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Stray è un’avventura dinamica con un gatto randagio come protagonista, sviluppata da Blue Twelve Studio e pubblicata da Annapurna Interactive per PlayStation 4, PlayStation 5 e Microsoft Windows il 19 giugno 2022 e poi per Xbox One e Xbox Series X/S il 10 agosto 2023.

AMBIENTAZIONE E NARRAZIONE

Stray racconta il viaggio di un gatto randagio, ben presto affiancato dal drone B12, attraverso un mondo post apocalittico dalle spiccate tinte cyberpunk dove gli esseri umani sembrano essersi estinti a causa di una catastrofe.

In questo gioco ci muoviamo in una città che si ispira a quella di Kowloon, cinta da mura, popolata di robot che imitano il comportamento degli esseri umani e di zurk, esseri capaci di mangiare un po’ tutto, dagli animali sopravvissuti al metallo. Sono quindi un pericolo per i protagonisti del gioco.

Il nostro viaggio con il gatto e B12 (un tempo drone al servizio di uno scienziato) conduce attraverso le varie aree della città, partendo dai bassifondi, passando poi per l’”infracittà” e proseguendo oltre. Un po’ alla volta, durante il percorso emergono i ricordi di B12 che ci fanno scoprire quale sia la vera natura della città e cosa è successo in quel mondo.

Stray porta sullo schermo tematiche importanti, sebbene non originalissime per il mondo dei videogiochi né tantomeno per quello del cinema, quali la discriminazione sociale, il degrado di una società disfunzionale e la sensibilizzazione ambientale.

GAMEPLAY

Il giocatore controlla il gatto inquadrato in terza persona. Stray alterna mappe lineari ad aree di più ampio respiro che valorizzano l’esplorazione. E ancora, si passa da sezioni di platforming ad altre di enigmi ambientali a più rare più stealth o action.

Pad alla mano, Stray è un videogioco rilassato e contemplativo in tutti gli aspetti del suo gameplay. Risulta quindi un titolo semplice e mai frustrante che non metterebbe in difficoltà nemmeno un videogiocatore alle primissime armi, ma che al tempo stesso non osa e non innova nessuno elemento.

Fra le componenti più interessanti del gameplay troviamo la verticalità della mappa, che però potrebbe essere valorizzata di più. Il sistema di movimento è sì libero ma le possibilità di salto sono guidate: anche se questo serve per delimitare gli spazi, ci impedisce di salire esattamente dove vogliamo.

Altro aspetto interessante è la quasi totale assenza di interazione di cui è capace il protagonista, in quanto animale. Tuttavia questo concept innovativo vale solo per le prime fasi di gioco. Una volta trovato il drone B12, infatti, il gatto impara a parlare con i robot e ad interagire con gli oggetti in cui si imbatte (ad es., interruttori e computer), diventando così un protagonista più ordinario e riducendo un po’ l’effetto di “cat experience”.

COMPARTIMENTO VISIVO

Sebbene sia necessario considerare la natura cross-gen del titolo e le dimensioni ridotte di Blue Twelve Studio, possiamo dire che l’aspetto visivo sia, assieme alla narrazione, il punto di forza dell’opera. Non solo la grafica di Stray è bella ma è anche valorizzata da un’art direction che, pur giocando sempre nel campo dei toni scuri, riesce a differenziare e valorizzare le varie aree di gioco rendendole credibili e vive, passando dai toni sommessi dei bassifondi alle spinte neon dell’infracittà.

Esplorare Stray infatti sarà bello non solo per la curiosità di scoprire più dettagli possibili sulla lore del gioco ma anche perché il mondo è visivamente bello.

ACCOGLIENZA E GIUDIZIO FINALE

Stray è stato accolto in modo estremamente positivo sia dalla critica che dal pubblico. Ha vinto il videogioco dell’anno PlayStation ai 40mi Golden Joystick Awards ed è stato nominato per sei premi ai The Game Awards 2022, conquistandone due nell’area videogiochi indipendenti: miglior titolo e debutto.

È un gioco piccolo e fa bene quello che vuole fare. Ad un prezzo consono, Stray regala un’esperienza toccante e alcune bellissime atmosfere. Ovviamente, ha i pregi e difetti che vanno presi in considerazione prima dell’acquisto.

Stray è sconsigliato per chi cerca un’esperienza da soulslike. Se invece le esigenze sono meno sofisticate, il “prezzo del biglietto” vale la pena anche solo per l’art direction.

Si ringrazia Nicola Benetton per la consulenza tecnica

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