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Le leggende sulla Coppa Rimet

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Una delle icone più rappresentative, quando si parla di Campionato del Mondo di Calcio, è senza dubbio rappresentata dalla Coppa del Mondo, il trofeo che viene alzato dalla Nazionale vincitrice del Mondiale.

Come tutti sanno, oggi il trofeo è quello ideato dallo scultore italiano Silvio Gazzaniga nel 1971.

I più giovani, però, forse non sanno che fino a quel momento, alla squadra Campione del Mondo veniva conferito un altro trofeo: parliamo della Coppa Rimet, trofeo che negli anni –oltre al naturale prestigio e al significato intrinseco che aveva- ha assunto un fascino ed un’aura particolare per via dei tanti aneddoti (e anche di qualche mistero) da cui è accompagnata.

L’ideazione

La Coppa Rimet ha una data di nascita ben precisa: è quella del 29 maggio 1928, quando la FIFA confermò ufficialmente la realizzazione del suo primo Campionato del Mondo, che sarebbe avvenuto in Uruguay due anni più tardi. Alcuni degli orafi migliori del periodo si misero all’opera per conferire alla manifestazione un premio degno di tal nome; premio che, in onore del Presidente della FIFA Jules Rimet, venne appunto chiamato “Coppa Rimet”, dopo qualche anno in cui assunse il nome provvisorio di “Victory”.

Il regolamento della FIFA prevedeva non solo che fosse questo il trofeo dedicato alla formazione vincitrice del Campionato del Mondo, ma che la Coppa, una volta vinta per tre volte dalla stessa nazione, sarebbe stata ritirata e sostituita con un altro trofeo. Nei quattro anni tra un Mondiale e il successivo sarebbe stata conservata dalla squadra in quel momento campione in carica.

Ed è proprio per questo motivo che, a fine anni ’30, la Coppa Rimet cominciò a raccontare storie incredibili.

La Coppa in tempo di Guerra

La prima edizione del Campionato del Mondo, quella del 1930, fu vinta dall’Uruguay. Le successive edizioni, del 1934 e 1938, furono conquistate dall’invincibile Italia di Vittorio Pozzo, quella di  Piola e Meazza.

Problema è che, come tutti sappiamo, nel 1939 scoppiò la Seconda Guerra Mondiale.

La FIGC, che stava custodendo la Coppa quale Nazione campione in carica, decise che sarebbe stato troppo pericoloso conservare la Coppa nei propri uffici, così decise di… nasconderla a casa di un proprio dirigente. L’incaricato fu l’ingegnere Ottorino Barassi, segretario della Federcalcio, che la prese e la nascose nella propria abitazione, sperando di sottrarla alle razzie dei tempo di guerra.

La situazione sembrò precipitare poco tempo dopo, quando la terribile Gestapo tedesca ebbe una soffiata e perquisì la casa di Roma dell’ingegnere.

Incredibilmente, pur cercando ovunque, non trovarono nulla: e dire che Barassi aveva nascosto il trofeo all’interno di una scatola di scarpe, evidentemente ritenuta tale e non controllata.

Così la FIGC restò in possesso della Coppa, che fu riconsegnata regolarmente in occasione del successivo Mondiale.

Il furto del 1966

Emozioni finite per la Coppa Rimet? Manco per sogno.

Nel 1950 il trofeo fu vinto dall’Uruguay, nel 1954 dalla Germania Ovest, nel 1958 e nel 1962 dal Brasile, fino al 1966 quando il Mondiale si sarebbe svolto in Inghilterra , al cospetto di una giovanissima Regina Elisabetta.

Per enfatizzare l’evento, tra le altre cose l’Inghilterra organizzò una ampia mostra a Westminster, dove –tra le altre cose- fu esposta la Coppa che di lì a poco sarebbe stata messa in palio.

Clamorosamente, nella notte del 20 marzo, nonostante la sorveglianza, la Coppa venne trafugata, gettando nel panico gli organizzatori.

Subito le indagini partirono a spron battuto, e dopo qualche giorno fu catturato l’autore del furto, tale Edward Bletchley, che nel frattempo aveva tentato di ricattare la Federcalcio inglese, senza successo. Tuttavia la Coppa non venne recuperata con l’arresto. Ma un ulteriore colpo di scena era in arrivo: il 27 di marzo, il giovane londinese David Corbett era a spasso col suo cane, il simpatico Pickles, che ad un certo punto si mise inspiegabilmente a scavare nei pressi di un albero, rinvenendo un foglio di giornale arrotolato. Dentro il giornale, ben conservata, vi era la Coppa Rimet in tutto il suo splendore, che tra mille misteri veniva così recuperata dai vertici del calcio britannico.

Affinchè non ci fossero ulteriori rischi, per le celebrazioni post mondiale, i vertici del calcio inglese fecero produrre una replica della Coppa, che sarebbe stata esposta al posto dell’originale.

La conquista definitiva del Brasile

Dopo la vittoria dell’Inghilterra nel mondiale di casa del 1966, nel 1970, durante i mondiali messicani, la Coppa venne conquistata dal Brasile per la terza volta nella sua storia (peraltro battendo in finale l’Italia per 4-1, con gli azzurri stravolti dall’epica semifinale con la Germania Ovest).

Come dal regolamento emesso dalla FIFA negli anni venti, a quel punto il Brasile avrebbe potuto rincasare con la Coppa e conservarla per sempre, e così si fece. Trofeo Rimet in Sudamerica e nuova Coppa a partire dal 1974.

Il furto del 1983

A partire dal 1970, la Coppa Rimet ha riposato negli uffici della Confederazione Brasiliana di Calcio, fino a quando due malfattori (tali Sergio Pereira Ayres e Jose Luis Rivera) si introdussero nella sede di Rio de Janeiro e riuscirono a sottrarre il prezioso trofeo, nel dicembre del 1983. Per non incorrere negli stessi errori dei loro “antenati” del 1966, decisero di fondere immediatamente l’oro della Coppa, e in 7 ore riuscirono nell’impresa. Vendettero tutto l’oro ricavato e guadagnarono circa 15 mila dollari.

Furono scoperti poco tempo dopo per via della soffiata di un complice che aveva partecipato alla pianificazione del colpo. A quel punto, alla Federazione Brasiliana non restò che commissionare la ricostruzione di una replica, che avvenne nel 1984.

L’asta del 1997

Particolarmente curioso (e clamoroso) fu l’aneddoto del 1997, quando la famiglia inglese Bird, detentrice della replica della Coppa commissionata per le celebrazioni del 1966, decise di metterla all’asta da Sotheby’s, mettendo come base d’asta la cifra di 20 mila sterline.

In pochi minuti avvenne un fenomeno clamoroso, che ebbe implicazioni sulla psicologia delle aste da quel momento in avanti.

In pratica, dal momento che il valore della replica doveva essere estremamente più basso, molti si convinsero che per qualche motivo quella –per avere un valore di base di 20 mila sterline- dovesse essere per forza la Coppa vera.

Questo fece partire un’asta senza controllo, quasi folle: la Coppa, finta o vera che fosse, fu assegnata alla mirabolante cifra di 254 mila sterline! Fu la FIFA che riuscì nell’impresa di portarla a casa, contendendola fino all’ultimo rilancio alla Federcalcio Brasiliana, che avrebbe voluto per sé anche la replica della Coppa.

Dopo settant’anni di celebrazioni, furti e misteri, il percorso della Coppa Rimet finalmente si concludeva definitivamente, con la versione originale custodita in Brasile e la sua replica conservata invece presso il National Football Museum della FIFA di Preston, Inghilterra.

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