Pendleton. Avevo 19 anni, e mi piaceva fare un po’ lo sbruffone ai tavoli di cash game NLH. Lui era già avanti con gli anni e il no-limit non era il suo gioco preferito, ma in quella occasione mi ha fatto un grande bluff e ha riso di me, e poi mi ha intrappolato quando io ho provato a restituirgli il favore”.

Infine, non è mancato il commiato di Lon McEachern, voce del poker su ESPN: “Questa notizia mi rende molto triste. Ho giocato con lui così tante volte e in tutte si è sempre dimostrato come un signore e un grande esempio per il mondo del poker. Mi mancherai Tahoe”.

 

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