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Tra le tante novità inserite nel Dl Rilancio ce n’è una che farà molto piacere a tutti gli operatori del settore dei videogiochi e, di conseguenza, anche a tutti gli appassionati di eSports.

Si chiama First Playable Fund e vale 4 milioni di euro il fondo che il Governo Italiano metterà a disposizione dell’industria videoludica del nostro Paese. Anche se è in Gazzetta Ufficiale, al momento ne parliamo al futuro, perché è contenuto nei 98 decreti attuativi che dovranno essere attivati al più presto per far fronte all’emergenza economica.

Anche se la cifra non è enorme (siamo al pari con Francia e UE, mentre Germania e UK ne hanno destinati molti di più), la cosa importante è che per la prima volta l’Italia si accorge del comparto dei videogiochi e degli eSports. E non è poco, soprattutto in un Paese ancora troppo diffidente nei confronti di questo settore.

Ma come funzione il First Playable Fund e chi sarà a beneficiarne in concreto? In sostanza tutte le aziende e i professionisti che si occupano di concezione e pre-produzione dei videogiochi, ovvero quei soggetti che creano il prototipo del gioco per poi presentarlo a finanziatori o più spesso per venderlo a editori (publisher).

La formula del finanziamento è quella dei contributi a fondo perduto, riconosciuti nella misura del 50 per cento delle spese ammissibili, e per un importo compreso dai 10.000 euro e 200.000 euro per singolo prototipo.

Soddisfazione all’interno dell’Italian Interactive Digital Entertainment Association, l’associazione di categoria: “Avevamo chiesto di più, ma è un buon inizio” ha prontamente commentato Thalita Malagò, Direttore Generale di IIDEA. “È un risultato importante per ridurre un po’ il gap con gli altri Paesi che sovvenzionano il comparto da anni… Adesso sarà importante che il decreto attuativo faccia in modo che siano soldi facilmente raggiungibili: gli studi che sviluppano videogiochi italiani spesso si compongono di un numero assai ridotto di persone che certo non possono perdere tempo con procedure burocratiche farraginose”. (fonte The NextTech.eu)

Le riserve della Dr.ssa Malagò sono comprensibili perché c’è un precedente, quello della “Legge Cinema” del Governo Renzi (2016), voluta dall’allora ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Anche in quel caso i fondi avrebbero dovuto essere destinati alla creatività ludica ma sembra che i decreti attuativi non si siano mai realizzati. Insomma, di soldi nemmeno l’ombra, forse anche per una visione ancora troppo limitata da parte della politica italiana: “Anche noi abbiamo notato come in Italia sia più difficile far passare il messaggio che il videogioco possa essere una forma d’arte. Nel nostro Paese – ha detto la Malagò – il riconoscimento culturale è a favore delle forme tradizionali. Ma non ci siamo persi d’animo, perché se non possiamo essere riconosciuti come cultura dobbiamo essere considerati come industria, per di più strategica”.

I dati dell’Associazione, infatti, sono chiari nell’indicare come il settore dei videogiochi si stia espandendo anche in Italia e impieghi un numero crescente di persone: l’ultimo rilevamento indica infatti 120 startup innovative, qualche grande azienda e 1.100 persone occupate.

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