Sembrava tutto in discesa per l’Esports Nations Cup 2026, il super evento per squadre nazionali ideato dall’Esports World Cup Foundation, sotto l’egida del principe ereditario saudita Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd. Negli ultimi giorni, invece, qualcosa ha iniziato a scricchiolare, soprattutto in termini di partecipazione.
Il colpo più pesante arriva dalla Corea del Sud, uno dei Paesi dove si gioca di più con i videogame competitivi. La Korea e-Sports Association (KeSPA) ha deciso di non partecipare alla competizione, sollevando nuovi interrogativi sul futuro e sulla credibilità del progetto.
Si tratta di una defezione pesante e soprattutto significativa, considerando che la Corea del Sud è considerata da sempre una potenza degli esports, in particolare con League of Legends e Starcraft II (anche se quest’ultimo titolo non è incluso nell’Esports Nations Cup).
Secondo quanto emerso (fonte esports.net) , la federazione coreana avrebbe deciso di non aderire all’iniziativa per alcune criticità legate alla struttura e alla gestione del torneo. In particolare, emergono dubbi sulla governance e sull’organizzazione complessiva dell’evento, aspetti fondamentali quando si parla di una competizione internazionale su larga scala.
Le criticità emerse riguardano soprattutto alcune, non meglio specificate, intromissioni dell’ENC nella selezione dei giocatori sudcoreani. Inoltre, giocatori e staff non possono usare espressioni come “team nazionale” o “team nazionale coreano” durante le competizioni.
Leggendo tra le righe, però, emergono questioni di altra natura. Ci sono dubbi su su alcuni aspetti organizzativi e sulla gestione dei diritti e delle responsabilità, ma più ancora nell’aria c’è un sentore che l’Esports Nations Cup non sia una priorità: integrare il calendario dell’ENC con quello già fitto degli esports tradizionali è un problema.
Quello della Corea del Sud non è però un caso isolato. Anche altre nazioni stanno affrontando questa situazione.
In Cina, ad esempio, la partecipazione è resa incerta da questioni regolatorie e organizzative interne, che da tempo influenzano il settore degli esports nel Paese. Un’eventuale assenza o presenza ridotta della Cina rappresenterebbe un altro duro colpo per la competizione, vista l’importanza del mercato asiatico.
Esporters spagnoli e streamer sloveni hanno invece dichiarato in maniera aperta di non essere interessati all’EWC. Inoltre, in Spagna non esiste un’unica federazione riconosciuta a livello nazionale. Questo rende più complesso definire una rappresentanza ufficiale per eventi di questo tipo. La Slovenia, invece, risente di difficoltà legate all’organizzazione interna e alla gestione delle selezioni, segno che il modello “a nazionali” richiede strutture solide che non tutti i Paesi hanno ancora sviluppato.
Dall’altra parte c’è l’ENC che nasce con l’ambizione di creare una competizione tra nazionali sul modello degli sport tradizionali, ma proprio questo rappresenta una novità per un settore storicamente dominato da team privati.
Per ora, il quadro che emerge è quello di un progetto affascinante ma ancora in fase di assestamento.