Roberto Mogranzini: “eSports e scacchi ora hanno molto in comune”

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Dire che il mondo virtuale è diventato un protagonista delle nostre vite ai tempi del coronavirus è un’ovvietà. La questione è capire in che modo. In fondo, eravamo già immersi in Internet ben prima che la pandemia limitasse i contatti fisici e gli strumenti disponibili online erano già indispensabili per il lavoro, lo studio e anche come forma di socializzazione. Ma forse c’erano ancora dei paletti.

La necessità di ricorrere ad Internet per qualsiasi cosa ha contribuito a “mescolare le carte”, scardinando buona parte di quei limiti. Oggi, il numero di persone over 70 che usano chat, social media e applicazioni per comunicare è aumentato. E settori considerati di nicchia hanno trovato un nuova audience. Vale soprattutto quando si parla di intrattenimento e, di conseguenza, anche di gioco.

Di questo argomento abbiamo parlato con Roberto Mogranzini. La scelta di interpellare un campione italiano di scacchi è stata naturale: il numero di chi si dedica al nobile gioco via Internet è aumentato tantissimo nell’ultimo anno e mezzo. E’ lo stesso Mogranzini a chiarire la dimensione di questo risultato: “Gli scacchi sono online da molto tempo, forse prima ancora del poker. Le piattaforme hanno fatto la loro comparsa su Internet alla fine degli anni ’90. Sotto questo aspetto, parlare di scacchi online non è quindi una novità. La notizia è che la pandemia e il grande successo della miniserie tv La Regina degli scacchi (The Queen’s Gambit, ndr) hanno fatto scoprire questo gioco a tantissime persone. I numeri sulla varie piattaforme sono quasi decuplicati. Tantissime persone di ogni età – ma soprattutto giovani – hanno capito che, se giocare a scacchi ad alto livello non è facile, imparare questo gioco per poi innamorarsene è molto semplice“.

Lo dice uno che pratica questa disciplina ludica da quando andava alle elementari (quindi più o meno dalla fine degli anni ’80, visto che è nato nel 1983 a Perugia) e che ha collezionato numerosi risultati di alto valore sia a livello nazionale che internazionale, che ha fatto parte del team azzurro, è stato al 7° posto del ranking italiano e nel 2013 è diventato ufficialmente un Gran Maestro Internazionale. Ma Roberto Mogranzini è anche un grande promotore degli scacchi, attività che svolge principalmente attraverso l’organizzazione di cui è Amministratore Unico, UniChess.

La comunicazione del gioco è forse quella che è cambiata maggiormente durante la pandemia: “I numeri dell’online hanno fatto crescere anche l’appetibilità dei tornei e quindi sono arrivati anche nuovi sponsor. E poi c’è Twitch che ha contribuito in maniera decisiva, fornendo ciò che ancora mancava agli scacchi: una vera e propria televisione attraverso la quale comunicare questo gioco, non solo dal punto di vista tecnico ma anche di quello delle notizie. I nuovi utenti vogliono sapere di più, non solo di come si gioca, ma anche di chi sono i campioni, le loro storie, i risultati e via dicendo. In altre parole, Twitch ha svecchiato e sdognato gli scacchi“.

Così come è avvenuto nel poker dopo il cosiddetto Moneymaker effect, lo “svecchiamento” dei giocatori competitivi è già in atto da tempo anche negli scacchi. Tra i primi 100 scacchisti al mondo, la maggioranza non supera i 30 anni. “Il problema è che non eravamo stati in grado di comunicare questo svecchiamento dell’elite e quindi di far capire che gli scacchi sono un gioco anche per i giovani. Gli scacchi stessi sono rimasti per tanto tempo all’interno della propria nicchia. La pandemia e la miniserie li ha portati fuori“.

Un “fuori” che adesso fa confinare il mondo degli scacchi con quello degli eSports. Non è un caso che da qualche mese Roberto Mogranzini sia diventato Chess Game Manager dell’organizzazione esportiva QLASH. E uno dei primi passi compiuti dal nuovo binomio è stata proprio la diretta streaming dalla QLASH House delle partite dei team italiani (femminile e maschile) di scacchi, impegnati nella Mitropa Hybrid 2021. Un successo non solo in termini di risultati (due primi posti!) ma anche di spettatori collegati che hanno seguito l’evento online.

Ora scacchi e eSports sono molto più vicini. Ma chi guarda a chi? “La definirei una partita a scacchi anche se, in questo caso, non è così importante stabilire chi fa la prima mossa. L’importante è che da un lato la Federazione italiana scacchi ha capito l’importanza di aprirsi agli eSports: anche se il gioco continuerà a mantenere la propria identità ‘live’, ci sarà sempre più apertura verso le competizioni virtuali. Dall’altro gli appassionati di videogiochi stanno scoprendo gli scacchi“.

In fondo, i due mondi ludici hanno elementi in comune: sono giochi incentrati su abilità mentali dove la fortuna non conta (o molto poco e solo in alcuni videogame). “Tanti giocatori di scacchi, soprattutto quelli più giovani, conoscono i videogame più famosi, conoscono le competizioni esportive. Adesso è iniziato il processo inverso, quello che sta portando ad un interscambio di appassionati: i giocatori di videogame vogliono conoscere gli scacchi, un po’ perché gli stessi steamer di eSports hanno iniziato a parlarne, un po’ perché ci sono iniziative come quella di QLASH o come quella che ha portato il GM Nakamura all’interno di un team esportivo (i TSM, ndr)“.

C’è anche uno scambio utile a livello di immagine: da un lato nuovo modo di comunicare – è il contributo degli eSports – dall’altro lato un pizzico di “autorevolezza” scacchistica, grazie all’immagine pulita e tradizionale di un gioco che possiede una storia millenaria. E forse potrebbe essere questa la combinazione in grado di aprire nuovi orizzonti, come ad esempio quello delle Olimpiadi: “Credo che in passato la Federazione, cioè l’elemento politico del settore scacchi, abbia esercitato poca influenza sul CIO. Adesso mi sembra che i tempi siano maturi per un nuovo tentativo, magari proprio in cordata con alcuni videogiochi competitivi. Anche in questo caso vedo una buona sinergia, con l’aggiunta che gli scacchi non hanno il vincolo di un publisher. Penso che in questo momento il mondo degli scacchi sia diventato appetibile. Magari in vista di Parigi 2024“.

Il futuro del gioco è una porta aperta. E lo è anche quello di Roberto Mogranzini che, pur rimanendo all’interno del mondo degli scacchi, sarà il portavoce di un settore ludico sempre più allargato e, forse proprio per questo, sempre più sano.

 

 

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