Buon compleanno Roberto Mancini, vincente sia in campo che in panchina

Compie oggi 56 anni il Mancio, giocatore sopraffino e attuale tecnico della Nazionale italiana, protagonista di una carriera vittoriosa.

Roberto Mancini è, da circa 40 anni, uno dei nomi di spicco del calcio italiano. Sono molti i grandi giocatori che in panchina non riescono a eguagliare lo splendore della vita precedente, mentre il tecnico jesino è riuscito a replicare in panchina la capacità di guidare la squadra che aveva in campo. Sbirciando nel palmares si nota agilmente come l’elenco dei trofei vinti sia lunghissimo, perciò partiamo subito a ripercorrere la sua carriera, iniziata in quel di Bologna. Fu un’intuizione del responsabile della giovanile Perani quella che portò il giovane Mancini in Emilia, dove crebbe rapidamente. Esordì in Serie A il 6 settembre 1981, ad appena 16 anni, praticamente un ragazzino. Gli bastò una sola stagione con i felsinei, con 9 gol in Serie A, per dimostrare a tutti che non era semplicemente un ragazzino, ma uno dei migliori talenti in prospettiva del calcio italiano. A capirlo è soprattutto Paolo Mantovani, il quale spende una cifra di 4 miliardi di Lire per portarlo alla Sampdoria, una somma notevole, considerando anche l’età del ragazzo. Difficile trovare una scelta più azzeccata: Mancini e la Samp diventano un tutt’uno, i quindici anni in blucerchiato sono i più splendenti della Società di Genova. Dopo tre Coppe Italia negli anni ’80, arriva il primo successo europeo, la prima Coppa delle Coppa vinta nel 1990 insieme a Vialli, centravanti che comporrà assieme a Mancini quelli che venivano chiamati i gemelli del gol. L’impresa più grande avviene però l’anno dopo, quando la Samp riuscirà a vincere il suo primo, e per ora unico, Scudetto della sua storia. Addirittura nel ’92 arriva la finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona, ma un gol di Koeman spezza il sogno europeo. Gli anni successivi vedono una flessione dei doriani, così Mancini si accasa alla Lazio negli ultimi anni di carriera. Anche in questo caso la sua permanenza coincide per un periodo magico della squadra, di Mancini si ricordano gol magnifici, come quello di tacco contro il Parma nel ’99, e in maglia biancoceleste solleva altre due Coppe Italia, la seconda Coppa delle Coppe e soprattutto lo Scudetto del 2000, grandissima impresa dei capitolini.

Il suo ritiro dal calcio arriva nel febbraio del 2001, dopo più di 700 partite giocate e 204 gol segnati, tuttora recordman di presenze e gol con la Sampdoria. Ciò che accade subito dopo è abbastanza inusuale: a 36 anni, viene chiamato sulla panchina della Fiorentina al posto dell’esonerato Terim. L’Associazione Allenatori protesta, dato che Mancini non ha il patentino per poter allenare in Serie A, ma una delibera straordinaria gli consente di accettare l’incarico. Non solo Mancini allena, ma vince anche la Coppa Italia al primo anno nella finale contro il Parma. Il secondo anno lascia invece a metà stagione, con la viola che sta precipitando sempre di più verso il fallimento. Anche nei due anni successivi deve far contro con una Lazio anch’essa in una situazione incerta, per le notizie nefaste provenienti sui conti di Cragnotti. Riesce comunque a far sua un’altra Coppa Italia, prima di fare il grande salto e approdare all’Inter. Il periodo nerazzurro di Mancini è agilmente il migliore della sua carriera di allenatore: dopo due anni di rodaggio, e altre due Coppe Italia, il Mancio guida i nerazzurri a due Scudetti vinti nettamente sul campo, il primo dominando e il secondo grazie a un grande Ibra. Tuttavia Moratti gli preferisce Mourinho per avere migliori risultati in Champions, così Mancini si accasa al Manchester City, squadra in rampa di lancio grazie ai soldi degli emiri, dove ritrova il pupillo Balotelli. Dopo una FA Cup nel 2011, l’anno successivo conquista un titolo rocambolesco grazie a una rimonta dei suoi nei minuti di recupero dell’ultima giornata, firmata da Dzeko e Aguero. Da lì in poi qualche esperienza non al top: in Turchia con il Galatasaray, il fallimentare ritorno nell’Inter di Thohir, il quinto posto con lo Zenit San Pietroburgo. Fino a oggi, dove guida un’Italia in rilancio dopo il disastro del 2018, guardando con fiducia agli Europei del 2021 e alla prossima Nations League, dove gli Azzurri sono alle Final Four. Per poter aggiungere un altro successo nella sua già ricchissima bacheca.

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