Il calcio tende a fare questo: polarizzare. Se vai da una parte, non puoi stare contemporaneamente dall’altra. Con verbo duro e biblico, il tifoso guarda negli occhi il suo rivale ricordandogli: «chi non è con me, è contro di me». E così, pure, sembrano fare i protagonisti in campo, le icone di questo gioco. Altrettanto dicasi poi dei presidenti, più (Friedkin) o meno (Saputo) nell’ombra, e degli allenatori, più (Gasperini) o meno (Italiano) polemici.
Come che sia il verdetto finale, tutti nel calcio devono passare dalla pesatura del cuore, persino noi che con amore e veleno scriviamo queste poche ma speriamo incisive righe nel presentare Roma v Bologna, ottavo di finale di ritorno della UEFA Europa League 2025/26.
L’ampollosità magari per qualcuno eccessiva delle nostre parole risponde nient’altro che ai fatti. La Roma è in crisi e i risultati lo certificano: nelle ultime 4 sfide tra campionato e coppa non ha mai vinto, prendendo sempre gol – lei che era una delle migliori difese d’Europa. In attacco fatica da far paura, e solo uno straordinario Malen, che l’Aston Villa ha voluto gentilmente concedergli nella finestra di mercato – sì, a suon (manco troppo) di quattrini, ma volete mettere col ridare indietro quel pasticciaccio brutto di Bailey? –, sta al momento reggendo la barca offensiva del Gasp, pronta ad affondare ad ogni piè sospinto. Soprattutto quando si tratta di giocare «partite che pesano».
La Roma non ha mai vinto quest’anno contro nessuna delle prime sette in Serie A (lei è sesta, dietro c’è l’Atalanta). Qualcosa vorrà dire, nevvero? Gasperini dopo la sconfitta di Como si è lamentato con l’arbitraggio, reo di aver espulso Wesley – che in effetti non ci risulta colpevole di alcun fallo. Ma la sua Roma ha un problema più grande degli arbitri: la mentalità, quella che ha spinto gli stessi tifosi della Roma a coniare un irritante ma simpatico nomignolo per i propri beniamini «la banda del sesto posto». E in effetti la Roma non entra in Champions dal lontano 2018.
Ecco perché contro il Bologna, cammino europeo a parte – quel cammino europeo che ha sempre visto la Roma protagonista negli ultimi anni e che può riservare affascinanti sorprese soprattutto quest’anno –, la posta in palio pesa molto più del «semplice» passaggio del turno. Gasperini, la squadra e i tifosi vogliono dimostrare di poter essere annoverati come una grande, e non più una grande solo ipotetica, per così dire sulla carta. Le assenze, specie davanti, pesano tanto, e Dybala come Soule non si sostituiscono con Venturino e Paz – appena 18enni. Epperò, una soluzione va trovata.
Il Bologna di Italiano, che in campionato ha ripreso a macinare punti e si trova ora all’ottavo posto, appena a 5 punti dall’Atalanta settima, ma anche a -9 dalla Roma sesta, con Bologna v Roma da giocare il 26 aprile prossimo, in Europa League vuole e può crederci. La Roma non è imbattibile, anche se giocherà davanti ai suoi tifosi il ritorno tanto atteso.
I felsinei dovranno giocare una partita coraggiosa, con quella radicalità di cui ad inizio articolo. Non dovranno aspettare l’avversario ma aggredirlo. Fisicamente, il Bologna dell’ultimo periodo è in crescita e giovedì scorso proprio contro i giallorossi ai punti avrebbe meritato di vincere. Poi la rete di Pellegrini e un calo psicologico negli ultimi minuti aveva rischiato di fargliela perdere. All’Olimpico se la giocherà ad armi (quasi) pari. Per una partita che inevitabilmente cambierà molto il giudizio sulla stagione delle due squadre.


