Il poker cinese tradizionale e la versione open-face

Così come il poker polacco deriva da un più antico gioco fatto con i dadi, analogamente il poker cinese trae ispirazione da altri giochi tradizionali. C’è ad esempio qualche somiglianza con il Mah Jong, per la necessità di combinare le 13 carte nel miglior modo possibile (nel Mah Jong ci sono le “tessere”). Ma soprattutto c’è la forte componente dell’azzardo che, come è noto, è molto apprezzata in Estremo Oriente.

Nel poker cinese la fortuna gioca un ruolo abbastanza importante e le regole sono poche ed estremamente intuitive. Sono queste anche le ragioni per le quali il gioco ha trovato un suo breve spazio all’interno delle World Series Of Poker, precisamente nelle edizioni 1995 e 1996: nella prima si è imposto il professionista statunitense Steve Zolotow (2 braccialetti WSOP in carriera per lui), nella seconda Jim Feldhouse. A partire dal 2010 il poker cinese è diventata una vera passione per moltissimi giocatori europei ed americani.

Ma, come detto, la componente di azzardo rende il poker cinese molto più adatto al cash game che alla formula torneo. Attenzione, però, a non sottovalutare le skills necessarie: servono attenzione e capacità strategica nel costruire le tre diverse mani, soprattutto nella “versione aperta”.

Ci sono infatti due tipi di poker cinese: quello tradizionale “chiuso” e quello oggi più diffuso, cioè l’open-face. Cominciamo proprio da questa differenza, tenendo presente che in entrambi i casi si gioca da 2 a 4 persone.

La versione tradizionale prevede che ai giocatori vengano distribuite 13 carte ciascuno, con le quali ognuno deve “organizzare” tre diverse mani di poker: una da tre carte, e due da cinque. I giocatori poi rivelano le loro mani contemporaneamente, che vengono confrontate per determinare l’assegnazione dei punti.

Nel poker cinese open-face i partecipanti ricevono inizialmente cinque carte, e solo successivamente una alla volta fino ad arrivare a 13. Tuttavia, devono “organizzare” le loro tre mani di poker sin dall’inizio, a cominciare dalle prime cinque carte, per poi aggiungerne una ogni volta che la ricevono.

Nella foto di testa è possibile vedere lo schema della divisione delle 13 carte in tre mani. Prendiamo le prime tre combinazioni in alto. La prima è il front, composto in questo caso da un tris di 8. Alla destra del tris troviamo la seconda mano, chiamata middle, che in questo caso mostra una scala. L’ultima, il back, è anch’essa composta da 5 carte combinate in un ottimo fullhouse. Quindi abbiamo tre mani composte da 3-5-5 carte che mostrano altrettanti punteggi del poker. Attenzione però, perché c’è una regola molto importante: la mano più debole deve essere la prima, quella con 3 carte, la seconda mano più forte deve essere quella in mezzo (5 carte) e la mano più forte deve essere l’ultima (sempre 5 carte).

Questo fa già capire la differenza di abilità richiesta tra poker cinese chiuso e open-face: mentre nel primo le 13 carte sono subito tutte disponibili e organizzarle diventa più facile (tutti i giocatori lo fanno contemporaneamente e in segreto), nella versione aperta aumentano le probabilità che i giocatori possano “sbagliare” le loro mani mentre cercano di formare le migliori combinazioni possibili. Quando questo si verifica, cioè quando non riescono ad organizzare le proprie mani nel modo descritto sopra, allora nel gergo sono in “fouled” e concedono lo “scoop“, l’equivalente di un “cappotto”.

Nel poker open-face, il giocatore designato come dealer distribuisce cinque carte a ciascun giocatore. Il primo alla sinistra del dealer poi sistema le cinque carte, disponendole scoperte nelle tre posizioni che corrispondono alle mani. Può piazzare le carte dove e come vuole: tutte e cinque nel back, oppure due nell’ultima mano e tre in quella di mezzo, una nel front, una nel middle e tre nel back, e così via. In senso orario, il giocatore successivo fa lo stesso con le sue cinque carte, e così via fino all’ultimo. Poi seguendo lo stesso ordine, i giocatori ricevono una carta coperta ciascuno e a turno la sistemano in uno dei loro spazi vuoti. Una volta che una carta è sistemata, non può essere spostata: a prescindere dalla fila in cui viene messa, è lì che rimarrà fino al termine della mano. Dopo che tutti hanno ricevuto la 13° e ultima carta, le tre mani saranno complete e si procede al confronto (showdown). L’obiettivo è chiudere mani più forti rispetto agli avversari, ma anche evitare di fare foul con la propria.

Per calcolare i punteggi, i front vengono confrontati tra loro, e lo stesso accade per le mani middle e back. Nella foto di testa ci sono le combinazioni di tre giocatori, ognuno disposta in fila. In quella partita, il tris è la miglior mano front, il colore all’asso la miglior middle e il quads (poker) la miglior mano back.

Avere la mano migliore garantisce 1 punto. Questo significa che in ciascuna mano di poker cinese open-face ci sono 3 punti in palio (almeno – ma ci arriveremo tra poco). Nell’esempio di cui sopra, ciascun giocatore ha vinto un punto perché ha vinto una delle file. Se un giocatore vince tutte le mani allora riceve 6 punti (non solo 3), 1 punto ciascuno per aver vinto tutte e 3 le mani, più altri 3 punti bonus. Vincere tutte e tre le mani significa fare “scoop” (il famigerato “cappotto”) sull’avversario/i.

Ci sono poi dei bonus, chiamati royalties e che dipendono dal tipo di punteggio ottenuto in ogni mano. La lista è abbastanza lunga e variabile e non la riporteremo qui, ma la versione più comune è disponibile su Wikipedia.

C’è infine un’altra opzione per i punteggi. Si tratta di una variante che non tutti applicano ma che rende il gioco ancora più spettacolare e… rischioso. Si chiama Fantasyland ed è un bonus che un giocatore può ottenere se realizza almeno una coppia di donne o superiore nella mano in alto, senza andare in foul. Per esempio, quella prima mano dell’immagine con tre 8 sarebbe “andata a Fantasyland“, per così dire. La ricompensa per il Fantasyland è che nella mano successiva quel giocatore riceverà tutte e 13 le sue carte in una volta sola, come nel tradizionale poker cinese “closed”. Potrà così organizzare le sue tre mani in un’unica soluzione, posizionandole coperte sul board, mentre gli altri giocatori dovranno sistemare le mani passo dopo passo. Un enorme vantaggio, senza dubbio!

Come avrete capito, il poker cinese open-face è un gioco che può essere molto divertente per la facilità delle regole, emozionante per la componente aleatoria e molto rischioso se l’azzardo viene spinto troppo. Per quest’ultima ragione il nostro consiglio è di andarci piano e prenderlo prima di tutto come un divertimento, magari mettendo in palio una bevuta tra amici. Solo quando avrete imparato le strategie e la gestione dei rischi connessi a questo gioco potrete pensare di puntare del denaro nelle partite cash game. Ma anche in quel caso, fatelo sempre restando ampiamente in bankroll, cioè investendo cifre che siano sempre alla vostra portata.

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