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Anche la nona giornata di Serie A è terminata: il primo turno infrasettimanale del campionato 2026/27 ha confermato alcune cose già viste, ribaltando un paio di pronostici fatti nelle ultime giornate.

  • Allegri, l’uomo nuovo? C’è un nuovo sceriffo in città. Il suo nome è Massimiliano Allegri, ma non illudetevi: non è quello che ricordate voi. È un altro. Il nome è lo stesso, d’accordo magari vi è apparso con le sembianze di Landucci causa squalifica, ma davvero è un altro. Tipo dottor Jekyll e Mr Hyde, ora si mette pure a sfidare i profeti del belgiochismo perché la difesa va dimenticata: il nuovo calcio esige spettacolo e Max, Mefistofele delle luci da palcoscenico, tra una giacca tolta e una provocazione lanciata, vuole rimanere in ballo. Sta davvero ballando – dietro di sicuro, davanti parrebbe pure.
  • La Lazio, davvero non c’entra niente con quella parte di classifica? Gattuso lo ripete come fosse un pappagallo: lo capiamo, il suo è un monito ai ragazzi che guida e alla tifoseria che rappresenta, ma anche – diciamolo – una rivendicazione personale dinnanzi ai deliri di presidenza e dirigenza, che ora si staranno crogiolando nell’alloro del primo posto in classifica. La Lazio dà spettacolo, ma in questo momento ha una fiducia tale che sarebbe scorretto parlare della squadra in termini assoluti. Aspettiamo che cada per giudicare davvero il suo status. Ammesso che ne abbia uno che, invece, questo calcio è talmente pazzo che puoi uscire ai sedicesimi di Coppa Italia col Mantova e allo stesso tempo vincere la Serie A: non lo crediamo.
  • Fiorentina e Atalanta: un punto che sa d’inedia: dovevano muovere la classifica, dicevano. Lo hanno fatto, ma con un punticino mesto e triste, come sono in questo momento Fiorentina e Atalanta. Due squadre che non hanno una vera e propria identità, due allenatori stanchi per ragioni molto diverse. Il risultato però è lo stesso. Fiorentina 5 punti, dopo 9 giornate. Già 20 in meno della Lazio, per dirne una, che tutti davano per spacciata quest’anno. L’Atalanta ne ha 10, ma a preoccupare è la lentezza di apprendimento dei dettami di Sarri. Il quale, ripetiamolo, non ha più lo smalto di un tempo. In campo si vede.
  • Roma e Como, le vere anti-Inter sono loro: non vogliateci male, tifosi della Lazio – e del Milan, se è vero che Cardinale oggi ha parlato di squadra pienamente in lotta per il primo posto (vedi infra). Sono loro, Como e Roma, le due vere antagoniste dell’Inter. Due squadre diverse, una di possesso l’altra di cannibalismo, ma a loro modo molto simili per la chiarezza degli intenti: il Como vuole dimostrare all’Italia e all’Europa intera che il suo percorso è appena cominciato; la Roma che un sogno lungo 25 anni può trovare dimora nel momento più atteso, nell’anno del centenario. L’Inter rimane più forte di entrambe, ma ha molta meno motivazione – perlomeno, così sembra restituire il campo – delle due citate: vince, sì, perché ha uno strapotere tecnico e fisico che la Serie A non conosce in questa forma. Ma essere bravi nel calcio non è tutto, capito Chivu?
  • Milan, Derby ultima chiamata al titolo: se la Juventus di Spalletti, col ko di Genova (2-0) è ufficialmente uscita dalla “lotta” (mai iniziata) per il titolo, il Milan potenzialmente ci è ancora dentro, ma la sconfitta subita con il Bologna, per le modalità dell’evento e la portata dello stesso (2-4 a San Siro), ha lasciato una strana sensazione. Questa squadra è ancora da fare, e una partita come il derby, anche se siamo solo alla 10ima giornata, può già dire moltissimo, in un senso come nell’altro. Per il titolo, o contro di esso. Ultima chiamata.