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Quando partirà la stagione 2020 della Formula 1? Al momento, da calendario, il primo appuntamento previsto è quello del Canada tra il 12 e il 14 giugno. Le parole degli organizzatori sembrano non fare altro che confermarlo, sebbene l’esito finale dipenda da altri fattori

Gli organizzatori del GP di Formula 1 del Canada, prefissato per ora per giugno, hanno annunciato che la decisione circa la disputa regolare o meno dell’appuntamento in quel di Montreal sarà presa entro il weekend di Pasqua. “Dobbiamo prendere una decisione entro il week-end di Pasqua (11-12 aprile, ndr). Se la situazione sarà migliorata in quel momento, l’appuntamento in Canada sarà pronto nei tempi previsti”, le parole del promoter del GP Francois Dumontier che lasciano trapelare la volontà del Circus di ripartire proprio dal GP canadese. Allo stato dell’arte, Monaco e Australia sono stati già cancellati mentre Bahrein, Vietnam, Cina, Olanda, Spagna e Azerbaigian sono stati rinviati a data da destinarsi. “Siamo avvantaggiati rispetto a Monaco o Baku perché loro hanno bisogno di costruire la pista ricavandola dal circuito cittadino. Noi la pista ce l’abbiamo già. Siamo ottimisti ma siamo anche realisti e consapevoli che le cose cambiano di ora in ora”, il commento, realistico, di Dumontier.

Ma davvero la Formula 1 potrebbe ripartire a giugno? La presa di posizione pubblica del CEO Carey è stata importante, sottolineando come la speranza sia quella di organizzare comunque un Mondiale di 15-18 gare, sebbene il calendario sarà totalmente rivisto rispetto a quello originale, vista l’emergenza che sta colpendo il mondo intero. “Dobbiamo completamente scordarci il calendario attuale. I paesi cambieranno le loro date, tutto sarà rimodulato. Ovviamente, non si può immaginare di organizzare il GP del Canada a novembre. Dovrebbe essere in un mese confacente, come la fine dell’estate o l’inizio dell’anno”, la chiosa di Dumontier che, opportunamente, prova a fare i propri interessi. Sarà tuttavia complicato cercare di far incastrare tutte le volontà dei singoli da parte della Federazione, per preservare l’integrità del campionato ma anche e soprattutto la salute di spettatori e di chi ci lavora, non dimenticando appunto la multi-etnicità di ognuna delle componenti che, unite, formano il Circus della Formula 1.

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