Forse non serve ricordare che i derby le motivazioni se le portano da casa e che quindi parlare di moduli, frecce, gegen-pressing, hazzi e mazzi, ha un’importanza relativa. Così come lo ha la situazione di classifica, che pure nell’enorme distanza tra le due squadre – 10 punti separano infatti l’Inter di Christian Chivu dal Milan di Massimiliano Allegri – verrà messa in una teca di cristallo, tra parentesi, per dare il via ad una contesa che da sé vale moltissimo.
Certo, però: il Derby della Madonnina non è quello di Roma – assai più provinciale: non che questo sia necessariamente un difetto, s’intende. Ciò significa che la polpa del match, emozionale, vive pure di un rivestimento adiposo fine ma altrettanto importante, quello della classifica. Se l’Inter vince, il campionato è finito a due mesi dal termine – una situazione analoga fatichiamo a ricordarla, negli ultimi dieci anni. Se il Milan vince, i giochi magari non si riaprono del tutto, ma si fanno perlomeno croccanti.
Mi ritorni in mente
Non sono pochi i precedenti tra Inter e Milan – arbitrerà Doveri, al suo quinto Derby della Madonnina – quando queste due squadre si sono ritrovate distanziate di una sola posizione in classifica. Concentriamoci però sugli ultimi 15 anni, per restringere il campo e far riaffiorare i ricordi di chi legge.
Quello più recente (nonché l’ultimo derby vinto dall’Inter) è stato giocato il 22 aprile del 2024. L’Inter di Simone Inzaghi, ad un passo dalla seconda stella, vince 1-2 sul Milan in casa dei rossoneri, decretando la vittoria matematica del titolo. Dunque un doppio-smacco indimenticabile per i nerazzurri, che due anni prima avevano subito – a loro insaputa – un gioco analogo.
Era infatti il 5 febbraio del 2022 quando il gol di Ivan Perisic sbloccava Inter-Milan portando la squadra di Simone Inzaghi a +7, ipoteticamente a +10 dovendo recuperare la sfida col Bologna al Dall’Ara. Risultato finale? Rimonta di Giroud, protagonista soprattutto di quella girata entrata negli annali del Derby ai danni di De Vrij, in pochi minuti: una doppietta che avrebbe fissato il punteggio sull’1-2 finale. Così il Milan di Pioli sarebbe andato a -4, per poi rimontare l’Inter grazie proprio all’inciampo dell’Inter e di Ionut Radu al Dall’Ara, nel nefasto recupero di giornata.
Il più antico precedente, nei quindici anni s’intende, risale invece al 2 aprile 2011: Milan-Inter 3-0 con Allegri allenatore. Il Milan blindò lo Scudetto e in quella partita Christian Chivu fu espulso sull’1-0.
Due fasi offensive molto diverse
Torniamo però sulla sfida di domenica. Difensivamente parlando, l’Inter e il Milan sono due squadre quantomeno analoghe. Il Milan ha fatto meglio con 20 gol presi – anche se i clean-sheets sorridono a Sommer, quindi all’Inter. L’Inter ne ha subiti 21. Siamo lì.
La vera differenza tra le due squadre è semmai nella fase offensiva. Un po’ per la maledizione prima punta del Milan, che da Gimenez a Fullkrug non ha mai di fatto risolto i suoi problemi offensivi, un po’ per la brutta annata di Christian Pulisic, che dopo un avvio promettente si è spento a poco a poco, debilitato anche da numerosi infortuni, un po’ anche – diciamolo – per il modo di giocare di Allegri, che da inizio anno ha chiesto sempre la stessa cosa, cioè non prendere tanti gol, fatto sta che tra i rossoneri e i nerazzurri si dà un abisso lì davanti.
Il Milan ha segnato 43 reti, ma il dato incredibile riguarda la produzione in media delle giocate utili a partita (dati Gazzetta): 22,89. L’Inter ne produce almeno nove in più a partita con 31,04. Neanche a dirlo, i nerazzurri – senza il capocannoniere della Serie A Lautaro Martinez, fermo a 14 reti – hanno segnato 64 reti, 21 in più dei cugini. È su questo dato che Allegri dovrà riflettere col suo staff per battere una squadra che, almeno in campionato, non ha ancora dato alcun segnale minimo di cedimento.

