Lecce-Milan: le partite non durano 60 minuti

Dopo la reazione e la prestazione a San Siro contro il PSG, pareva intravedersi un spiraglio di luce nell’oblio nel quale il Milan era caduto negli ultimi tempi. Ci ha pensato il Lecce a riportare i rossoneri con i piedi per terra e ricordare loro che avere una mentalità vincente va coltivata costantemente ed a sottolineare che a scendere in campo non è il potenziale ma sono gli uomini, quindi il collettivo.

Della forza di squadra, il Lecce ne è probabilmente uno dei massimi emblemi in Serie A. Hanno ottime individualità che hanno creato una chimica funzionale a mettere in difficoltà anche le big. Sono una sorta di redivivo che non si da mai per vinto, lotta fino all’ultimo e vede in coloro che mostrano qualche segno di non curanza la vittima perfetta verso cui affondare il colpo.

Al termine della prima frazione di gioco, il Milan stava letteralmente dominando allo Stadio Via del Mare. Due gol. Assist di Theo Hernandez, così assenti in questa prima fase di campionato, e Giroud la butta in porta. Questo dualismo risulta fondamentale, contando anche l’infortunio di Leao. Altro, ma non ultimo infortunio muscolare della partita, occorso ad un giocatore rossonero da inizio stagione.

Altra nota positiva dei primi 45′ porta il nome di Tijjani Rejinders. L’olandese ha timbrato per la prima volta il cartellino da quando veste la maglietta rossonera e nel corso del match ha anche colpito un palo. Nel caso in cui il tiro fosse andato a buon il fine, il numero 14 avrebbe siglato una doppietta ed al contempo portato i suoi su un confortevole 0-3.

Tuttavia, la ripresa racconta un’altra storia. Un Milan con poca umiltà ed un Lecce con fame di vittorie ha portato al pareggio finale. Da sottolineare che l’epilogo finale sarebbe potuto essere ancora più severo per gli uomini di Pioli. Difatti, se il Var non avesse annullato al 94′ la stratosferica rete di Piccoli, i rossoneri avrebbero raccolto un solo punto nelle ultime quattro giornate di campionato.

Nicola Sansone: bestia nera del Diavolo

Quattro maglie e sei gol contro i rossoneri. Questi sono i numeri di Nicola Sansone contro il Milan. Il trentaduenne giallorosso ha siglato la sua prima rete con la maglia del Lecce che ha accorciato le distanze tra le due compagini ad inizio ripresa. L’attaccante è stato l’emblema di una squadra, quella salentina, che pur avendo obiettivi meno altisonanti non si fa intimidire da nessuno.

Ha approfittato delle disattenzioni difensive del Diavolo che nel secondo tempo pareva aver messo la coda appuntita tra le gambe. È stato sottovalutato un avversario che negli ultimi anni ha più volte messo in difficoltà il Milan e lo stesso sembra non voler imparare mai dai propri errori. Quanto accaduto al Via de Mare è una copia esatta di quanto avvenuto al Maradona. Primo tempo sublime, nel secondo il declino.

Ad aver fatto meglio di Sansone contro il Milan è stato solo Enrico Chiesa che è riuscito a violare la porta rossonera con indosso cinque maglie differenti. Inoltre era dall’aprile del 2019 che l’attaccante non forniva un assist ai compagni e non segnava. L’ultima volta accadde in occasione del match tra Empoli e Bologna.

Infortuni, proteste ed occasioni sprecate: la doppia faccia del Milan

Prima nota dolente: gli infortuni. Dall’inizio della preparazione estiva i giocatori del Milan che hanno soggiornato in infermeria a causa di un problema muscolare sono ben 20. Come riconosciuto dallo stesso Pioli al termine del match contro il Lecce, queste vicissitudini non possono più essere identificate solo come sfortuna. Un problema da qualche parte deve pur esserci. Il ruolo del preparatore, se si vuol essere competitivi su più fronti è fondamentale. Basti pensare alle scelte prese dal Real Madrid in merito allo staff medico.

È questo il caso di dire che il Diavolo vede rosso. Oltre alle espulsioni di Tomori, Thiaw e Maignan, i restanti gialli, rossi o turni di squalifica sono arrivate a causa di scene di disapprovazione amplificate, poco gradite ai direttori di gara. Theo Hernandez ha rimediato ben 5 gialli nelle prime otto giornate di Serie A, scontando già un turno di stop. Dato inquietante se si pensa che nella scorsa stagione il francese era un maestro nel far ammonire gli avversari grazie ai suoi strappi ed alle sue giocate.

Persino Olivier Giroud, nonostante la sua più che decennale esperienza, si è fatto trascinare da questa tendenza. Nei minuti finale della sfida contro il Lecce si è lamentato in modo alquanto veemente con l’arbitro, tant’è che lo stesso gli ha indicato la strada dello spogliatoio anzitempo. Sintomo di un collettivo nervoso ed inconcludente, il cui epilogo porta anche i veterani a figure poco lusinghiere.

Infine le occasioni perse. Queste non sono rappresentate solo dai 19 tiri a vuoto tentati da Rejinders prima di trovare la prima rete stagionale. Le scelte di Pioli lo sono. A partire dal sostituto di Giroud, ovvero Luka Jovic. Opzione infelice che mostra un giocatore saturo che non tornerà più ai massimi livelli. Altra decisione opinabile fatta dal tecnico rossonero riguarda i cambi. Calabria è stato un’altra vittima degli infortuni muscolari ed al suo posto è subentrato Musah. Se sulla sua duttilità e qualità intrinseche è difficile argomentare in negativo, ciò lo si può fare in merito al ruolo scelto per lui. Adattato a terzino e ingannato dai giocatori del Lecce su entrambi i gol.

Vincitori e vinti: 2-2 palla al centro

Quella tra Lecce e Milan è una sfida che ha visto entrambe le compagini concludere la 12a giornata di campionato con l’amaro in bocca. I padroni di casa avevano assaporato la vittoria nel finale con la rete di Piccoli. Il gol è stato annullato per un fallo su Thiaw a centrocampo ed anche qui le polemiche si sono sprecate. Il presidente giallorosso Sticchi Damiani si è detto deluso per questa decisione e che la stessa ha rovinato la favola che era stata costruita nonché il calcio stesso.

Che il Var crei motivi di discussione e disappunto è indubbio. Il suo uso è forse smodato e di questo ne è esempio il gol annullato a Kaen durante Juventus-Hellas Verona. Tuttavia, ciò non getta ombra su una prestazione monstre del Lecce nella seconda frazione di gioco ma mette in risalto un Milan che senza una logica precisa talvolta si traveste dal Dottor Jekyll e talvolta da Mister Hyde.

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