Bryn Kenney trasforma top pair in un bluff

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Se un giocatore è al primo posto della All Time Money List con 56 milioni di dollari vinti nei tornei live, un pizzico di abilità con le carte deve pur averla. Non può essere solo fortuna.

Stiamo parlando di Bryn Kenney, 34 anni di Long Beach (New York), professionista di poker dal 2008. Se si va a leggere tra le righe dei suoi tanti risultati (182 in the money ad oggi), si scopre che quelli “pesanti”, cioè quelli con almeno 6 cifre, sono iniziati nel 2010. Questo significa che Kenney ha vinto una media di oltre 5 milioni all’anno negli ultimi dieci. Certo, la statunitense è uno specialista di eventi high-roller, i tornei che prevedono costi di iscrizione altissimi e ai quali partecipano solo i super pro o i miliardari con la passione per il Texas Hold’em. Ma questo non significa che siano tornei facili da vincere, al contrario. L’altissimo livello dei partecipanti e il rischio legato all’investimento li rendono tra i più impegnativi in assoluto. Ma alla fine, per chi ci arriva, ci sono premi milionari. E Bryn Kenney è il detentore della più alta vincita finora realizzata in un evento dal vivo: $20.563.324 incassati con il secondo posto nel £1.050.000 Triton Million for Charity di Londra nel 2019 (da notare che parte del buy-in è stata devoluta in beneficienza). Una cifra pazzesca per un runner-up e addirittura superiore a quella del primo classificato, il cinese Aaron Shu Nu Zang, grazie a un deal concordato all’inizio dell’HU.

Nel palmares di Bryn Kenney non ci sono solo risultati di tornei high-roller, ma anche un braccialetto WSOP vinto nel 2014 ($1.500 10-Game Mix Six Handed) e altri 7 tavoli finali tutti targati World Series Of Poker.

Bryn Kenney, come tanti altri poker player, inizia a giocare con un mazzo di carte senza Re, Donne, Jack etc, ma ricco di elementi fantasy: quello di Magic: The Gathering. Ad un certo punto, nella sua vita arriva il poker. Ha da poco compiuto i 18 anni quando la love story con le carte ha inizio. La sua è un’immersione completa nel Texas Hold’em. Rimane davanti al computer per ore e ore tutti i giorni, e questo finisce per suscitare qualche preoccupazione nei genitori. Sua madre è particolarmente contraria al gambling e lo invita a frequentare un gruppo anonimo per giocatori d’azzardo. Come ha raccontato lo stesso giocatore in un’intervista rilasciata a Jeff Gross subito dopo il mega risultato delle Triton Series, papà Kinney ha un ruolo decisivo nella mediazione a favore del poker: “Sempre meglio che stia di fronte al computer a giocare online piuttosto che esca fuori a fare qualche altra strxxxxta come bere o assumere droghe“. Il resto, poi, è merito dei risultati. A 21 anni arriva il primo ($34.446) e da lì in avanti è tutto un crescendo di piazzamenti a premio, di fronte ai quali i genitori comprendono il suo talento per il poker e iniziano a supportarlo nella scelta di diventare un pro: “Quando ho cominciato a portarla (sua madre, ndr) in giro con me a Barcellona, a Montecarlo e via dicendo, ha capito che forse doveva ricredersi…”.

Lo sostengono anche nel momento più difficile della sua carriera. Raggiunto il primo milione di dollari vinti con le carte, Bryn Kenney perde il controllo del bankroll e nel giro di una settimana si ritrova con gli spiccioli (si fa per dire) sul conto: “La prima volta che ho avuto a disposizione un milione in vita mia? La settimana dopo mi erano rimasti qualcosa come 100K!“. Ma ancora una volta arriva il supporto emotivo dei genitori, della mamma in primis: “Mia madre ha sempre creduto in me e mi ha dato sempre tanta indipendenza nelle mie scelte, sapendo di potersi fidare del mio mindset”. 

Un mindset, cioè un atteggiamento mentale, abbastanza diverso da quello di tanti altri giocatori di poker. Bryn Kenney, infatti, è quasi un autodidatta ma dotato di una grande capacità di apprendere dall’esperienza maturata al tavolo e rielaborarla senza bisogno di mezzi: “Onestamente? Non ho mai riguardato il mio gioco. Ho provato a rivedere qualche replay ma non aveva alcun senso. Quante ore studio al giorno? Anche questa è una domanda che non ha senso. Penso al poker e gioco da quando mi sveglio alla mattina fino a che non vado a dormire, chiedermi quanto studio equivale a chiedermi quanto respiro. Avrò giocato 15 ore al giorno per 7 anni di fila, almeno agli inizi”.

La sua forza sta soprattutto in una enorme determinazione a raggiungere gli obiettivi che si pone. Il primo è stato quello di diventare il numero uno nel poker: “Ho sempre visualizzato quel traguardo e ho cercato di mettere il 100% di me stesso in ogni occasione disponibile. Ho giocato tutto il giorno tutti i giorni, ho pensato quasi esclusivamente al poker ed è così che sono diventato il numero uno. Sapevo che ci sarei arrivato e ora sarà difficile raggiungermi“. L’ultimo, invece, è una summa del suo vivere il poker e di volerlo consumare fino in fondo: “Il mio obiettivo è ovviamente quello di non lasciarmi dietro un centesimo di quanto ho guadagnato”, a una condizione però: “Voglio lasciare il segno in questa vita.

Non sta a noi valutare questa sua visione personale del poker né tantomeno stabilire se Bryn Kenney sia il giocatore più forte di sempre. Ma non c’è dubbio che il “segno” nella storia di questo gioco lo abbia lasciato diventando il numero uno della All Time Money List, il primo a superare quota 50 milioni di dollari vinti nei tornei dal vivo (il secondo in classifica è Justin Bonomo, a quota 49 milioni, mentre Daniel Negreanu è terzo con 42 milioni di dollari). Per quanto riguarda le sue qualità di giocatore lasciamo decidere a voi, proponendovi una mano che Bryn Kenney ha di recente giocato agli High Stakes Poker trasmessi su PokerGo.

La partita è ovviamente un cash game, con bui $400/$800/$800 e possibilità di straddle pari a due volte il valore del BB. L’azione comincia con l’apertura proprio di Bryn Kenney che da under the gun rilancia a $2.500 con A♠J♦. Brandon Steven non ci sta e tribetta da mid position fino a 8.500, con in mano i suited connectors J♥10♥. Kenney chiama.

Flop: 7♦10♦8♥. L’azione si infiamma. Kenney decide prima di checkare e poi di rilanciare la continuation bet di Steven. In tutto sono 35.000 dollari da chiamare, ma Brandon Steven non si tira indietro, forte della coppia di Dieci centrata al flop e della possibilità di scala a incastro sulle street successive. Si va al turn.

Scende un J♣ che regala a Kinney coppia di “ganci” con asso top kicker, ma lo specialista di high roller non sa che il suo avversario adesso ha doppia coppia. Kenney infatti punta ancora, questa volta $69.000 che Steven chiama senza esitazioni.

L’ultima carta del board è un 3♠ che difficilmente può aver cambiato la situazione, ma il call facile del suo avversario al turn su un board molto connesso indica qualche possibile rischio all’orizzonte. Kenney, tuttavia, non vuole concedergli l’iniziativa e piazza la “terza pallottola” da $147.000, poco più di metà del piatto. Steven va in the think-tank e, mentre si stiracchia sulla sedia, borbotta qualcosa in merito ad un possibile 9♦ che darebbe scala a Kenney. Passa qualche minuto e alla fine Brandon Steven molla il colpo.

Kenney gli chiede se avesse una mano inferiore ad una overpair, per capire se il fold del suo avversario fosse corretto o meno. Ma Brandon gli risponde che aveva un punto più alto di una overpair. Steven: “Ero avanti?”

Kenney sorride e, con un cenno del capo, gli fa capire di sì.

 

Foto di testa: Bryn Kenney (PokerNews)

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